Prezzo diesel in aumento nonostante i tagli: cosa sta succedendo
Il prezzo del diesel resta alto nonostante gli interventi del governo. Una situazione che continua a pesare su chi utilizza i mezzi per lavorare e che, secondo la Cgia di Mestre, non è stata ancora risolta davvero.
I tagli alle accise hanno alleggerito solo in parte il problema. Il costo alla pompa resta elevato e, per molte categorie, il conto continua a crescere mese dopo mese.
Il diesel resta caro anche dopo i tagli
Le misure introdotte dall’esecutivo, tra cui la riduzione delle accise di circa 20 centesimi al litro, sono state accolte positivamente, ma guardando ai numeri complessivi, l’impatto è limitato.
Secondo l’analisi della Cgia, dall’inizio del 2026 il prezzo del diesel è aumentato del 20,9%, pari a circa 34 centesimi in più al litro. Un incremento che annulla in buona parte gli effetti delle riduzioni decise nelle ultime settimane.
Il risultato è evidente nei costi operativi: fare il pieno a un autocarro leggero oggi può costare oltre 170 euro in più rispetto a fine anno scorso. Su base annuale, il peso economico supera i 12.000 euro per singolo mezzo.
Le categorie più colpite dal caro carburante
L’impatto non riguarda solo il trasporto merci. La crescita dei prezzi si riflette su tutte le attività che dipendono in modo diretto dalla mobilità.
Tra le categorie più esposte ci sono:
- autotrasportatori
- tassisti e Ncc
- bus turistici
- agenti di commercio
Si tratta di attività che difficilmente riescono ad assorbire l’aumento dei costi senza ripercussioni sui margini o sui prezzi finali.
Il problema è strutturale: il carburante rappresenta in media circa il 30% dei costi operativi nel settore del trasporto. Quando i prezzi salgono, l’impatto è immediato e difficile da compensare.
Non solo diesel, salgono anche i costi dell’elettrico
Il rincaro non riguarda soltanto i carburanti tradizionali. Anche la mobilità elettrica registra aumenti significativi.
Negli ultimi giorni, il costo per una ricarica completa è passato da circa 70 a 100 euro, con un incremento vicino al 43%. Un dato che riduce uno dei principali vantaggi percepiti dell’elettrico, soprattutto per chi utilizza il veicolo in modo intensivo.
Questo rende ancora più complesso per le imprese pianificare una transizione energetica sostenibile dal punto di vista economico.
Un sistema economico legato al trasporto su gomma
In Italia circa l’80% delle merci viaggia su strada. È un modello che rende l’intera economia particolarmente sensibile alle variazioni del prezzo del carburante.
Ogni aumento si riflette lungo tutta la filiera: dalla produzione alla distribuzione, fino al prezzo finale pagato dai consumatori.
Materie prime, semilavorati e prodotti finiti dipendono da una rete logistica che non ha alternative immediate. E questo amplifica l’effetto degli aumenti.
La richiesta di interventi europei
Secondo la Cgia, le misure nazionali non sono sufficienti per affrontare il problema in modo stabile. Il nodo principale resta quello fiscale.
Serve un intervento a livello europeo sulle tasse energetiche, che permetta ai singoli Paesi di ridurre il peso delle accise senza compromettere i conti pubblici.
In assenza di un’azione coordinata, il rischio è che gli interventi restino temporanei e incapaci di incidere davvero sui prezzi.
Il quadro resta quindi incerto. I tagli hanno dato un segnale, ma non hanno cambiato la tendenza. E per chi lavora ogni giorno su strada, il problema resta ancora aperto.