Finanza Valute e materie prime Prezzo diesel ai massimi dal 2022, carburanti in aumento e possibile intervento sulle accise

Prezzo diesel ai massimi dal 2022, carburanti in aumento e possibile intervento sulle accise

9 Marzo 2026 16:49

Il prezzo dei carburanti torna a correre e per molti automobilisti italiani il pieno sta diventando di nuovo un problema concreto. Negli ultimi giorni il gasolio ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi anni mentre la benzina si avvicina ai massimi registrati nel 2025. In alcune aree della rete autostradale il diesel servito sfiora i 2,2 euro al litro, una soglia che riporta alla memoria le tensioni energetiche dell’estate 2022.

L’ultimo monitoraggio di Staffetta Quotidiana, una delle fonti più seguite nel settore energetico, segnala un nuovo aumento dei prezzi consigliati da parte di diverse compagnie petrolifere. Il quadro che emerge conferma una tendenza ormai evidente da settimane: il costo dei carburanti sta salendo insieme al prezzo del petrolio.

La rilevazione si basa sui dati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), che monitora quotidianamente circa 20 mila impianti di distribuzione in tutta Italia.

I prezzi medi registrati negli ultimi giorni

Secondo l’elaborazione di Staffetta sui dati del MIMIT, i prezzi medi nazionali mostrano un aumento diffuso su quasi tutte le tipologie di carburante.

Carburante Self service Servito
Benzina 1,782 €/litro 1,917 €/litro
Diesel 1,965 €/litro 2,091 €/litro
Gpl 0,702 €/litro
Metano 1,475 €/kg
Gnl 1,232 €/kg

Le differenze diventano ancora più evidenti lungo la rete autostradale, dove i prezzi tendono tradizionalmente a essere più elevati. In questo caso il gasolio servito arriva a circa 2,276 euro al litro, mentre la benzina servita supera i 2,12 euro.

Si tratta dei livelli più alti per il diesel dal luglio 2022, quando l’impennata delle materie prime energetiche legata alla crisi geopolitica internazionale aveva spinto il prezzo dei carburanti oltre soglie considerate fino ad allora eccezionali.

Il ruolo del petrolio Brent

Alla base di questi rincari c’è soprattutto il movimento del petrolio sui mercati internazionali. Il riferimento principale per l’Europa è il Brent del Mare del Nord, il benchmark utilizzato per gran parte delle importazioni energetiche del continente.

Secondo i dati dell’Intercontinental Exchange (ICE), la piattaforma finanziaria dove vengono scambiati i futures sul Brent, il prezzo medio del petrolio a gennaio era in linea con le previsioni governative italiane, circa 55 euro al barile. A febbraio la media è salita a 58,7 euro, mentre nei primi giorni di marzo ha superato i 70 euro.

Questa crescita è particolarmente rilevante perché il Documento programmatico di finanza pubblica del governo italiano stimava per il 2026 un prezzo medio del Brent di circa 66,1 dollari al barile, pari a circa 55 euro con il cambio euro-dollaro previsto. Il superamento di quella soglia potrebbe quindi avere effetti diretti anche sulla fiscalità dei carburanti.

Quando scattano le accise mobili

Proprio l’aumento del prezzo del petrolio riporta al centro del dibattito la cosiddetta accisa mobile, uno strumento previsto dalla normativa italiana che consente al governo di ridurre temporaneamente le accise sui carburanti quando l’aumento del prezzo del greggio genera maggiori entrate fiscali tramite l’Iva.

La norma è stata introdotta con la legge finanziaria del 2008 durante il governo guidato da Romano Prodi. In quell’occasione lo sconto applicato durò poco più di un mese e comportò una riduzione di circa due centesimi al litro.

Lo strumento è tornato di attualità nel 2022, quando il governo guidato da Mario Draghi introdusse un taglio molto più consistente delle accise per contrastare l’esplosione dei prezzi energetici seguita alla crisi internazionale. In quel caso lo sconto arrivò a circa 25 centesimi al litro, che diventavano quasi 30 centesimi considerando anche l’Iva.

La norma è stata successivamente aggiornata nel 2023 dal governo guidato da Giorgia Meloni per renderne l’attuazione più rapida, consentendo al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) di intervenire con decreto quando il prezzo del petrolio supera i livelli indicati nei documenti di programmazione economica.

Un equilibrio difficile tra mercato e fiscalità

Il sistema dei carburanti in Italia resta fortemente influenzato dalla componente fiscale. Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, oltre la metà del prezzo finale di benzina e diesel è composta da accise e Iva.

Questo significa che quando il prezzo del petrolio aumenta, l’impatto sulla pompa si amplifica. Allo stesso tempo però l’aumento dei prezzi genera maggiori entrate fiscali per lo Stato, ed è proprio questo meccanismo che ha portato alla creazione dell’accisa mobile.

La possibilità di intervenire con riduzioni temporanee delle accise dipende quindi da una combinazione di fattori economici e politici. Il quadro attuale mostra che le condizioni tecniche per attivare il meccanismo potrebbero esserci, ma resta da capire se e quando verrà considerato opportuno utilizzarlo.

Nel frattempo per milioni di automobilisti italiani la percezione è molto concreta: il costo del pieno sta tornando a livelli che non si vedevano da tempo, e ogni variazione del prezzo del petrolio sui mercati internazionali si riflette rapidamente sui cartelloni delle stazioni di servizio.