Fisco Autovelox non omologati, il decreto sana le 3.150 multe: come fare ricorso

Autovelox non omologati, il decreto sana le 3.150 multe: come fare ricorso

Il DM 125/2026 rende valide le sanzioni da autovelox non omologati. Scopri cosa cambia per i ricorsi e quali strade legali restano disponibili.

26 Luglio 2026 20:40
Autovelox non omologati, il decreto sana le 3.150 multe: come fare ricorso
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Il DM 125/2026 cambia tutto sugli autovelox non omologati: cosa significa per le multe già ricevute

Chi ha presentato ricorso contro una multa da autovelox puntando sulla mancanza di omologazione ministeriale del dispositivo si trova ora di fronte a uno scenario radicalmente diverso. Il Decreto Ministeriale 125/2026, emanato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, rende valide le sanzioni elevate da autovelox non omologati, chiudendo una controversia normativa che aveva alimentato migliaia di ricorsi andati a buon fine negli anni precedenti. Per chi ha ricevuto un verbale contestato o sta valutando un ricorso per autovelox non omologati, capire cosa cambia con questo decreto è oggi la priorità.

Il contesto: perché tanti ricorsi avevano avuto successo fino ad oggi

Per anni, una quota rilevante delle sanzioni elevate tramite autovelox è stata annullata dai giudici di pace e dai prefetti proprio per un motivo tecnico-giuridico preciso: molti dispositivi di rilevazione della velocità installati sulle strade italiane non possedevano la formale omologazione ministeriale richiesta dal Codice della Strada.

L’omologazione non è un dettaglio burocratico secondario. Il Codice della Strada stabilisce che gli strumenti utilizzati per accertare le infrazioni devono essere approvati e omologati dal Ministero competente, a garanzia dell’affidabilità tecnica della misurazione. Senza questo requisito, la multa risultava priva di uno dei presupposti fondamentali di legittimità.

Il risultato pratico è stato che migliaia di automobilisti hanno impugnato con successo i verbali, ottenendone l’annullamento. I tribunali, in numerose sentenze, hanno dato ragione ai ricorrenti proprio sulla base dell’assenza di omologazione. Questa situazione aveva creato una profonda incertezza giuridica: da un lato le amministrazioni comunali che continuavano a emettere sanzioni, dall’altro i cittadini che le contestavano con buone probabilità di vittoria.

Cosa prevede il DM 125/2026

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha deciso di intervenire con il DM 125/2026 per risolvere questa impasse normativa. Il decreto agisce su due livelli distinti ma collegati.

Il primo livello è quello sanante: il decreto rende valide le multe già emesse da autovelox che, al momento dell’accertamento, non disponevano della formale omologazione ministeriale. In pratica, la carenza tecnico-amministrativa del dispositivo non può più essere usata come argomento per annullare il verbale.

Il secondo livello è quello prospettico: il Ministero definisce criteri tecnici chiari e uniformi per l’omologazione dei dispositivi di controllo della velocità. Questo punta a evitare che in futuro si ripeta la situazione di incertezza che ha caratterizzato gli anni precedenti, quando l’assenza di standard precisi aveva lasciato spazio a interpretazioni difformi.

La combinazione dei due interventi chiude formalmente la lunga controversia normativa sugli autovelox non omologati, ma apre nuove domande per chi aveva già avviato o stava pianificando un ricorso.

Autovelox non omologati e ricorso: le strade ancora percorribili

Il decreto non elimina del tutto la possibilità di contestare una multa da autovelox. Cambia, però, in modo sostanziale il terreno su cui costruire un ricorso efficace. La mancanza di omologazione, che fino a ieri era spesso il motivo principale e più solido per impugnare un verbale, perde adesso la sua forza giuridica grazie all’effetto sanante del DM 125/2026.

Questo non significa che ogni multa sia automaticamente inattaccabile. Esistono altri profili di illegittimità che restano validi e su cui è possibile impostare un ricorso per autovelox non omologati o comunque per sanzioni da dispositivi di rilevazione:

  • Vizi procedurali nella notifica: se il verbale non è stato notificato nei termini previsti dalla legge o con le modalità corrette, l’irregolarità può portare all’annullamento.
  • Assenza o irregolarità della segnaletica: il Codice della Strada impone che la presenza di un autovelox sia adeguatamente segnalata. L’assenza o la non conformità della segnaletica rimane un motivo di ricorso.
  • Errori nel verbale: dati anagrafici errati, targa non corrispondente, data o luogo dell’infrazione indicati in modo impreciso possono inficiare la validità del verbale.
  • Taratura del dispositivo: la taratura periodica degli strumenti di misurazione è un requisito distinto dall’omologazione. Se il dispositivo non era correttamente tarato al momento dell’accertamento, questo rimane un argomento difensivo.
  • Mancato rispetto dei limiti di installazione: esistono norme specifiche su dove e come possono essere posizionati gli autovelox. Installazioni non conformi possono essere contestate.

Chi ha già presentato ricorso basandosi esclusivamente sulla mancanza di omologazione si trova in una posizione più difficile. Se il procedimento è ancora in corso, è opportuno valutare con un professionista se esistano altri motivi di illegittimità su cui fondare la difesa, dato che l’argomento principale viene ora neutralizzato dal decreto.

Come presentare ricorso: le due strade disponibili

Autovelox non omologati, il decreto sana le 3.150 multe: come fare ricorso (2)
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Per chi intende contestare una multa da autovelox, indipendentemente dal DM 125/2026, esistono due strumenti distinti, ciascuno con caratteristiche proprie.

Ricorso al Prefetto

È la via amministrativa. Va presentato entro 60 giorni dalla notifica del verbale. Non comporta costi di iscrizione a ruolo e si rivolge all’autorità amministrativa competente per territorio. Il Prefetto ha 180 giorni per decidere: se non risponde entro questo termine, il ricorso si intende accolto per silenzio-rigetto, ma attenzione — la giurisprudenza ha chiarito che il silenzio equivale a rigetto, non ad accoglimento, quindi l’automobilista deve comunque agire entro 30 giorni dalla scadenza dei 180 giorni per ricorrere al giudice di pace.

Ricorso al Giudice di Pace

È la via giurisdizionale. Va presentato entro 30 giorni dalla notifica del verbale oppure entro 30 giorni dal rigetto del ricorso prefettizio. Prevede il pagamento del contributo unificato e, in caso di soccombenza, le spese processuali. Offre però una tutela più ampia e la possibilità di produrre prove tecniche, come perizie sulla taratura del dispositivo o documentazione fotografica sulla segnaletica.

In entrambi i casi, la documentazione da raccogliere prima di procedere è fondamentale: copia del verbale, fotografie del luogo di rilevazione, verifica della segnaletica presente, e — se possibile — informazioni sulla taratura dell’apparecchio attraverso un accesso agli atti presso l’ente che ha emesso la sanzione.

Il quadro normativo che cambia: cosa devono sapere i Comuni

Il DM 125/2026 non riguarda solo gli automobilisti. Impone anche alle amministrazioni comunali e agli enti locali che gestiscono dispositivi di rilevazione della velocità di adeguarsi ai nuovi criteri tecnici uniformi definiti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l’omologazione degli apparecchi.

Questo significa che i dispositivi attualmente in uso dovranno essere verificati rispetto ai nuovi standard. Quelli che non li rispettano dovranno essere sostituiti o adeguati. In prospettiva, il decreto dovrebbe ridurre drasticamente il numero di autovelox privi dei requisiti formali, rendendo più solida la base giuridica delle future sanzioni.

Per i Comuni, questo rappresenta anche un onere economico non trascurabile, considerando che molti dispositivi installati negli anni precedenti potrebbero non soddisfare i criteri tecnici aggiornati.

Cosa fare se si ha già un ricorso in corso

La situazione di chi ha già impugnato una multa da autovelox è la più delicata. L’effetto sanante del DM 125/2026 sulle sanzioni emesse da dispositivi non omologati può incidere sull’esito del procedimento già avviato, ma non necessariamente in modo automatico e uniforme.

Molto dipende dallo stadio del ricorso e dai motivi su cui è fondato. Se il ricorso si basa esclusivamente sull’assenza di omologazione, il decreto riduce significativamente le probabilità di successo. Se invece sono stati sollevati anche altri motivi — vizi di notifica, irregolarità nella segnaletica, problemi di taratura — questi restano validi e possono ancora portare all’annullamento del verbale.

Per approfondire il quadro normativo aggiornato, è utile consultare le analisi disponibili su QuiFinanza e le guide pratiche pubblicate da InfoMotori, che dettagliano le implicazioni concrete del decreto per automobilisti e amministrazioni.

Il DM 125/2026 sposta l’asse della contestazione: da un terreno tecnico-formale relativamente semplice da percorrere, come la verifica dell’omologazione, a un terreno più articolato che richiede un’analisi caso per caso. Chi intende ancora contestare una multa deve farlo con argomenti diversi e documentazione più specifica — ma la strada del ricorso per autovelox non omologati, pur più stretta, non è del tutto chiusa.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.