Pensioni, revoca dell’assegno se non invii i redditi 2022 entro il 15 settembre
Scopri come evitare la revoca della pensione. L'INPS richiede i redditi 2022 entro il 15 settembre 2026: chi non comunica rischia trattenuta del 5% e revoca dell'assegno.

Revoca della pensione se non comunichi i redditi 2022: la scadenza è il 15 settembre 2026
La domanda che molti pensionati si stanno ponendo in queste settimane è semplice e urgente: devo inviare qualcosa all’INPS entro settembre, oppure no? La risposta dipende dal tipo di prestazione che si percepisce. Con il messaggio n. 2394 del 17 luglio 2026, l’INPS ha fissato al 15 settembre 2026 il termine entro cui trasmettere i dati reddituali relativi all’anno 2022. Chi non si adegua rischia prima una trattenuta del 5% a partire da agosto, poi — nel caso non si regolarizzi — la revoca definitiva dell’assegno. Il meccanismo della revoca pensione redditi non è nuovo, ma ogni anno coinvolge una platea di beneficiari che non sempre è a conoscenza degli obblighi dichiarativi.
A chi si applica l’obbligo: le prestazioni collegate al reddito
Non tutti i pensionati sono interessati da questo adempimento. L’obbligo riguarda esclusivamente chi percepisce prestazioni il cui importo dipende dalla situazione reddituale del beneficiario. Le categorie coinvolte sono tre:
- Assegno sociale: la prestazione assistenziale erogata a chi ha compiuto 67 anni e si trova in condizioni economiche disagiate.
- Pensioni di invalidità civile: gli assegni destinati a persone con invalidità riconosciuta, il cui importo varia in base al reddito personale o familiare.
- Integrazioni al trattamento minimo: la quota aggiuntiva che l’INPS eroga per portare la pensione contributiva o mista al livello minimo garantito, subordinata anch’essa a soglie reddituali precise.
Se si percepisce una pensione di vecchiaia ordinaria senza integrazioni al minimo, o una pensione anticipata calcolata interamente con il sistema contributivo senza componenti assistenziali, questo adempimento non riguarda la propria posizione. Il dubbio, però, è lecito: molti beneficiari di integrazioni al minimo non sanno di riceverle, perché la quota aggiuntiva viene erogata in modo automatico e non sempre è visibile nella busta paga previdenziale.
Cosa succede da agosto: la trattenuta del 5%
L’INPS non attende il 15 settembre per intervenire. Chi non ha ancora comunicato i propri redditi 2022 si trova già esposto a una misura cautelare: a partire da agosto 2026, l’istituto applica una trattenuta del 5% sull’importo mensile della prestazione. Si tratta di un segnale preventivo, non della sanzione definitiva, ma produce un effetto immediato sul cedolino.
La logica è quella di un sistema a due fasi. Prima si riduce l’assegno in via cautelativa, per limitare l’esposizione dell’ente previdenziale nel caso in cui i redditi del 2022 risultino incompatibili con la prestazione percepita. Poi, se entro il 15 settembre la comunicazione non arriva, si passa alla misura più grave: la revoca completa dell’assegno.
Chi regolarizza la propria posizione prima della scadenza non subisce la revoca. La trattenuta del 5% applicata nel frattempo viene ricalcolata alla luce dei dati effettivamente comunicati: se il reddito dichiarato è compatibile con la piena spettanza della prestazione, le somme trattenute vengono restituite.
La revoca della pensione: cosa significa concretamente
La revoca pensione redditi è la conseguenza più severa prevista dal messaggio INPS n. 2394/2026. Non si tratta di una sospensione temporanea, ma di un provvedimento formale che interrompe l’erogazione della prestazione. Per chi dipende da quell’assegno come fonte principale o esclusiva di reddito, le implicazioni pratiche sono immediate e pesanti.
Il meccanismo di revoca scatta perché le prestazioni collegate al reddito sono per definizione condizionate alla verifica periodica della situazione economica del beneficiario. Se l’INPS non dispone dei dati reddituali necessari per effettuare questa verifica, non può accertare che la prestazione sia ancora dovuta. In assenza di informazioni, l’istituto non può erogare somme la cui legittimità non è verificabile.
Le procedure per il ripristino dell’assegno dopo una revoca non sono dettagliate nel messaggio n. 2394/2026, ma la strada più efficace resta quella di mettersi in regola prima che il provvedimento venga emesso. Intervenire dopo la revoca comporta tempi più lunghi e possibili periodi di interruzione del pagamento difficili da recuperare rapidamente.
Il messaggio INPS n. 2394 del 17 luglio 2026: il quadro normativo
L’atto che ha avviato questa procedura è il messaggio n. 2394 del 17 luglio 2026, con cui l’INPS ha comunicato formalmente ai pensionati interessati l’obbligo di trasmettere i dati reddituali relativi al 2022. La scelta di richiedere oggi i redditi di quattro anni fa non è anomala: il sistema di verifica reddituale dell’INPS lavora su cicli pluriennali, e le comunicazioni possono arrivare con un ritardo significativo rispetto all’anno di riferimento.

Questo tipo di adempimento si ripete periodicamente. In passato, l’istituto ha già emesso messaggi analoghi riferiti ad altri anni di imposta, con scadenze e meccanismi simili. La struttura è sempre la stessa: comunicazione ufficiale, finestra temporale per la regolarizzazione, trattenuta cautelativa, revoca in caso di inadempimento.
Per approfondire il contenuto del messaggio e le modalità operative, è utile consultare direttamente le fonti ufficiali e i portali specializzati. QuiFinanza ha pubblicato un’analisi dettagliata del provvedimento, mentre Sky TG24 ha riportato i dettagli del messaggio n. 2394 con la data ufficiale del 17 luglio 2026.
Come verificare se si è tra i destinatari
Il primo passo è capire se si rientra nella platea dei destinatari. Chi percepisce un assegno sociale, una pensione di invalidità civile o un’integrazione al trattamento minimo deve considerarsi potenzialmente obbligato alla comunicazione. Se non si è certi del tipo di trattamento ricevuto, è possibile verificarlo attraverso il cedolino pensionistico disponibile sul portale INPS o tramite il proprio patronato di riferimento.
L’INPS invia solitamente comunicazioni dirette ai pensionati interessati, ma non sempre queste lettere raggiungono i destinatari in modo tempestivo, soprattutto in caso di variazioni di indirizzo o per chi risiede all’estero. Non aver ricevuto una lettera non esime dall’obbligo: la pubblicazione del messaggio ufficiale costituisce comunicazione erga omnes per i soggetti rientranti nelle categorie indicate.
Redditi 2022 e revoca della pensione: il ruolo del patronato
Per chi non è in grado di gestire autonomamente la comunicazione dei dati reddituali, il patronato rappresenta il canale più accessibile. I patronati — INCA, ACLI, ENASC e gli altri organismi riconosciuti — offrono assistenza gratuita per questo tipo di adempimento e possono accedere ai sistemi INPS per conto del pensionato.
È consigliabile non aspettare le ultime settimane di agosto. I patronati registrano tradizionalmente un picco di richieste nelle settimane precedenti le scadenze previdenziali, e i tempi di appuntamento possono allungarsi. Chi si muove entro la prima metà di agosto ha margini di tempo sufficienti per completare la pratica senza rischi.
Va tenuto presente che la trattenuta del 5% applicata da agosto non è automaticamente bloccata dalla semplice presa in carico della pratica da parte del patronato: la trattenuta cessa solo quando i dati vengono effettivamente trasmessi e acquisiti dall’INPS. Quindi il prima possibile, non il prima possibile in senso generico.
Cosa comunicare: i dati reddituali del 2022
L’obbligo riguarda i redditi percepiti nell’anno 2022. Per la maggior parte dei pensionati interessati, si tratta di redditi da lavoro dipendente o autonomo eventualmente ancora in corso in quell’anno, redditi da fabbricati, rendite finanziarie soggette a dichiarazione, o altri redditi rilevanti ai fini della verifica della spettanza della prestazione.
I redditi già presenti nella dichiarazione dei redditi 2022 (modello 730 o REDDITI PF presentato nel 2023) sono in linea di principio già nella disponibilità dell’Agenzia delle Entrate, ma l’INPS richiede una comunicazione specifica e diretta per le proprie finalità di verifica. Il fatto di aver presentato regolarmente la dichiarazione fiscale non sostituisce l’adempimento nei confronti dell’istituto previdenziale.
Chi nel 2022 non ha percepito redditi oltre alla pensione stessa, o ha avuto redditi inferiori alle soglie rilevanti per la propria prestazione, deve comunque comunicarlo: la dichiarazione di assenza di redditi è essa stessa un dato necessario per la verifica. Non comunicare nulla non equivale a dichiarare zero: equivale a non ottemperare all’obbligo, con tutte le conseguenze del caso.
La scadenza del 15 settembre 2026 non è prorogabile sulla base di informazioni attualmente disponibili. Chi si trova in questa situazione ha ancora alcune settimane per regolarizzare la propria posizione ed evitare che la revoca pensione redditi si trasformi da rischio astratto a realtà concreta sul proprio cedolino.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.