Auto aziendali: meno tasse per chi guida elettrico o ibrido
Auto aziendali: meno tasse per chi guida elettrico o ibrido. Scopri le nuove aliquote fringe benefit 2026 — 10% per i BEV, 20% per i PHEV, 50% per le altre motorizzazioni — e come cambia la busta paga dei dipendenti.
Fonte immagine: Finanza.com
Le auto aziendali sono al centro di una riforma fiscale che cambia le regole del gioco per dipendenti e imprese: con la normativa in vigore, chi guida elettrico o ibrido paga meno tasse sul fringe benefit, mentre chi mantiene un veicolo tradizionale si trova a sostenere un onere fiscale sensibilmente più alto. Una scelta precisa, che premia la sostenibilità e spinge le flotte aziendali verso la transizione energetica.
Con l’avvento della legge di Bilancio 2025 — le cui disposizioni sono pienamente operative nel corso del 2026 — l’attenzione si concentra su modelli a basso impatto ambientale, premiando in modo evidente i veicoli elettrici e i veicoli ibridi plug-in. Questa scelta si inserisce in un più ampio movimento verso la sostenibilità ambientale, riflettendo il crescente desiderio di disincentivare le motorizzazioni tradizionali.
Nel concreto, il nuovo sistema determina l’ammontare dell’imponibile in funzione del tipo di carburante, riducendo drasticamente la quota per i mezzi ecologici e aumentando gli oneri per i veicoli convenzionali.
Auto aziendali: meno tasse per chi guida elettrico o ibrido — come funziona il nuovo sistema
L’impianto normativo introdotto dalla riforma supera il vecchio schema basato sulle emissioni di CO₂ e introduce percentuali chiare e immediate da applicare al costo chilometrico annuo di riferimento (tabelle ACI). Ecco le tre fasce:
- Veicoli elettrici a batteria (BEV): imponibile pari al 10% del costo chilometrico annuo
- Veicoli ibridi plug-in (PHEV): imponibile pari al 20% del costo chilometrico annuo
- Tutte le altre motorizzazioni (benzina, diesel, ibrido non plug-in, GPL, metano): imponibile pari al 50% del costo chilometrico annuo
Il superamento dello schema basato sulle emissioni di CO₂ rende la ripartizione ancora più netta e semplice da applicare: non si guarda più quanti grammi per chilometro emette il veicolo, ma esclusivamente alla tecnologia di alimentazione.
Come si calcola il fringe benefit in pratica
Il valore del fringe benefit da assoggettare a tassazione si ottiene moltiplicando il costo chilometrico ACI (aggiornato annualmente) per 15.000 km convenzionali, e poi applicando la percentuale corrispondente al tipo di veicolo. Esempio pratico:
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- Costo chilometrico ACI del veicolo: 0,50 €/km
- Base di calcolo: 0,50 × 15.000 = 7.500 €
- Fringe benefit imponibile per un’auto elettrica: 7.500 × 10% = 750 €
- Fringe benefit imponibile per un’auto a benzina: 7.500 × 50% = 3.750 €
La differenza è sostanziale: il dipendente che guida un’auto elettrica aziendale paga le imposte su un imponibile cinque volte inferiore rispetto a chi usa un veicolo tradizionale.
Il periodo transitorio: cosa cambia per i veicoli già ordinati
Qualche vantaggio temporaneo rimane, grazie a un periodo transitorio ben definito: i mezzi ordinati entro la fine del 2024 e poi consegnati entro il giugno successivo possono beneficiare del sistema più conveniente, sia esso quello vecchio o quello appena introdotto. Queste scelte legislative vogliono accelerare la transizione, favorendo un ricambio significativo del parco circolante nel giro di pochi anni.
Impatto su dipendenti e imprese
La riforma ha implicazioni dirette sul salario netto dei lavoratori. Chi continua a utilizzare un’auto aziendale con motorizzazione tradizionale si vedrà trattenere importi maggiori in busta paga, perché l’imponibile più alto si traduce in più IRPEF e contributi previdenziali. Al contrario, il dipendente che passa a un’auto elettrica aziendale beneficia di un fringe benefit fiscalmente molto più leggero.
Nel frattempo, le aziende saranno incentivate a investire sui mezzi di nuova generazione, con l’obiettivo di ridurre i costi nel lungo periodo e di migliorare la propria immagine agli occhi del pubblico e dei collaboratori. Secondo stime iniziali, l’intero settore potrebbe segnare un calo delle immatricolazioni per i modelli tradizionali, compensato però dal crescente interesse verso le flotte ecologiche.
Strategie di adattamento per le imprese
Alla luce di questi cambiamenti, parecchie imprese stanno già rivalutando il proprio piano di mobilità interna, sondando formule più dinamiche di car sharing corporate o l’uso di flotte miste, puntando su modelli che possano offrire un compromesso tra prestazioni e risparmio. Le strade principali sono:
- Sostituzione progressiva della flotta con veicoli elettrici o ibridi plug-in, per abbattere l’imponibile dei dipendenti e migliorare la deducibilità dei costi aziendali
- Politiche di car allowance alternative all’auto aziendale, da valutare caso per caso in base al profilo fiscale del lavoratore
- Flotte miste con veicoli elettrici per i percorsi urbani e ibridi plug-in per chi percorre distanze maggiori
- Leasing operativo su veicoli green, che consente di gestire il rinnovo della flotta senza immobilizzare capitale
Se da un lato la nuova normativa rappresenta un costo iniziale per chi non è pronto, dall’altro regala opportunità di risparmio a medio termine per quanti sapranno anticipare i trend.
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Tabella riepilogativa: aliquote fringe benefit auto aziendali 2026
| Tipo di veicolo | Percentuale imponibile | Esempio su base 7.500 € |
|---|---|---|
| Elettrico (BEV) | 10% | 750 € |
| Ibrido plug-in (PHEV) | 20% | 1.500 € |
| Altre motorizzazioni | 50% | 3.750 € |
FAQ — Auto aziendali e tassazione: le domande più frequenti
Chi beneficia delle aliquote ridotte sulle auto aziendali elettriche?
Tutti i dipendenti ai quali viene concessa in uso promiscuo (lavoro e privato) un’auto aziendale elettrica o ibrida plug-in. Il beneficio si applica indipendentemente dalla categoria contrattuale o dal livello di reddito.
L’auto aziendale ibrida non plug-in rientra nella fascia agevolata?
No. I veicoli ibridi tradizionali (mild hybrid o full hybrid non ricaricabili dalla rete) rientrano nella categoria «altre motorizzazioni» e scontano l’aliquota del 50%, al pari di benzina e diesel.
Le nuove regole si applicano anche ai veicoli già assegnati?
Sì, salvo il periodo transitorio per i veicoli ordinati entro fine 2024 e consegnati entro giugno 2025, per i quali si applica il regime più favorevole tra vecchio e nuovo.
Le aziende possono dedurre integralmente i costi di un’auto elettrica aziendale?
La deducibilità dei costi per le auto aziendali segue regole separate rispetto al fringe benefit del dipendente. In generale, per i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti la deducibilità è al 70% del costo, indipendentemente dalla motorizzazione. Verificare sempre con il proprio consulente fiscale eventuali aggiornamenti normativi.
Conviene davvero passare a un’auto elettrica aziendale?
Dal punto di vista fiscale, la risposta è quasi sempre sì: l’imponibile ridotto al 10% significa meno IRPEF e meno contributi per il dipendente, e un benefit percepito come più vantaggioso. L’analisi costi-benefici completa deve però tenere conto del prezzo di acquisto o leasing del veicolo, dell’infrastruttura di ricarica e dei consumi effettivi.
In definitiva, questa ridefinizione del sistema di tassazione indica un percorso sempre più votato all’innovazione tecnologica e alle fonti di alimentazione pulite, disegnando un futuro nel quale le auto aziendali non saranno più semplice benefit ma veri e propri strumenti di crescita responsabile.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.