Fisco Dichiarazioni Forfettari senza ricavi: obbligo di dichiarazione dei redditi anche a zero

Forfettari senza ricavi: obbligo di dichiarazione dei redditi anche a zero

I forfettari senza ricavi devono comunque presentare la dichiarazione dei redditi. Scopri perché l'esonero generale non vale e quali rischi comporta l'omissione.

21 Luglio 2026 09:49
Forfettari senza ricavi: obbligo di dichiarazione dei redditi anche a zero
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Forfettari senza ricavi e dichiarazione dei redditi: l’obbligo che molti ignorano

La domanda se ne porta dietro un’altra: chi ha aperto una partita IVA in regime forfettario ma non ha incassato nulla nell’anno, deve comunque presentare la dichiarazione dei redditi? La risposta è sì, e non ammette molte eccezioni. Il tema dei forfettari senza ricavi e la dichiarazione dei redditi è uno di quei nodi fiscali che generano confusione proprio perché esiste, almeno sulla carta, una norma generale di esonero per chi non supera determinate soglie di reddito. Ma quella norma non si applica ai titolari di partita IVA nel modo in cui molti credono.

Capire perché è fondamentale, soprattutto per chi ha avviato un’attività, ha attraversato un anno di inattività, o si trova nella fase di avvio in cui i ricavi tardano ad arrivare.

Il regime forfettario: chi sono i soggetti coinvolti

Il regime forfettario è disciplinato dalla Legge n. 190 del 2014 e dalle successive modificazioni. Si tratta di un regime fiscale agevolato pensato per lavoratori autonomi, professionisti e piccoli imprenditori che non superano determinate soglie di ricavi annui. Chi vi aderisce applica un’imposta sostitutiva sul reddito imponibile, calcolato forfettariamente applicando un coefficiente di redditività al totale dei ricavi.

I vantaggi sono noti: semplificazione contabile, aliquota ridotta, esonero da IVA nelle fatture. Ma proprio questa semplificazione porta alcuni contribuenti a pensare che, in assenza di attività, l’intero apparato dichiarativo cada. Non è così.

Perché l’esonero generale non vale per i forfettari

Nel sistema fiscale italiano esiste una regola generale secondo cui i contribuenti che non raggiungono determinate soglie di reddito complessivo possono essere esonerati dalla presentazione della dichiarazione. È una disposizione pensata principalmente per lavoratori dipendenti con un solo datore di lavoro e senza altri redditi rilevanti.

I titolari di partita IVA, però, si trovano in una posizione diversa. L’apertura di una partita IVA implica di per sé un’obbligazione dichiarativa annuale, indipendentemente dall’ammontare dei ricavi effettivamente incassati. Questo vale anche — e soprattutto — per chi opera in regime forfettario.

Il motivo è strutturale: il regime forfettario è un regime fiscale speciale che richiede una rendicontazione periodica per attestare il mantenimento dei requisiti di accesso, la continuità o la cessazione dell’attività, e la corretta determinazione dell’imposta sostitutiva dovuta, anche quando questa è pari a zero.

Il quadro LM: cosa deve compilare chi ha ricavi zero

I contribuenti in regime forfettario presentano la dichiarazione dei redditi attraverso il modello Redditi Persone Fisiche, compilando in particolare il quadro LM. Questo quadro è dedicato specificamente ai soggetti che adottano regimi fiscali di vantaggio, tra cui il forfettario.

Anche in assenza di ricavi, il quadro LM deve essere compilato. Le voci saranno a zero, ma la dichiarazione va trasmessa. Questo adempimento serve a:

  • Attestare formalmente che l’attività è rimasta aperta nel corso dell’anno anche senza generare reddito
  • Documentare il mantenimento dei requisiti per il regime forfettario
  • Evitare che l’Agenzia delle Entrate interpreti l’assenza di dichiarazione come un’anomalia da approfondire
  • Mantenere la coerenza tra la posizione IVA aperta e il quadro reddituale dichiarato

Saltare questo passaggio non equivale a un risparmio di tempo: equivale a creare un buco documentale che può generare problemi in sede di controllo.

Forfettari senza ricavi: la dichiarazione rimane obbligatoria

Il punto fermo, confermato dalla normativa e dalla prassi, è che i contribuenti in regime forfettario sono obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi anche se non hanno generato ricavi nell’anno. L’obbligo non dipende dall’importo incassato, ma dalla natura del soggetto dichiarante: titolare di partita IVA attiva.

Questo vale per chi:

  • Ha aperto la partita IVA durante l’anno ma non ha ancora emesso fatture
  • Ha avuto un anno di stasi completa per motivi personali, sanitari o di mercato
  • Ha operato solo per pochi mesi e poi si è fermato, senza però chiudere la partita IVA entro il 31 dicembre
  • Si trova in una fase di transizione tra attività diverse e ha tenuto aperta la posizione per precauzione

In tutti questi casi, la logica è la stessa: finché la partita IVA è aperta, l’obbligo dichiarativo esiste. Chiudere la partita IVA prima della fine dell’anno fiscale è l’unica strada per evitare questo adempimento nell’anno successivo.

Il contrasto tra esonero teorico e obbligo pratico

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La confusione nasce spesso da una lettura parziale delle norme sull’esonero dalla dichiarazione. Alcune disposizioni del TUIR e le istruzioni ministeriali ai modelli dichiarativi prevedono casi di esonero per contribuenti con redditi bassi o nulli. Ma queste disposizioni fanno riferimento a categorie specifiche di reddito — tipicamente lavoro dipendente o pensione — e non si estendono ai soggetti con partita IVA attiva.

Il regime forfettario, pur essendo un regime semplificato, non elimina l’obbligo dichiarativo: lo semplifica. Riduce la documentazione contabile richiesta, semplifica il calcolo dell’imposta, elimina alcune comunicazioni IVA. Ma la dichiarazione annuale dei redditi rimane un pilastro del sistema che non viene meno per il semplice fatto che il reddito imponibile sia zero.

Chi si affida all’esonero teorico senza verificare la propria posizione specifica rischia di trovarsi con una dichiarazione omessa, una situazione che l’Agenzia delle Entrate può rilevare attraverso i propri sistemi di incrocio dati, anche a distanza di tempo.

Rischi concreti della mancata presentazione

Non presentare la dichiarazione dei redditi quando si è obbligati espone a conseguenze che vale la pena considerare con attenzione. Il sistema fiscale italiano prevede sanzioni per omessa dichiarazione, e queste si applicano anche quando l’imposta dovuta sarebbe stata pari a zero.

In linea generale, le sanzioni per dichiarazione omessa sono più severe di quelle per dichiarazione tardiva. Presentare la dichiarazione in ritardo — entro i termini della dichiarazione integrativa o con ravvedimento operoso — consente di ridurre significativamente le sanzioni rispetto all’omissione totale. Questo significa che, anche se ci si accorge in ritardo dell’obbligo, intervenire prima di ricevere un atto dell’Agenzia delle Entrate è sempre preferibile.

Sul fronte dei controlli, una partita IVA aperta senza dichiarazione presentata è un segnale che i sistemi automatizzati del Fisco possono intercettare. Non si tratta di un rischio astratto: l’incrocio tra i dati del Registro delle Imprese, dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS avviene in modo sistematico, e le anomalie vengono segnalate per approfondimento.

Cosa fare in pratica: una guida operativa

Per un forfettario che si trova a fine anno con ricavi pari a zero, il percorso da seguire è abbastanza lineare:

  1. Verificare che la partita IVA sia ancora attiva: se è stata chiusa durante l’anno, occorre dichiarare i redditi relativi al periodo di attività, anche se nulli.
  2. Compilare il modello Redditi Persone Fisiche con il quadro LM valorizzato a zero nei campi relativi a ricavi e reddito imponibile.
  3. Trasmettere la dichiarazione nei termini ordinari: generalmente entro il 30 novembre dell’anno successivo a quello di imposta, salvo proroghe disposte annualmente dall’amministrazione finanziaria.
  4. Conservare la ricevuta di trasmissione: la prova dell’avvenuta presentazione è fondamentale in caso di contestazioni future.
  5. Valutare la chiusura della partita IVA se non si prevede attività nel breve periodo: eliminare la posizione IVA attiva è l’unico modo per interrompere il ciclo degli obblighi dichiarativi annuali.

Per approfondire la normativa di riferimento e le istruzioni operative aggiornate, è utile consultare le risorse ufficiali dell’Agenzia delle Entrate dedicate al modello Redditi Persone Fisiche.

Il caso di chi ha anche altri redditi

Un aspetto spesso trascurato riguarda i forfettari che, pur non avendo ricavi dall’attività autonoma, percepiscono altri redditi: un lavoro dipendente part-time, un affitto, una pensione integrativa. In questi casi, la dichiarazione dei redditi è doppiamente necessaria: non solo per la partita IVA, ma anche per dichiarare correttamente i redditi di altra natura.

Il modello Redditi Persone Fisiche consente di riportare tutte le fonti di reddito in un unico documento. Chi utilizza il modello 730 come dipendente deve comunque presentare il modello Redditi se ha una partita IVA attiva, perché il 730 non prevede la sezione dedicata ai regimi fiscali di vantaggio come il forfettario.

Questa distinzione è pratica e importante: affidarsi al 730 pensando che copra anche la posizione forfettaria è un errore che lascia scoperta proprio la parte più critica della dichiarazione.

Anno di avvio dell’attività: un caso particolare

Chi apre la partita IVA a fine anno — diciamo in ottobre o novembre — e non riesce a emettere nemmeno una fattura prima del 31 dicembre si trova comunque nella situazione del forfettario senza ricavi. L’obbligo dichiarativo scatta ugualmente, e il quadro LM andrà compilato anche se l’attività è rimasta sostanzialmente dormiente per quei pochi mesi.

Questo non significa che il primo anno sia particolarmente oneroso dal punto di vista fiscale: con ricavi zero, l’imposta sostitutiva sarà zero e non ci sarà nulla da versare. Ma la dichiarazione va presentata lo stesso, e questo adempimento formale è il punto di partenza di un rapporto corretto con il Fisco che si protrarrà per tutta la durata dell’attività.

Chi gestisce la propria posizione fiscale con rigore fin dall’inizio — anche quando i numeri sono tutti a zero — costruisce una storia dichiarativa pulita che semplifica enormemente la gestione degli anni successivi, quando i ricavi arriveranno e la complessità aumenterà.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.