Fisco Tasse e imposte Scadenze fiscali 20-26 luglio 2026: saldo 2025 e primo acconto 2026, chi paga e come

Scadenze fiscali 20-26 luglio 2026: saldo 2025 e primo acconto 2026, chi paga e come

Guida alle scadenze fiscali luglio 2026: il 20 luglio scade il saldo IRPEF 2025 e primo acconto 2026 per imprese, professionisti, forfettari e ISA. Come pagare senza magg

20 Luglio 2026 18:33
Scadenze fiscali 20-26 luglio 2026: saldo 2025 e primo acconto 2026, chi paga e come
Immagine generata con AI

Il 20 luglio 2026 è la data che non si può ignorare

Chi deve versare il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto 2026 ha una finestra precisa davanti: il 20 luglio 2026. Entro quella data, imprese, professionisti, forfettari e soggetti ISA possono effettuare il pagamento senza alcuna maggiorazione. Un giorno di ritardo cambia le condizioni. Ecco cosa scade, chi è coinvolto e come procedere correttamente nelle scadenze fiscali luglio 2026 di questa settimana.

Il quadro generale: luglio 2026 ha quattro appuntamenti chiave

Luglio 2026 non è un mese fiscalmente tranquillo. Il calendario prevede quattro date critiche: 16, 20, 30 e 31 luglio. Ognuna riguarda categorie diverse di contribuenti e obblighi distinti. La settimana 20–26 luglio è però quella con il peso maggiore per autonomi e imprese, perché concentra il versamento delle imposte sui redditi dell’anno precedente e il primo acconto per l’anno in corso.

  • 16 luglio 2026: scadenza mensile per IVA, ritenute alla fonte e contributi INPS sui dipendenti.
  • 20 luglio 2026: saldo IRPEF/IRES/IRAP 2025 e primo acconto 2026 senza maggiorazioni per ISA e forfettari.
  • 30 luglio 2026: ulteriore appuntamento da tenere monitorato.
  • 31 luglio 2026: prima rata della rottamazione-quinquies e, per gli esercenti al dettaglio, obbligo di connessione registratore di cassa-POS.

Chi gestisce una piccola impresa o uno studio professionale deve tenere d’occhio tutte e quattro le date, ma è il 20 luglio a richiedere la pianificazione più accurata in termini di liquidità.

Scadenza 20 luglio 2026: chi è obbligato e cosa si versa

La scadenza del 20 luglio 2026 riguarda il versamento del saldo IRPEF per l’anno d’imposta 2025 e del primo acconto IRPEF per il 2026. Lo stesso vale per IRES e IRAP nei casi applicabili. Il pagamento può avvenire in un’unica soluzione oppure come prima rata, senza che venga applicata alcuna maggiorazione percentuale.

Questa possibilità è stata introdotta dal D.L. 22 maggio 2026, n. 89, che ha spostato il termine ordinario al 20 luglio, consentendo ai contribuenti interessati di effettuare i versamenti in questa data senza costi aggiuntivi. Si tratta di una proroga strutturata, non di una sanatoria: il versamento deve comunque avvenire entro il 20 luglio per beneficiare dell’assenza di maggiorazioni.

Chi rientra in questa scadenza

I soggetti coinvolti sono quattro categorie principali:

  • Imprese (sia individuali sia societarie soggette a IRES).
  • Professionisti con partita IVA in regime ordinario.
  • Forfettari, cioè i titolari di partita IVA che applicano il regime forfettario con imposta sostitutiva.
  • Soggetti ISA, ovvero coloro che compilano gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale, strumento che ha sostituito gli studi di settore.

Per i lavoratori dipendenti che presentano il modello 730 con sostituto d’imposta, il meccanismo è diverso: le eventuali imposte a debito vengono trattenute direttamente in busta paga, senza che il contribuente debba versare autonomamente tramite F24. La scadenza del 20 luglio riguarda quindi principalmente chi ha redditi da lavoro autonomo, d’impresa o misti.

Come si paga: il modello F24 e le modalità operative

Il versamento avviene tramite modello F24, lo strumento standard per il pagamento delle imposte in Italia. Chi ha un conto corrente bancario o postale può procedere tramite home banking, oppure affidarsi a un intermediario abilitato (commercialista, CAF, patronato). Le imprese con volume d’affari superiore a determinate soglie sono obbligate al pagamento telematico.

I codici tributo da utilizzare variano a seconda dell’imposta:

  • Per il saldo IRPEF 2025: codice tributo 4001.
  • Per il primo acconto IRPEF 2026: codice tributo 4033.
  • Per IRES e IRAP si utilizzano i rispettivi codici specifici per saldo e acconto.

Chi sceglie la rateizzazione del saldo e del primo acconto deve calcolare con attenzione le scadenze delle rate successive, che cadranno nei mesi seguenti con l’applicazione degli interessi mensili previsti dalla normativa vigente. La prima rata, quella del 20 luglio, è l’unica esente da maggiorazioni: le successive prevedono l’aggiunta di interessi mensili calcolati sull’importo residuo.

Saldo 2025 e acconto 2026: come si calcola l’importo

L’importo da versare dipende dalla dichiarazione dei redditi compilata per l’anno 2025. Il saldo è la differenza tra l’imposta dovuta risultante dalla dichiarazione e quanto già versato tramite acconti nell’anno precedente. Se questa differenza è positiva, si deve versare; se è negativa, si ha diritto a un rimborso o a un credito da compensare.

Il primo acconto 2026, invece, si calcola generalmente in misura percentuale dell’imposta dovuta per il 2025, secondo le regole ordinarie stabilite dalla normativa IRPEF. Per i soggetti ISA, il calcolo può tenere conto del punteggio di affidabilità ottenuto: un punteggio elevato può ridurre la base di calcolo dell’acconto, incentivando la compliance fiscale.

Scadenze fiscali 20-26 luglio 2026: saldo 2025 e primo acconto 2026, chi paga e come (2)
Immagine generata con AI

Per i forfettari, l’imposta sostitutiva si applica al reddito imponibile calcolato con il coefficiente di redditività specifico per la propria categoria di attività. L’acconto è dovuto se l’imposta dell’anno precedente supera una soglia minima.

Cosa succede se si salta la scadenza del 20 luglio

Versare dopo il 20 luglio non significa perdere tutto, ma comporta conseguenze concrete. Chi paga in ritardo può ricorrere al ravvedimento operoso, uno strumento che consente di regolarizzare il versamento pagando una sanzione ridotta proporzionale ai giorni di ritardo. Più si aspetta, più la sanzione cresce: il ravvedimento breve (entro 14 giorni) prevede la riduzione maggiore, mentre oltre i 90 giorni la percentuale applicata aumenta sensibilmente.

In assenza di ravvedimento, l’Agenzia delle Entrate può irrogare sanzioni ordinarie, che in caso di omesso versamento possono arrivare a percentuali significative dell’imposta non versata, oltre agli interessi legali. Per questo motivo, chi prevede difficoltà di liquidità ha tutto l’interesse a valutare la rateizzazione piuttosto che il ritardo.

Le altre scadenze della settimana 20–26 luglio

Oltre al versamento delle imposte sui redditi, la settimana porta con sé altri adempimenti che riguardano categorie specifiche di contribuenti.

IVA e ritenute: già passate il 16 luglio

Chi aveva obblighi mensili per IVA, ritenute sui redditi di lavoro dipendente e autonomo, e contributi INPS sui dipendenti, avrebbe già dovuto provvedere entro il 16 luglio. Chi non l’ha fatto deve intervenire immediatamente con il ravvedimento operoso, calcolando la sanzione in base ai giorni trascorsi dalla scadenza originaria.

Adempimenti per sostituti d’imposta

I sostituti d’imposta — datori di lavoro, enti previdenziali, banche — hanno obblighi continuativi di versamento delle ritenute operate nel mese precedente. Luglio è il mese in cui si versano le ritenute operate a giugno, con la scadenza ordinaria del 16. Per questa categoria, la settimana 20–26 è principalmente una fase di verifica e preparazione per le scadenze di fine mese.

Fine luglio: rottamazione-quinquies e registratori telematici

Il 31 luglio porta due appuntamenti distinti. Il primo riguarda la rottamazione-quinquies: chi ha aderito alla definizione agevolata dei debiti fiscali deve versare la prima rata entro questa data. Un mancato pagamento rischia di far decadere i benefici dell’adesione.

Il secondo riguarda gli esercenti al dettaglio: entro il 31 luglio scatta l’obbligo di connessione tra il registratore telematico e il POS. Si tratta di una misura che punta a incrociare i dati delle transazioni elettroniche con quelli dei corrispettivi trasmessi all’Agenzia delle Entrate, aumentando la tracciabilità dei pagamenti.

Dove trovare informazioni ufficiali e aggiornate

Per verificare le scadenze fiscali in tempo reale, il punto di riferimento principale è il scadenzario ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, che consente di filtrare per data e tipologia di adempimento. Per approfondimenti operativi su imprese e professionisti, FiscoeTasse pubblica il calendario mensile aggiornato con i dettagli su codici tributo, modalità di versamento e categorie coinvolte.

Affidarsi a fonti istituzionali è fondamentale, soprattutto quando intervengono decreti-legge come il D.L. n. 89/2026 che modificano i termini ordinari: le proroghe non sempre vengono comunicate con largo anticipo, e un calendario aggiornato può fare la differenza tra un versamento corretto e uno sanzionabile.

Pianificare la liquidità prima del 20 luglio

Il punto pratico che molti sottovalutano è la pianificazione della liquidità. Il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto 2026 possono sommarsi in un importo consistente, soprattutto per chi ha avuto un anno redditizio. Arrivare al 20 luglio senza aver accantonato le risorse necessarie è un errore che si può evitare con una semplice verifica anticipata della dichiarazione.

Chi usa un software gestionale o lavora con un commercialista può richiedere una simulazione dell’imposta dovuta già a giugno, non aspettando che la dichiarazione sia definitivamente compilata. Questo consente di capire con settimane di anticipo se ci sarà un saldo significativo da versare, e di decidere in tempo se optare per il pagamento in unica soluzione o per la rateizzazione.

Chi sceglie la rateizzazione deve ricordare che la prima rata del 20 luglio è quella senza costi aggiuntivi: le rate successive prevedono interessi, che vanno considerati nel piano di liquidità complessivo. Meglio calcolare tutto prima, non il giorno della scadenza.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.