730: le criptovalute vanno indicate nella dichiarazione dei redditi, ecco perché e come

Le criptovalute vanno dichiarate nel 730 o nel Modello Redditi: scopri perché è obbligatorio, come compilare il quadro RW, le sanzioni per chi non lo fa e i consigli degli esperti.

Pubblicato 3 Maggio 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:50

La stagione della dichiarazione dei redditi è alle porte e uno dei dubbi più frequenti riguarda le criptovalute: Bitcoin, Ethereum e le altre monete virtuali vanno indicate nel 730 o nel Modello Redditi? La risposta è netta: sì, le criptovalute vanno dichiarate. Non farlo non è una svista: è un illecito che può sfociare in sanzioni amministrative o, nei casi più gravi, in conseguenze penali. Ecco perché è obbligatorio farlo e come procedere correttamente.

Perché le criptovalute vanno dichiarate nella dichiarazione dei redditi

“L’Italia è stato uno dei primi paesi a legiferare in ambito di monete virtuali per quanto riguarda la disciplina antiriciclaggio – afferma Carlo Alberto Micheli, Avvocato e Dottore Commercialista – la situazione è delineata ed esiste una prassi amministrativa che si sta stratificando nel nostro tessuto giuridico. Le monete virtuali vanno dichiarate in quanto attività di natura estera, e l’articolo 4 del decreto legislativo 167/90 obbliga i possessori di tali attività ad indicarle nel quadro RW della dichiarazione dei redditi che ogni anno dobbiamo presentare”.

Questo significa che se si possiede una moneta virtuale scatta l’obbligo del cosiddetto monitoraggio fiscale: comunicare all’amministrazione finanziaria che si detengono attività estere o di natura estera — come le criptovalute — suscettibili di produrre un reddito imponibile. L’obbligo vale anche quando le monete virtuali non generano ancora ricchezza, ad esempio in una situazione di plusvalenza latente. Il monitoraggio fiscale, da solo, non comporta il pagamento di alcuna imposta.

Dichiarare le criptovalute non significa necessariamente pagare tasse

Va fatta chiarezza su un aspetto fondamentale: indicare le criptovalute nella dichiarazione dei redditi non obbliga automaticamente al pagamento di imposte. Le regole sono le seguenti:

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  • Monitoraggio fiscale (quadro RW): obbligatorio per chiunque detenga criptovalute, indipendentemente dal valore e dai rendimenti.
  • Imposta sostitutiva del 26%: scatta solo se la giacenza complessiva nei wallet supera 51.645,69 euro per almeno 7 giorni consecutivi nel corso dell’anno fiscale.
  • Tassazione delle plusvalenze: le plusvalenze realizzate dalla cessione di criptovalute sono soggette a imposta sostitutiva del 26%, da indicare nel quadro RT o nella sezione dedicata del 730.

Come indicare le criptovalute nel 730 o nel Modello Redditi

La compilazione corretta richiede attenzione a due sezioni distinte della dichiarazione:

  1. Quadro RW – Monitoraggio fiscale: qui si indicano le criptovalute detenute al 31 dicembre dell’anno di riferimento, con il valore in euro al cambio di fine anno. Va compilato anche se non si sono realizzate plusvalenze.
  2. Quadro RT (Modello Redditi) o sezione plusvalenze (730): qui si riportano le eventuali plusvalenze o minusvalenze realizzate durante l’anno attraverso la vendita, lo scambio o l’utilizzo di criptovalute.

“Tanti investitori purtroppo stanno sottovalutando il fenomeno dichiarativo, credendo che non esistano leggi in materia – spiega Micheli – invece ci sono precisi obblighi stratificati nella prassi amministrativa. Chi non dichiara le proprie monete virtuali incorre in pene di tipo amministrativo o penale, a seconda della gravità dell’illecito”.

Le sanzioni per chi non dichiara le criptovalute

A causa del mancato monitoraggio fiscale, si rischia di pagare una sanzione che va dal 3 al 15% dell’importo non dichiarato. La percentuale sale dal 6 al 30% in caso di operazioni riconducibili a paesi in blacklist o paradisi fiscali. Nei casi più gravi — quando la moneta virtuale non dichiarata genera un reddito annuo superiore a 50.000 euro — si rischia la reclusione per evasione fiscale.

La Guardia di Finanza ha già avviato un’attività di controllo mirata principalmente a contrastare fenomeni di riciclaggio, verificando che gli investimenti in moneta virtuale siano correttamente presenti nella dichiarazione dei redditi del contribuente.

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Il registro degli operatori in criptovalute: come funzionano i controlli

Di notevole importanza è il ruolo svolto dal registro degli operatori in criptovalute istituito in Italia, che segnala alla Guardia di Finanza le generalità e l’ammontare di quanto transato da ciascun contribuente. Incrociando i dati forniti dal registro con quelli presenti nelle dichiarazioni dei redditi, è immediato rilevare eventuali incongruenze. Se le informazioni non corrispondono, il contribuente è chiamato a chiarire la propria posizione.

“Dichiarare solo in parte le proprie criptovalute è un altro grave errore da evitare – prosegue Micheli – perché anche in questo caso si commette un illecito che a particolari condizioni può divenire reato. Ciò, il più delle volte, accade affidandosi a professionisti poco esperti o addirittura improvvisati. Un commercialista serio ed abilitato alla difesa tributaria difficilmente dirà di non dichiarare perché non c’è una legge”.

Come tenere traccia delle operazioni in criptovalute

Micheli consiglia un approccio pratico per proteggersi da eventuali verifiche future: “È importante tenere sempre traccia di quello che facciamo. Consiglio di stampare periodicamente dagli Exchange la reportistica delle operazioni, oppure utilizzare un file Excel dove annotare tutte le attività in criptovalute. I controlli delle autorità fiscali possono risalire indietro di molti anni: avere tutto nero su bianco è la migliore tutela”.

In sintesi, ecco le buone pratiche da seguire:

  • Scaricare regolarmente i report delle transazioni dagli Exchange utilizzati.
  • Annotare data, valore in euro e tipologia di ogni operazione (acquisto, vendita, scambio, staking).
  • Conservare la documentazione per almeno 5 anni.
  • Affidarsi a un commercialista esperto in fiscalità delle criptovalute.

FAQ: criptovalute e dichiarazione dei redditi

Devo dichiarare le criptovalute anche se non le ho vendute?
Sì. L’obbligo di monitoraggio fiscale nel quadro RW scatta per il semplice possesso, indipendentemente dalla vendita o dalla realizzazione di plusvalenze.
Quali criptovalute vanno dichiarate?
Tutte: Bitcoin, Ethereum, stablecoin, token e qualsiasi altra moneta virtuale detenuta in wallet personali o su Exchange.
Cosa succede se ho dimenticato di dichiarare le criptovalute negli anni precedenti?
È possibile regolarizzare la propria posizione tramite il ravvedimento operoso, che riduce le sanzioni. È consigliabile rivolgersi a un professionista abilitato prima che partano i controlli.
Le criptovalute detenute su Exchange italiani vanno comunque dichiarate?
Sì. Anche se l’Exchange è registrato in Italia, l’obbligo di monitoraggio fiscale e di dichiarazione delle plusvalenze rimane in capo al contribuente.
Qual è l’aliquota sulle plusvalenze da criptovalute?
Le plusvalenze realizzate sono tassate con un’imposta sostitutiva del 26%, analoga a quella applicata sugli altri strumenti finanziari.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.