Conti Quando metti 20 euro di benzina sai quanta te ne danno? Dovrebbe costare 8 euro: a chi vanno gli altri 12

Quando metti 20 euro di benzina sai quanta te ne danno? Dovrebbe costare 8 euro: a chi vanno gli altri 12

13 Marzo 2026 07:30

Quando metti 20 euro di benzina, quanta te ne danno effettivamente? Sembra una domanda scontata, ma le cose non stanno proprio così.

Con l’ennesimo aumento dei prezzi della benzina, ci si è tornati a interrogare su come e dove finiscono davvero i soldi che spendiamo al distributore. 20 euro di benzina dovrebbero garantirci circa 11 litri, ma in realtà, solo una piccola parte di quella somma finisce per essere destinata al costo effettivo del carburante. Ecco dove vanno a finire gli altri 12 euro.

Aumento del prezzo e speculazione sulle accise

Da qualche settimana, il prezzo del petrolio è tornato a salire, spinto dalla guerra in Medio Oriente, e questo ha avuto un impatto immediato sulle pompe di benzina. Ogni litro di carburante è aumentato di circa 7 centesimi per la benzina e 11 centesimi per il diesel. Una crescita rapida che ha riacceso il dibattito sul possibile sfruttamento della situazione da parte delle compagnie petrolifere, ma anche sull’impatto delle accise e dell’IVA sui costi finali.

benzina aumenti tasse
Quando fai benzina, quanta te ne rimane effettivamente (www.finanza.com)

Un fenomeno che, in economia, viene definito “rocket and feather”: quando il prezzo sale, schizza verso l’alto come un razzo, ma quando scende, lo fa lentamente, come una piuma. La crescita immediata dei prezzi al distributore si fa sentire subito, mentre le diminuzioni avvengono con molta più lentezza. Questo accade perché i distributori non solo adeguano il prezzo in base all’andamento del costo del carburante che stanno vendendo in quel momento, ma anche a quello che dovranno pagare per rifornirsi in futuro.

Il peso delle tasse: materia prima, accise e IVA

Quando metti 20 euro di benzina, circa il 43% di quella somma va alla materia prima, cioè al costo effettivo del petrolio e dei suoi derivati. Ma non finisce qui. Circa il 39% dei tuoi soldi va a coprire le accise, un’imposta fissa applicata su ogni litro di carburante venduto. Le accise, in Italia, sono state pareggiate da inizio anno e ammontano a 0,67 euro al litro per sia per la benzina che per il diesel. A questa cifra si aggiunge anche l’IVA del 22%, che viene calcolata sul prezzo finale, comprensivo sia del costo del carburante che delle accise.

Di fatto, l’IVA rappresenta una sorta di tassa su una tassa, aumentando ulteriormente il carico fiscale sui carburanti e riducendo il potere d’acquisto dei consumatori.

Se consideriamo questi numeri, quando spendi 20 euro di benzina, circa 12 euro se ne vanno in tasse. Il prezzo finale che paghi è molto più alto del costo effettivo del carburante che stai acquistando.

Tasse sui carburanti troppo alte e diminuzioni basse: cosa succede in Italia

Il governo italiano sta considerando un possibile intervento per ridurre l’impatto delle accise sul prezzo del carburante, ma le prime stime parlano di un impatto che si aggirerebbe tra i 3 e i 4 centesimi al litro. Un intervento che, seppur utile, appare insufficiente per fronteggiare l’andamento dei prezzi che, nonostante gli aggiustamenti, rimangono comunque alti.

Nel contesto attuale, infatti, le accise e l’IVA sui carburanti restano una delle componenti principali del prezzo al distributore, in un quadro in cui gli aumenti rapidi dei prezzi del petrolio vengono trasferiti immediatamente ai consumatori, ma le diminuzioni lente sono influenzate dalle politiche fiscali, difficili da modificare con un colpo di spugna.

L’Italia è uno dei paesi dell’Unione Europea con le tasse sui carburanti più alte, e questo incide pesantemente sulle finanze delle famiglie italiane. Il costo della benzina è tra i più alti del continente, con circa 2 euro al litro. Nonostante i continui aumenti e le difficoltà economiche, le accise e l’IVA continuano a restare uno dei maggiori ostacoli alla riduzione dei costi per i consumatori.

Le politiche fiscali sulle accise non solo impattano il budget delle famiglie, ma anche il settore economico in generale. Il trasporto su strada, la logistica e i trasporti pubblici sono settori direttamente influenzati dal costo del carburante, con effetti che si riverberano anche sui prezzi dei beni di consumo.

Quando metti 20 euro di benzina, solo una piccola parte va effettivamente a coprire il carburante che acquisti, il resto finisce nelle casse fiscali dello Stato. Il continuo aumento dei prezzi e la crescente pressione fiscale sui carburanti rischiano di impoverire ulteriormente i consumatori, mentre le politiche fiscali attuali sembrano non essere sufficienti a fronteggiare l’innalzamento dei costi.