Pos, addio ricevute: ora per provare il pagamento basta l’estratto conto
Dal 15 aprile 2026, con una novità inserita nel Dl Pnrr, cittadini e imprese potranno dimostrare i pagamenti fatti con Pos usando l’estratto conto bancario al posto della ricevuta cartacea. A una condizione: il documento dovrà riportare i dati della singola operazione e andrà conservato per dieci anni.
La misura, attesa con il voto finale del Senato sul decreto, punta a rendere più semplici gli adempimenti, soprattutto per chi gestisce ogni giorno un alto numero di transazioni.
Addio scontrino Pos: cosa cambia per pagamenti e controlli
La norma dice che le comunicazioni inviate da banche e intermediari finanziari, anche in formato digitale, possono prendere il posto dello scontrino rilasciato dal terminale. Tradotto: non sarà più necessario tenere da parte la ricevuta del Pos, spesso stampata su carta termica che nel giro di pochi mesi sbiadisce o sparisce del tutto.
C’è però una condizione precisa. L’estratto conto dovrà indicare data, importo e beneficiario del pagamento. Solo in questo caso potrà valere come prova dell’operazione, anche quando serve a giustificare una spesa deducibile o detraibile.
La norma nel Dl Pnrr e l’obbligo di conservazione per dieci anni
La disposizione è contenuta nell’articolo 8, comma 1, del Dl 19/2026, il decreto collegato al Pnrr, e durante l’iter di conversione non è stata modificata. Il testo richiama anche l’articolo 119 del Testo unico bancario, che regola la documentazione rilasciata dagli istituti di credito ai clienti.
Resta fermo un punto che, per imprese e professionisti, pesa parecchio: i documenti dovranno essere conservati secondo quanto prevede l’articolo 2220 del Codice civile, quindi per almeno dieci anni. Se il documento è digitale, come ormai accade quasi sempre tramite home banking o app, servirà una conservazione elettronica a norma.
Meno carta per imprese e professionisti
Per le attività che incassano molti pagamenti ogni giorno, la novità ha un effetto immediato. Bar, negozi, hotel, ristoranti, società di servizi: in tutti questi casi conservare le ricevute Pos significa perdere tempo, occupare spazio e gestire montagne di carta, soprattutto quando le operazioni aumentano.
Qui la semplificazione si vede davvero. Non cambia l’obbligo di dimostrare che il pagamento sia avvenuto in modo tracciabile. Cambia però il documento da usare. E per chi prepara note spese, rendicontazioni di trasferta o documenti interni, passare dal rotolino di carta al file bancario può alleggerire parecchio il lavoro.
Per il Fisco restano i controlli: contano i documenti tracciabili
Secondo la relazione illustrativa del decreto, la nuova regola non limita in alcun modo i controlli dell’amministrazione finanziaria. Anzi, la documentazione bancaria continua a garantire il requisito della tracciabilità, che resta il punto chiave nelle verifiche fiscali.
In sostanza il Fisco potrà continuare a ricostruire il pagamento attraverso i dati già presenti nei circuiti bancari. La differenza è che il contribuente non dovrà più mostrare solo la ricevuta stampata al momento dell’acquisto. Un passaggio che recepisce una prassi già emersa negli ultimi anni, anche nei modelli dichiarativi 730 e Redditi.
Spese sempre più digitali: la direzione è tracciata
La novità non arriva dal nulla. L’Agenzia delle Entrate aveva già ammesso, in alcuni casi, la possibilità di usare l’estratto conto come prova del pagamento tracciabile, anche se in modo residuale e non sempre sufficiente da solo.
Ora il quadro diventa più chiaro. La norma accelera una tendenza già in corso verso la digitalizzazione dei documenti di spesa. Del resto, già dal decreto ministeriale del 7 dicembre 2016 era prevista la possibilità di emettere lo scontrino in forma elettronica, previo accordo con il cliente, purché fossero garantite autenticità e integrità del documento.
I prossimi passi e cosa cambia per i consumatori
Nel giugno 2025 anche la commissione Finanze della Camera aveva impegnato il governo ad andare in questa direzione, chiedendo misure per rendere obbligatoria la generazione e la trasmissione digitale del documento commerciale tramite registratori telematici. La scelta inserita nel Dl Pnrr sembra quindi un altro tassello di un percorso più ampio.
Per i consumatori, almeno all’inizio, il cambiamento si noterà poco. Chi vuole potrà continuare a prendere la ricevuta stampata, ma non sarà più quella l’unica prova da conservare. Per aziende e professionisti, invece, la svolta è più netta: meno archivi pieni di scontrini, meno carta da recuperare a fine mese, più spazio ai flussi digitali già prodotti dal sistema bancario. Una correzione tecnica, sì, ma con effetti concreti nella gestione quotidiana delle spese.