Agcom multa Retelit e Tekmind: 822.500 euro per le chiamate mascherate
Agcom colpisce lo spoofing telefonica con sanzioni a Retelit e Tekmind. Nel 2026 bloccate 191 milioni di chiamate mascherate da numeri italiani.
Quando il telefono squilla e sul display compare un numero italiano, l’istinto naturale è rispondere. È esattamente su questo meccanismo che si fonda la spoofing telefonica: la falsificazione del numero chiamante per ingannare il destinatario. Ora Agcom alza il tiro contro chi facilita questa pratica, comminando sanzioni per un totale di 822.500 euro a due società di telecomunicazioni, Retelit Digital Services e Tekmind, nell’ottobre 2026. Una mossa che arriva mentre i dati mostrano la portata reale del fenomeno: nei primi otto mesi dell’anno i filtri anti-spoofing hanno già bloccato 191 milioni di chiamate con numeri falsificati.
Come funziona la falsificazione del numero chiamante
La spoofing telefonica è una tecnica che consente di alterare il numero visualizzato sul display del destinatario, sostituendolo con uno diverso da quello reale. In pratica, chi chiama può far apparire qualsiasi numero voglia: un prefisso locale, un numero di banca, un ufficio pubblico. Il risultato è che l’utente vede una stringa di cifre che gli sembra familiare o istituzionale, abbassa le difese e risponde.
Nel contesto delle violazioni sanzionate da Agcom, il meccanismo specifico riguarda call centre che operano dall’estero mascherando le proprie chiamate con numerazioni italiane. Chi riceve la chiamata non ha modo di sapere che la linea origina da un paese diverso: vede un numero nazionale e lo tratta come tale. È una forma di inganno sistematico, spesso usata nel teleselling aggressivo, che erode la fiducia degli utenti nell’intero sistema delle comunicazioni telefoniche.
Le sanzioni ad Agcom a Retelit e Tekmind: cosa è stato contestato
Le due società sanzionate non sono state colpite per aver praticato direttamente lo spoofing, ma per non aver rispettato le misure di verifica della correttezza dei numeri telefonici utilizzati dai call centre che transitavano sulle loro reti. In altre parole, erano tenute a controllare che i numeri usati dai loro clienti commerciali corrispondessero a numerazioni legittime e assegnate: non lo hanno fatto in modo adeguato, e questo ha permesso alle chiamate falsificate di passare.
→ Leggi anche: AliExpress multata di 550 milioni dall'Ue: cosa cambia per i consumatori italiani
È una distinzione importante. La normativa vigente pone in capo agli operatori di rete obblighi precisi di presidio: non basta trasmettere le chiamate, bisogna verificare che i numeri di origine siano autentici. Retelit Digital Services e Tekmind hanno mancato a questo obbligo, e l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha risposto con sanzioni amministrative per complessivi 822.500 euro.
La ripartizione esatta della multa tra le due società non è stata resa pubblica nei dettagli ufficiali diffusi fino ad ora. Quello che è certo è che l’importo complessivo rappresenta uno dei provvedimenti più significativi nel settore delle comunicazioni elettroniche per l’anno in corso.
191 milioni di chiamate bloccate: la misura del problema
I numeri messi sul tavolo da Agcom fotografano un fenomeno di scala industriale. Nei primi otto mesi del 2026, i filtri anti-spoofing attivati sulle reti degli operatori hanno intercettato e bloccato 191 milioni di chiamate con numeri falsificati. Una media che supera abbondantemente il milione al giorno.
Questo dato ha un doppio significato. Da un lato, dimostra che i sistemi di contrasto funzionano: centinaia di milioni di chiamate ingannevoli non sono arrivate a destinazione. Dall’altro, mostra che la pressione del fenomeno resta altissima e che gli attori che lo alimentano continuano a operare su larga scala, cercando continuamente nuove vie per aggirare i controlli.
Per gli utenti comuni, questi numeri si traducono in una realtà quotidiana ben nota: telefonate insistenti da presunti operatori energetici, finanziarie, assicurazioni, spesso con toni urgenti o allarmistici, che sfruttano la credibilità apparente di un numero italiano per ottenere dati personali o concludere contratti non richiesti.
→ Leggi anche: Antiriciclaggio, record di segnalazioni nel primo semestre 2026: 90.200 operazioni sospette per 61 miliardi
Cosa possono fare gli utenti per difendersi
Sul piano pratico, la difesa individuale contro la spoofing telefonica è limitata ma non inesistente. Alcune indicazioni concrete:
- Non fidarsi automaticamente del numero visualizzato. Un numero italiano non garantisce che la chiamata provenga dall’Italia o da chi dice di essere.
- Non fornire mai dati personali, bancari o di contratto durante una chiamata in entrata non attesa, anche se il numero sembra noto.
- Riagganciare e richiamare il numero ufficiale dell’ente o dell’azienda che dichiara di contattarvi, cercandolo autonomamente sui canali ufficiali.
- Segnalare le chiamate sospette ad Agcom attraverso i canali istituzionali: ogni segnalazione contribuisce a costruire il quadro dei fenomeni da contrastare.
- Valutare l’iscrizione al Registro delle Opposizioni, che limita — anche se non elimina — le chiamate commerciali non richieste.
Per approfondire il quadro normativo e i meccanismi di tutela, il sito ufficiale di Agcom raccoglie le delibere, i provvedimenti sanzionatori e le guide per i consumatori.
Il ruolo degli operatori e gli obblighi di controllo
Le sanzioni a Retelit e Tekmind chiariscono un principio che Agcom intende far valere con fermezza: gli operatori di rete non sono semplici conduttori passivi del traffico telefonico. Hanno obblighi attivi di verifica, e risponderanno delle lacune nei propri sistemi di controllo anche quando le chiamate illecite sono generate da terzi che usano la loro infrastruttura.
Questo approccio sposta parte della responsabilità lungo la catena del valore delle telecomunicazioni, colpendo non solo chi esegue lo spoofing ma chi mette a disposizione la rete senza presidiarne adeguatamente l’uso. È una logica di responsabilità condivisa che, se applicata con continuità, può rendere più costoso e rischioso per qualsiasi operatore chiudere un occhio sui propri clienti commerciali.
Il provvedimento di ottobre 2026 va letto in questa prospettiva: non è un episodio isolato, ma un segnale preciso su come l’Autorità intende muoversi nei prossimi mesi. Con 191 milioni di chiamate bloccate e due sanzioni da 822.500 euro già nel bilancio dell’anno, il messaggio agli operatori è chiaro: i controlli ci sono, e non rispettarli ha un costo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.