Povertà in Italia, 5,4 milioni di persone in difficoltà: i dati Istat
Nel 2025 la povertà assoluta in Italia colpisce 5,4 milioni di persone, il 9,3% della popolazione. I dati Istat mostrano 2,1 milioni di famiglie e 1,1 milioni di minori i
Il 15 ottobre 2026 l’Istat ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla povertà in Italia, certificando una realtà che riguarda milioni di famiglie: nel 2025, la povertà assoluta in Italia colpisce 5,4 milioni di persone, pari al 9,3% della popolazione totale. Un italiano su dieci, in sostanza, non riesce a permettersi i beni e i servizi considerati essenziali per condurre una vita dignitosa. I numeri dell’Istituto Nazionale di Statistica fotografano una vulnerabilità economica strutturale, non episodica, che attraversa famiglie, minori e intere fasce della popolazione.
Cosa misura la povertà assoluta e perché il 9,3% è un dato rilevante
La povertà assoluta non è una misura relativa al reddito medio del paese: è una soglia definita dal costo di un paniere minimo di beni e servizi — alimentari, abitativi, sanitari — al di sotto della quale una famiglia non riesce a garantirsi uno standard di vita accettabile. Chi si trova sotto questa soglia non è semplicemente “meno ricco” della media: è in una condizione di privazione concreta e quotidiana.
Che il 9,3% degli italiani si trovi in questa situazione nel 2025 è un dato che merita attenzione proprio perché non lascia spazio a interpretazioni: si tratta di una misura oggettiva, costruita su parametri tecnici aggiornati dall’Istat in base ai prezzi effettivi del mercato. Quando quasi un italiano su dieci non riesce a coprire i bisogni primari, il problema smette di essere marginale e diventa sistemico.
Oltre 2,1 milioni di famiglie sotto la soglia
I 5,4 milioni di individui in condizione di povertà assoluta si distribuiscono in oltre 2,1 milioni di nuclei familiari. Questo dato è importante perché ridimensiona l’idea che la povertà riguardi prevalentemente persone sole o in situazioni eccezionali: si tratta di famiglie, con tutto ciò che questo implica in termini di spese condivise, figli a carico, canoni di affitto, bollette.
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Una famiglia in povertà assoluta non riesce a coprire il costo mensile di un’alimentazione adeguata, di un’abitazione dignitosa e delle spese sanitarie di base. Quando questo accade a più di due milioni di nuclei familiari in un paese come l’Italia, le conseguenze si propagano su più generazioni: i figli crescono in ambienti privati di risorse materiali, educative e relazionali che incidono profondamente sulle loro opportunità future.
I minori: la categoria più esposta alla povertà assoluta in Italia
Il dato più allarmante del rapporto Istat riguarda i bambini e gli adolescenti. Nel 2025, 1 milione 136 mila minori vivono in condizione di povertà assoluta, una cifra che corrisponde al 12,5% di tutti i minori presenti in Italia. Quasi uno su otto, quindi, cresce in una famiglia che non riesce a garantirsi il necessario.
Questa percentuale supera significativamente l’incidenza media sulla popolazione generale (9,3%), il che indica che le famiglie con figli sono proporzionalmente più esposte al rischio di povertà assoluta rispetto ad altri tipi di nucleo. Le ragioni sono molteplici: i costi legati alla crescita dei figli — dalla scuola all’alimentazione, dall’abbigliamento alle attività extrascolastiche — gravano su bilanci familiari già sotto pressione, spesso senza un adeguato sistema di sostegno.
Un minore su otto che vive in povertà assoluta è anche un dato che pesa sul futuro del paese: la povertà educativa che spesso si accompagna a quella materiale tende a riprodursi nel tempo, limitando le possibilità di mobilità sociale delle generazioni successive.
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Leggere i numeri Istat senza fraintendimenti
Quando si parla di povertà assoluta, è utile chiarire cosa il dato non dice, per evitare letture distorte in entrambe le direzioni. La soglia di povertà assoluta varia in base alla composizione del nucleo familiare, all’area geografica e alla dimensione del comune di residenza: una famiglia di tre persone che vive in una grande città del Nord ha una soglia più alta rispetto a una coppia senza figli in un piccolo comune del Sud. L’Istat calibra questi parametri ogni anno per riflettere le variazioni dei prezzi.
Questo significa che il confronto tra anni diversi va fatto con attenzione, tenendo conto delle revisioni metodologiche. Ma significa anche che i 5,4 milioni di persone in povertà assoluta nel 2025 sono stati misurati con criteri rigorosi e aggiornati: non è un numero gonfiato da definizioni elastiche, ma una stima tecnica che l’Istat difende con trasparenza metodologica. I dati sono consultabili direttamente sul comunicato stampa ufficiale dell’Istat.
Cosa dicono davvero questi dati sulla vulnerabilità economica del paese
La fotografia scattata dall’Istat per il 2025 non è quella di un paese in crisi acuta, ma di uno in cui una quota significativa della popolazione vive in una condizione di fragilità economica persistente. Oltre due milioni di famiglie che non riescono a coprire i bisogni primari non sono una parentesi congiunturale: sono il segnale di strutture di protezione sociale che non raggiungono tutti coloro che ne avrebbero bisogno.
Il dato sui minori — 12,5%, ben al di sopra della media nazionale — indica che le politiche di sostegno al reddito e alla genitorialità non riescono ancora a compensare il costo economico dell’avere figli per le famiglie più vulnerabili. Famiglie con bambini e stranieri, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera in riferimento al rapporto Istat, risultano tra le categorie più colpite.
La povertà assoluta in Italia al 9,3% non è un record storico, ma è una quota che rimane strutturalmente elevata. Ogni punto percentuale corrisponde a centinaia di migliaia di persone reali, con storie concrete di rinunce quotidiane: alla spesa, alle cure mediche, al riscaldamento. Tenere questi numeri sotto osservazione — e aggiornare le politiche di contrasto in base ad essi — è il primo passo per non rassegnarsi a considerarli normali.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.