Carte Carte di credito in Europa, il rischio nascosto: Visa e Mastercard dipendono dagli Stati Uniti

Carte di credito in Europa, il rischio nascosto: Visa e Mastercard dipendono dagli Stati Uniti

13 Marzo 2026 11:16

Pagare con carta è diventato un gesto quotidiano per milioni di europei. Dal supermercato ai viaggi online, fino alle prenotazioni alberghiere o ai pagamenti digitali tramite smartphone, gran parte delle transazioni passa attraverso i circuiti internazionali delle carte di credito.

Proprio questa normalità nasconde una fragilità strutturale: l’Europa dipende in larga parte da infrastrutture finanziarie controllate da aziende statunitensi.

Secondo diversi studi pubblicati dalla Banca Centrale Europea, il mercato dei pagamenti con carta nel continente è dominato da due grandi operatori: Visa e Mastercard. Queste società gestiscono la maggior parte delle transazioni con carta effettuate in Europa, un dominio che negli ultimi anni è cresciuto ulteriormente con la diffusione dei pagamenti digitali e dei wallet integrati negli smartphone.

Il punto critico non riguarda soltanto la concentrazione del mercato ma anche il fatto che queste infrastrutture, pur essendo aziende private, operano sotto la giurisdizione degli Stati Uniti. In determinate circostanze, quindi, potrebbero essere coinvolte nell’applicazione delle politiche sanzionatorie americane.

Quanto l’Europa dipende davvero dai circuiti americani

I dati della BCE mostrano con chiarezza quanto sia profonda questa dipendenza. Nel 2023 circa il 54% dei pagamenti senza contanti nell’Unione Europea è stato effettuato tramite carte. Se si considera anche la quota di carte di debito che utilizzano gli stessi circuiti internazionali, il peso di Visa e Mastercard diventa ancora più evidente.

In particolare, secondo le analisi dell’Eurosistema, oltre il 60% delle transazioni con carta in Europa si appoggia ai circuiti gestiti dalle due società statunitensi. Questo significa che una parte consistente dei pagamenti quotidiani dei cittadini europei dipende da infrastrutture che non sono controllate direttamente dalle istituzioni europee.

Il tema non è nuovo. Da anni economisti e regolatori discutono della necessità di rafforzare l’autonomia europea nei sistemi di pagamento digitali. La BCE ha più volte sottolineato come la posizione oligopolistica dei grandi circuiti internazionali possa rappresentare un potenziale rischio strategico per la sovranità finanziaria europea.

Le leggi statunitensi che possono influenzare i pagamenti globali

Il timore che gli Stati Uniti possano influire sui sistemi di pagamento non nasce dal nulla ma da una struttura normativa precisa. Negli Stati Uniti esistono diverse leggi che consentono al governo federale di applicare sanzioni economiche con effetti globali.

Tra le più importanti c’è l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), una legge del 1977 che consente al presidente degli Stati Uniti di imporre restrizioni economiche e finanziarie nei confronti di Paesi, aziende o individui considerati una minaccia per la sicurezza nazionale.

In base a questa normativa, il presidente può ordinare il blocco di determinate transazioni finanziarie o l’esclusione dai circuiti economici internazionali di soggetti inseriti nelle liste sanzionatorie. L’attuazione operativa di queste misure avviene tramite l’Office of Foreign Assets Control (OFAC), l’ufficio del Dipartimento del Tesoro che gestisce le sanzioni economiche.

Quando un individuo o un’organizzazione viene inserito nelle liste OFAC, banche e intermediari finanziari di tutto il mondo rischiano pesanti conseguenze se continuano a operare con quel soggetto. Per questo motivo molte istituzioni finanziarie internazionali applicano automaticamente queste restrizioni anche al di fuori degli Stati Uniti.

I precedenti che dimostrano quanto il sistema sia influenzabile

Non si tratta di uno scenario puramente teorico. Un precedente significativo si è verificato nel 2022 quando, a seguito dell’invasione dell’Ucraina, gli Stati Uniti e i Paesi occidentali hanno imposto sanzioni economiche alla Russia.

In quell’occasione Visa e Mastercard hanno sospeso le operazioni nel territorio russo, rendendo inutilizzabili le carte emesse da banche russe per pagamenti internazionali. Le carte hanno continuato a funzionare all’interno del Paese solo grazie ai circuiti domestici alternativi sviluppati dal governo di Mosca.

Questo episodio ha mostrato quanto i circuiti internazionali di pagamento possano diventare strumenti di pressione geopolitica.

Perché si parla di rischio anche per l’Europa

È estremamente improbabile che un blocco dei pagamenti venga applicato tra alleati storici come Stati Uniti ed Europa. Tuttavia alcuni analisti osservano che la forte dipendenza europea da infrastrutture esterne rappresenta comunque una vulnerabilità.

In teoria, se emergessero tensioni politiche o commerciali molto forti, l’applicazione di determinate sanzioni o restrizioni finanziarie potrebbe avere effetti indiretti anche sui circuiti di pagamento.

Questo è il motivo per cui da alcuni anni le istituzioni europee stanno discutendo di rafforzare l’autonomia del sistema dei pagamenti.

Euro digitale e nuovi circuiti europei

Tra le possibili soluzioni in discussione c’è lo sviluppo di un sistema di pagamento europeo integrato e il progetto dell’euro digitale, promosso dalla BCE.

L’idea è creare un’infrastruttura di pagamento continentale che riduca la dipendenza dai circuiti extraeuropei e che possa garantire continuità operativa anche in caso di crisi geopolitiche o tensioni economiche. Il progetto dell’euro digitale, ancora in fase di sviluppo, mira proprio a rafforzare l’autonomia dell’Europa nei pagamenti elettronici offrendo una moneta digitale emessa direttamente dalla banca centrale.

Per ora Visa e Mastercard restano pilastri fondamentali del sistema dei pagamenti europei, ma il dibattito sulla sovranità finanziaria del continente è destinato a crescere nei prossimi anni.