“I giovani non bevono più”: colosso della birra ‘chiude bottega’ e manda a casa 6.000 dipendenti
Il gigante mondiale della birra Heineken prepara una profonda riorganizzazione interna che porterà al taglio di migliaia di posti di lavoro.
Il gruppo olandese ha infatti annunciato un piano di riduzione del personale che potrebbe arrivare fino a 6.000 dipendenti nel mondo nei prossimi due anni. Una decisione che arriva mentre l’intero settore delle bevande alcoliche affronta un momento di trasformazione, segnato da cambiamenti nelle abitudini dei consumatori e da una pressione crescente sui costi.
Attualmente il gruppo conta circa 87.000 lavoratori a livello globale. I tagli, secondo quanto emerso dalle prime indicazioni, riguarderanno soprattutto le strutture al di fuori dei Paesi Bassi, con una riorganizzazione che interesserà in particolare l’Europa. L’obiettivo dichiarato dell’azienda è quello di rendere il gruppo più efficiente e preparato ad affrontare una fase di mercato che appare sempre più complessa.
La decisione di rivedere la struttura del personale è arrivata insieme alla pubblicazione dei risultati finanziari relativi al 2025. I numeri mostrano un quadro in chiaroscuro.
I ricavi del gruppo sono scesi del 3,6%, fermandosi a 28,9 miliardi di euro, mentre l’utile operativo ha raggiunto i 4,39 miliardi, con una flessione del 2,8% rispetto all’anno precedente. Nonostante il calo, i risultati sono comunque leggermente migliori delle previsioni formulate dagli analisti nei mesi scorsi.
Anche i volumi di produzione raccontano una fase di rallentamento: la quantità di birra prodotta dal gruppo è diminuita del 2,4%, segnale di una domanda che non cresce più con il ritmo registrato negli anni precedenti.
Per un’azienda che da oltre un secolo rappresenta uno dei simboli globali della birra industriale, si tratta di un campanello d’allarme che riguarda però l’intero settore.
Cambiano le abitudini dei consumatori
Dietro il rallentamento dei conti si nasconde un fenomeno più ampio: il consumo di alcol sta cambiando in molte parti del mondo. Negli ultimi anni sempre più persone, soprattutto tra i consumatori più giovani, stanno riducendo o limitando il consumo di bevande alcoliche per ragioni legate alla salute, al benessere e a nuovi stili di vita.
Allo stesso tempo pesa anche il contesto economico. L’aumento del costo della vita in molti Paesi occidentali sta spingendo le famiglie a tagliare le spese considerate meno essenziali. Tra queste rientrano spesso anche birra e alcolici consumati fuori casa.
Gli effetti sono particolarmente evidenti in Stati Uniti ed Europa, due mercati storicamente fondamentali per il business del gruppo.
La conseguenza è una pressione crescente sui margini e sulla necessità di rendere più efficiente la struttura aziendale.

Il rallentamento non riguarda solo Heineken. Anche altri giganti globali della birra stanno affrontando la stessa fase di adattamento.
Il leader mondiale Anheuser-Busch InBev e il gruppo danese Carlsberg hanno infatti avviato negli ultimi anni programmi di riduzione dei costi e riorganizzazione interna, con interventi che includono revisione delle strutture e ottimizzazione della produzione.
Il settore sta cercando nuove strategie per rispondere al cambiamento della domanda. Tra queste ci sono l’espansione nel mercato delle birre analcoliche, il rafforzamento dei marchi premium e una maggiore attenzione ai prodotti a basso contenuto di alcol.
Cambio al vertice e strategie future
La riorganizzazione arriva inoltre in un momento di transizione ai vertici del gruppo. L’attuale amministratore delegato Dolf van den Brink, alla guida dell’azienda da sei anni, lascerà l’incarico il 31 maggio 2026.
La successione segnerà l’inizio di una nuova fase strategica per il gruppo, chiamato a navigare un mercato in rapido mutamento.
Nonostante le difficoltà del momento, la società mantiene un approccio prudenzialmente ottimista sulle prospettive future. Per il 2026, Heineken prevede una crescita dell’utile operativo compresa tra il 2% e il 6%.
Il gruppo ha inoltre confermato la distribuzione di un dividendo di 1,90 euro per azione, segnale che la solidità finanziaria resta una priorità per gli azionisti.