Gender pay gap? Ecco i migliori e i peggiori Paesi Ue (considerando il costo della vita). Sesto posto per l’Italia
Gender pay gap in Europa: la classifica dei migliori e peggiori Paesi Ue considerando il costo della vita. L'Italia è sesta con un divario del 4,2%, ma con luci e ombre sulla parità di genere.
Il Gender pay gap, ovvero il divario retributivo tra uomini e donne, è uno dei temi centrali quando si parla di uguaglianza e finanza. Ma i fattori da considerare sono diversi: non basta guardare la differenza di stipendio in percentuale, bisogna tenere conto anche del costo della vita nel Paese in cui si vive. Blacktower ha analizzato 29 Paesi in tutta Europa per scoprire dove le donne sono più e meno colpite dal gender pay gap, ponderando i dati proprio con il costo della vita mensile per una persona. Il risultato è una classifica che ribalta alcune aspettative — e che vede l’Italia al sesto posto.
Cos’è il gender pay gap e perché il costo della vita cambia tutto
Il gender pay gap misura la differenza percentuale tra la retribuzione media degli uomini e quella delle donne. Un divario del 10%, però, pesa in modo molto diverso se si vive in un Paese dove il costo della vita è di 500 euro al mese rispetto a uno dove supera i 900 euro. È proprio questa la logica alla base dell’analisi di Blacktower: combinare il dato sul divario retributivo con il costo della vita stimato per una persona, ottenendo una classifica più realistica dell’impatto economico reale sulle lavoratrici europee.
I migliori Paesi Ue sul gender pay gap (considerando il costo della vita): la top five
In cima alla classifica dei Paesi europei con il minor impatto del gender pay gap — tenuto conto del costo della vita — troviamo:
- Romania: divario retributivo del 2,4% e costo della vita stimato in circa 473,96 euro al mese. La combinazione tra gap ridotto e spese contenute la porta al primo posto.
- Polonia: gender pay gap del 4,5% e costo della vita di 516,41 euro mensili. Seconda posizione grazie all’equilibrio tra le due variabili.
- Slovenia: divario inferiore rispetto alla Polonia (3,1%) ma costo della vita mensile più alto, a 654,88 euro, che la relega al terzo gradino del podio.
- Bulgaria: pur avendo un gender pay gap significativamente più elevato, al 12,7%, il costo della vita è tra i più bassi d’Europa (493,59 euro), il che le vale il quarto posto.
- Portogallo: il gap è abbastanza alto, all’11,4%, ma è controbilanciato da un costo della vita relativamente contenuto (538,71 euro), sufficiente per completare la top five.
Un caso interessante è il Lussemburgo: il gender pay gap è quasi inesistente, appena lo 0,7%, ma il costo della vita raggiunge i 966 euro mensili, il che posiziona il Paese solo al 15° posto della classifica complessiva. La conferma che il divario retributivo da solo non racconta tutta la storia.
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Gender pay gap in Italia: sesto posto, ma con luci e ombre
L’Italia si colloca al sesto posto della classifica sul gender pay gap considerando il costo della vita. Il Belpaese registra il quarto gender pay gap più basso in assoluto tra i 29 Paesi analizzati, al 4,2%, un dato positivo. Tuttavia, il costo della vita risulta meno accessibile rispetto ai Paesi che la precedono in classifica: 755,38 euro al mese, una cifra che erode parte del vantaggio guadagnato con il divario ridotto.
Il quadro, però, non è tutto positivo. Gli esperti sottolineano che l’Italia ha ancora molta strada da fare per raggiungere una vera parità di genere sul lavoro:
- Il tasso di disoccupazione femminile rimane elevato.
- Il 42,6% delle madri tra i 25 e i 54 anni risulta non occupato — un dato che pesa enormemente sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro e, di conseguenza, sul divario retributivo strutturale.
In altre parole: il gender pay gap italiano appare contenuto anche perché molte donne, soprattutto madri, escono direttamente dal mercato del lavoro anziché restare con stipendi più bassi. Un paradosso statistico che nasconde una disuguaglianza più profonda.
I peggiori Paesi Ue per gender pay gap (con costo della vita)
All’altro estremo della classifica si trovano i Paesi in cui la combinazione tra divario retributivo elevato e costo della vita alto penalizza maggiormente le lavoratrici. In generale, i Paesi dell’Europa centro-settentrionale con economie ad alto reddito tendono a scivolare nelle posizioni più basse della graduatoria proprio perché il costo della vita amplifica l’impatto reale del gap.
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La classifica completa dei 29 Paesi europei
Di seguito la classifica elaborata da Blacktower che incrocia gender pay gap e costo della vita nei 29 Paesi europei analizzati:

FAQ sul gender pay gap in Europa
Cos’è esattamente il gender pay gap?
Il gender pay gap è la differenza percentuale tra il salario medio lordo degli uomini e quello delle donne. Si calcola sottraendo la retribuzione media femminile da quella maschile e dividendo il risultato per la retribuzione media maschile. Un valore del 10% significa che, in media, le donne guadagnano il 10% in meno degli uomini.
Perché l’Italia ha un gender pay gap basso ma è solo sesta?
Perché il costo della vita in Italia (stimato in circa 755 euro al mese per una persona) è più alto rispetto ai Paesi che la precedono in classifica. Questo riduce il vantaggio derivante dal divario retributivo contenuto. Inoltre, il dato sul gap è in parte distorto dall’alta percentuale di donne — specialmente madri — che non partecipano affatto al mercato del lavoro.
Quale Paese europeo ha il gender pay gap più basso?
Considerando solo il divario retributivo, il Lussemburgo è il più virtuoso con appena lo 0,7%. Ma se si considera anche il costo della vita, la Romania sale al primo posto grazie alla combinazione di un gap ridotto (2,4%) e spese mensili molto contenute (circa 474 euro).
Il gender pay gap sta migliorando in Europa?
La tendenza generale è al miglioramento, ma i progressi sono lenti e disomogenei tra i Paesi. Le politiche di trasparenza salariale — come la direttiva europea sulla parità retributiva — puntano ad accelerare la riduzione del divario nei prossimi anni.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.