Tassa extraprofitti banche, l’attacco dell’Abi. Le modifiche in arrivo
L'ABI attacca la tassa sugli extraprofitti delle banche e respinge il concetto stesso di extraprofitto. Ecco le modifiche in arrivo al Decreto Asset e il quadro aggiornato sull'imposta straordinaria.
La tassa sugli extraprofitti delle banche è al centro di un acceso dibattito tra il Governo italiano e il sistema bancario. L’ABI (Associazione Bancaria Italiana) ha assunto una posizione netta, contestando nel merito il concetto stesso di extraprofitto su cui si fonda l’imposta straordinaria. Nel frattempo, l’Esecutivo lavora a modifiche sostanziali della norma per ridurne l’impatto e trovare un equilibrio politico e finanziario. Ecco tutto quello che c’è da sapere.
Tassa extraprofitti banche: cosa ne pensa l’ABI
Nel corso delle audizioni presso l’VIII Commissione Ambiente e la IX Commissione Industria e Commercio, Giovanni Sabatini, direttore generale dell’ABI, ha respinto il concetto stesso di extraprofitti, sul quale si basa l’imposta straordinaria che andrà a colpire il settore bancario. Sabatini ha spiegato che:
L’extra profitto si riferisce a una situazione specifica, quella in cui un’impresa godendo di una posizione di monopolio od oligopolio può fissare il prezzo dei suoi prodotti ricavando un profitto superiore a quello determinabile in un mercato concorrenziale. Questa situazione è assente nelle banche, in forte concorrenza nell’intera area dell’euro e per quella di fintech e big tech.
La posizione dell’ABI è dunque chiara: le banche operano in un mercato competitivo e i maggiori margini di interesse registrati negli ultimi esercizi sono il frutto di dinamiche di mercato — in particolare del rialzo dei tassi da parte della BCE — e non di rendite di posizione. Tassarli come “extra” sarebbe, secondo l’associazione, concettualmente errato oltre che economicamente penalizzante.
Come funziona l’imposta straordinaria: i dettagli tecnici
Sabatini ha ricordato che, attraverso il decreto legge del 10 agosto, il Governo ha introdotto un’imposta straordinaria una tantum sulle banche, con le seguenti caratteristiche principali:
- Aliquota pari al 40% sull’incremento del margine di interesse.
- L’imposta non può superare la soglia dello 0,1% del totale dell’attivo relativo all’esercizio antecedente a quello in corso al 1° gennaio 2023.
- Il tributo deve essere versato nell’anno di riferimento indicato dal decreto.
Stando alle prime stime, la tassa sugli extraprofitti bancari dovrebbe permettere al Governo di incassare circa 3,8 miliardi di euro. Nel caso in cui il provvedimento venisse alleggerito in sede parlamentare, il gettito sarebbe inferiore.
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L’attacco dell’ABI: le critiche nel dettaglio
L’intervento di Sabatini in audizione non si è limitato a una contestazione di principio. L’ABI ha sollevato obiezioni su più fronti:
- Assenza di posizione dominante: le banche italiane operano in un contesto fortemente competitivo, sia con altri istituti tradizionali sia con i nuovi operatori fintech e big tech.
- Natura dei maggiori ricavi: l’aumento del margine di interesse è direttamente riconducibile alle politiche monetarie della BCE, non a comportamenti opportunistici degli istituti.
- Impatto sulla solidità patrimoniale: una tassazione straordinaria riduce la capacità delle banche di accantonare riserve e sostenere il credito all’economia reale.
- Effetti sui clienti: il rischio è che il costo dell’imposta venga traslato, almeno in parte, su imprese e famiglie attraverso condizioni di credito meno favorevoli.
La presa di posizione ufficiale è arrivata proprio a ridosso del termine per la presentazione degli emendamenti al Decreto Asset (o Decreto Omnibus) da parte delle due commissioni riunite, chiamate a focalizzarsi sulla misura che riguarda le banche.
Il governo al lavoro per modificare la tassa sugli extraprofitti
Il Governo non è rimasto fermo di fronte alle pressioni del settore. Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha anticipato che la norma sarebbe stata migliorata, e le commissioni parlamentari sono al lavoro per definire gli emendamenti. Il provvedimento è stato calendarizzato tra il 26 e il 28 settembre per l’esame parlamentare.
Le modifiche allo studio: base imponibile e RWA
Le ipotesi di modifica più concrete riguardano la base imponibile dell’imposta. In particolare, il Governo starebbe ragionando su due interventi chiave:
- Esclusione degli interessi sui titoli di Stato dal calcolo del margine di interesse tassabile.
- Utilizzo degli RWA (Risk-Weighted Assets, ovvero le attività ponderate per il rischio) come base di riferimento, al posto del totale degli asset. Questo cambio metodologico ridurrebbe significativamente la platea degli istituti colpiti e l’entità dell’imposta per ciascuno.
Se queste modifiche venissero approvate, l’impatto della tassa sugli extraprofitti bancari si ridurrebbe in modo sostanziale, con un gettito inferiore rispetto ai 3,8 miliardi inizialmente stimati.
L’aliquota minima sulle multinazionali: la mossa compensativa
Per compensare l’eventuale riduzione del gettito derivante dalla tassa sulle banche, il Governo starebbe valutando un provvedimento parallelo: l’introduzione di un’aliquota minima sulle multinazionali. L’obiettivo è fare in modo che qualsiasi gruppo italiano o internazionale operativo in più paesi paghi un’imposta effettiva pari almeno al 15% (in linea con gli accordi OCSE sul global minimum tax).
Questa mossa servirebbe a due scopi:
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- Compensare la stretta sulla tassa sugli extraprofitti bancari.
- Reperire le risorse necessarie per la prossima Legge di Bilancio.
Tassa extraprofitti banche: il quadro aggiornato
Il confronto tra ABI e Governo sulla tassa sugli extraprofitti delle banche è ancora aperto. Da un lato, l’associazione di categoria continua a contestare la legittimità concettuale e l’equità dell’imposta. Dall’altro, l’Esecutivo cerca un punto di equilibrio che consenta di mantenere un gettito significativo senza compromettere la stabilità del sistema creditizio.
Le modifiche in arrivo — in particolare il passaggio agli RWA come base imponibile e l’esclusione degli interessi sui titoli di Stato — potrebbero rappresentare un compromesso accettabile per entrambe le parti. Ma il dibattito parlamentare sarà decisivo per capire la forma definitiva che assumerà questa imposta straordinaria.
FAQ: domande frequenti sulla tassa extraprofitti banche
Cos’è la tassa sugli extraprofitti delle banche?
È un’imposta straordinaria una tantum introdotta dal Governo con decreto legge, che colpisce le banche con un’aliquota del 40% sull’incremento del margine di interesse registrato rispetto agli anni precedenti.
Quanto incasserebbe lo Stato con questa tassa?
Le prime stime indicano un gettito di circa 3,8 miliardi di euro, ma la cifra potrebbe ridursi significativamente se venissero approvate le modifiche allo studio.
Perché l’ABI si oppone alla tassa sugli extraprofitti?
L’ABI contesta il presupposto stesso dell’imposta: le banche non godono di posizioni monopolistiche, quindi i maggiori profitti non sono “extra” ma il risultato della concorrenza di mercato e delle politiche monetarie della BCE.
Cosa sono gli RWA e perché sono rilevanti?
Gli RWA (Risk-Weighted Assets) sono le attività ponderate per il rischio. Usarli come base imponibile al posto del totale degli asset ridurrebbe l’impatto della tassa, concentrandola sulle banche con portafogli più rischiosi.
La tassa colpirà anche i clienti delle banche?
Secondo l’ABI, esiste il rischio che parte del costo dell’imposta venga traslata sui clienti attraverso condizioni di credito meno favorevoli o minori rendimenti sui depositi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.