Causa forza maggiore: Ucraina costretta a chiudere transito 1/3 gas russo destinato all’Europa

L'Ucraina chiude il transito di un terzo del gas russo verso l'Europa a Sokhranivka, invocando la causa di forza maggiore per l'interferenza delle forze russe. Prezzi, impatti e analisi degli esperti.

Pubblicato 11 Maggio 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:48

La crisi energetica europea ha conosciuto una svolta concreta quando il gestore del sistema di trasporto del gas ucraino (GTSOU) ha annunciato la decisione di fermare il transito del gas attraverso il punto di ingresso di Sokhranivka, invocando la causa di forza maggiore. La mossa ha riguardato circa un terzo del gas russo destinato all’Europa, scatenando immediate tensioni sui mercati energetici del continente e riaccendendo il dibattito sulla dipendenza europea dalle forniture di Mosca.

Causa forza maggiore: perché l’Ucraina ha chiuso il transito del gas a Sokhranivka

L’operatore ucraino GTSOU ha motivato la sospensione del transito con cause di forza maggiore direttamente legate al conflitto in corso. Secondo il comunicato ufficiale, la guerra rende impossibile raggiungere in condizioni di sicurezza alcune zone della rete, in particolare quelle della regione di Luhansk controllate dalle forze russe.

Nel dettaglio, stando all’annuncio, le forze russe starebbero interferendo con alcune operazioni tecniche avviate nella rete del gas, mettendo a repentaglio “la stabilità e la sicurezza dell’intero sistema di trasporti ucraino”. Di conseguenza, un terzo del gas russo con destinazione Europa non sarà più accettato nel punto di ingresso di Sokhranivka.

Quanto gas è coinvolto: i numeri del blocco

Per comprendere la portata della decisione, è utile inquadrare i volumi in gioco:

  • La rotta di Sokhranivka trasferisce in Europa circa 32,6 milioni di metri cubi di gas al giorno
  • Questo flusso rappresenta circa un terzo delle forniture totali di gas russo all’Europa
  • La sospensione è la prima volta, dall’inizio del conflitto, che la guerra tra Russia e Ucraina ha avuto ripercussioni dirette sulle forniture fisiche di gas al continente

Un evento che, come ha sottolineato Bloomberg, alimenta la paura europea di rimanere a secco di forniture, vista la forte dipendenza storica dal gas russo.

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La reazione dei mercati: prezzi del gas sotto osservazione

Nonostante la gravità dell’annuncio, la reazione immediata dei mercati è stata contenuta. Sul mercato di Amsterdam, le quotazioni del gas hanno oscillato attorno a quota 98 euro al MWh, rimanendo sotto la soglia psicologica dei 100 euro, che era stata superata all’inizio della seduta.

Tuttavia, gli analisti avvertono che la situazione potrebbe deteriorarsi rapidamente in caso di interruzioni prolungate. Il future sul gas ha già registrato un incremento, passando da circa 93 €/MWh a 100 €/MWh, con conseguenze negative su più fronti.

L’analisi degli esperti: braccio di ferro o emergenza tecnica?

Così commenta Roberto Letizia di Equita Sim, nella nota sull’oil sector pubblicata in occasione dell’annuncio:

“Come emerso ieri pomeriggio, e in virtù dell’occupazione russa delle centrali di compressione nei territori occupati, l’Ucraina potrebbe essere costretta ad interrompere le forniture di gas sulla rotta di Sokhranivka, che attualmente trasferisce in Europa 32,6 milioni di metri cubi al giorno, o circa 1/3 delle forniture europee”.

La nota continua aggiungendo che, “secondo le indicazioni giornalistiche, si tratta in realtà di un braccio di ferro tra le due nazioni e non di problemi tecnici agli impianti, che sembrerebbero funzionare regolarmente. Questa mattina verranno verificate eventuali interruzioni. Secondo le indicazioni russe riportate dai quotidiani, non ci sono sospensioni di immissione sulle reti coinvolte”.

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Impatto su stoccaggi, mercato retail e rinnovabili

Detto questo, “l’interruzione delle forniture è ovviamente un elemento negativo per il mercato. Gli stoccaggi dovrebbero essere in grado di compensare eventuali mancanze nei prossimi mesi, ma l’incremento dei prezzi di breve ha conseguenze negative sia sul lato domanda, sia sul fronte margini nei mercati retail (Enel, Iren, Hera, Acea, Ascopiave) per le difficoltà a trasferire sui consumatori gli aumenti di prezzo e per gli eventuali razionamenti nelle forniture che potrebbero essere richieste nel medio/lungo termine in caso di interruzioni prolungate.

Le potenziali interruzioni di gas aumentano invece il valore strategico ed economico degli asset rinnovabili (Erg, Falck, Alerion, Enel ed in misura minore A2A, Iren) come alternativa energetica”, conclude la nota di Equita Sim.

La proposta alternativa: il punto di transito di Sudzha

L’operatore ucraino ha spiegato che, al fine di rispettare gli accordi sul transito del gas russo, trasferirà in via temporanea la capacità non disponibile dal punto di transito di Sokhranivka a quello di Sudzha, che si trova in un territorio sotto il controllo dell’Ucraina.

“La società ha informato ripetutamente Gazprom sulle minacce al transito di gas a causa delle azioni delle forze di occupazione russe, e ha spiegato la necessità che le forze smettano di interferire con l’operatività degli impianti, ma questi appelli sono stati ignorati“, ha dichiarato GTSOU nel comunicato ufficiale.

Dal canto suo, stando a quanto riportato da Reuters, il gigante dell’energia russo Gazprom ha sottolineato che la proposta di GTSOU di trasferire tutti i volumi al punto di interconnessione di Sudzha è “impossibile da un punto di vista tecnico”, rendendo ancora più incerta la risoluzione della crisi.

Perché questa crisi è diversa dalle precedenti

Questa vicenda segna un precedente importante nel contesto del conflitto russo-ucraino e delle forniture energetiche europee. Per la prima volta, la guerra ha prodotto un impatto diretto e misurabile sui flussi fisici di gas verso l’Europa, non solo sulle quotazioni finanziarie. Le implicazioni sono molteplici:

  • Sicurezza energetica: la dipendenza europea dal gas russo torna al centro del dibattito politico e industriale
  • Diversificazione delle fonti: accelera la spinta verso GNL, rinnovabili e interconnessioni alternative
  • Prezzi al consumo: l’aumento delle quotazioni all’ingrosso si trasmette, con tempi variabili, alle bollette di famiglie e imprese
  • Stoccaggi strategici: la capacità di stoccaggio europea diventa una variabile critica per affrontare i mesi a venire

FAQ: le domande più frequenti sulla crisi del gas a Sokhranivka

Cos’è la causa di forza maggiore invocata dall’Ucraina?
È una clausola contrattuale e legale che consente di sospendere un obbligo contrattuale quando eventi eccezionali e imprevedibili — come un conflitto armato — rendono impossibile l’adempimento. GTSOU l’ha invocata per giustificare la chiusura del transito a Sokhranivka, adducendo l’interferenza delle forze russe sugli impianti.
Quanto gas russo arriva in Europa attraverso l’Ucraina?
Prima della sospensione, la rotta ucraina trasportava una quota significativa del gas russo verso l’Europa. Il solo punto di Sokhranivka gestiva circa 32,6 milioni di metri cubi al giorno, pari a circa un terzo del totale transitante per l’Ucraina.
L’Europa rischia razionamenti immediati?
Nel breve termine, gli stoccaggi europei dovrebbero essere in grado di compensare le mancanze. Il rischio di razionamenti diventa concreto solo in caso di interruzioni prolungate, soprattutto in vista dei mesi invernali di maggiore consumo.
Qual è la posizione di Gazprom sulla proposta di Sudzha?
Gazprom ha definito tecnicamente impossibile il trasferimento di tutti i volumi al punto di interconnessione di Sudzha, come proposto da GTSOU, lasciando aperta la questione su come garantire la continuità delle forniture.
Quali aziende energetiche sono più esposte a questa crisi?
Sul fronte del rischio, le utility con forte presenza nel mercato retail del gas — come Enel, Iren, Hera, Acea e Ascopiave — potrebbero subire pressioni sui margini. Al contrario, i produttori di energia rinnovabile come Erg, Falck e Alerion potrebbero beneficiare di un aumento del valore strategico dei loro asset.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.