Caro-benzina: Antitrust accende faro su prezzi, chieste informazioni a compagnie petrolifere

L'Antitrust accende il faro sui prezzi di benzina e gasolio e chiede informazioni alle compagnie petrolifere. Ecco cosa può fare l'Agcm, cosa rischiano le società e quali misure studia il Governo contro il caro-carburante.

Pubblicato 18 Marzo 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:58

Caro-benzina: l’Antitrust accende il faro sui prezzi e chiede informazioni alle compagnie petrolifere. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha avviato un’indagine conoscitiva sui recenti rincari del costo dei carburanti, notificando dettagliate richieste di informazioni alle maggiori compagnie petrolifere operanti in Italia, con l’ausilio della Guardia di Finanza. Una mossa che arriva dopo l’impennata dei prezzi di benzina e gasolio registrata nelle ultime settimane e le numerose segnalazioni e denunce pervenute all’Autorità da parte di consumatori e associazioni di categoria.

Perché l’Antitrust ha aperto un’indagine sul caro-benzina

“A seguito dell’aumento dei prezzi della benzina e del gasolio che si è registrato negli ultimi giorni nonché delle numerose denunce ricevute, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha notificato oggi dettagliate richieste di informazioni alle maggiori compagnie petrolifere avvalendosi anche dell’ausilio della Guardia di Finanza”, si legge nella nota ufficiale dell’Autorità.

L’obiettivo è quello di approfondire le ragioni di tali aumenti e, nel caso, valutare la sussistenza di spazi per un possibile intervento circoscritto soltanto all’ipotesi di un’eventuale violazione delle norme in materia di abuso di posizione dominante o di intese restrittive della concorrenza. Come avvenuto nel corso dei primi mesi della pandemia, l’Antitrust ha spiegato che, nell’ambito delle proprie competenze, “è attenta a monitorare gli eccezionali incrementi di prezzo che si registrano a volte durante le fasi di crisi e a verificare che tali fenomeni non siano frutto di comportamenti restrittivi della concorrenza”.

Cosa rischia chi viola le norme sulla concorrenza

L’Agcm dispone di poteri sanzionatori significativi. In caso di accertata violazione delle norme antitrust — sia per abuso di posizione dominante sia per intese restrittive della concorrenza — le compagnie petrolifere possono essere soggette a:

  • Sanzioni pecuniarie fino al 10% del fatturato annuo complessivo;
  • Misure comportamentali imposte dall’Autorità per ripristinare condizioni di concorrenza effettiva;
  • Diffide e obblighi di trasparenza sui meccanismi di formazione dei prezzi alla pompa.

L’indagine conoscitiva avviata con le richieste di informazioni rappresenta il primo passo formale: se emergessero elementi di irregolarità, l’Agcm potrebbe aprire un procedimento istruttorio vero e proprio.

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La reazione delle associazioni dei consumatori: non basta l’Antitrust

“Esprimiamo soddisfazione per la decisione dell’Antitrust di accendere un faro sul settore dei carburanti, ma non basta, e riteniamo indispensabile un intervento del Governo per bloccare le speculazioni ‘legali’ sui prezzi“. Così Assoutenti, commentando le richieste di informazioni avanzate dall’Autorità in merito ai rincari dei prezzi di benzina e gasolio.

“Grazie al faro dell’Antitrust sarà possibile verificare se la crescita dei listini alla pompa sia stata ‘dopata’ da speculazioni illegali nei vari passaggi della filiera – afferma il presidente dell’associazione Furio Truzzi –. I rincari di benzina e gasolio delle ultime settimane non appaiono giustificati né dalle quotazioni internazionali del petrolio, né da riduzioni delle forniture legate alla guerra in Ucraina, e costano oltre 900 euro a famiglia in più solo per i maggiori costi di rifornimento rispetto all’anno precedente”.

Il punto sollevato da Assoutenti è cruciale: l’Antitrust può intervenire solo in presenza di condotte illecite accertate. Se i rincari fossero il frutto di dinamiche di mercato formalmente lecite — pur percepite come speculative — sarebbe necessario un intervento normativo del Governo per calmierare i prezzi o ridurre il carico fiscale sui carburanti.

Accisa mobile: la proposta sul tavolo del Governo contro il caro-carburante

Parallelamente all’azione dell’Antitrust, il Governo sta valutando misure strutturali per contenere l’impatto del caro-benzina sulle famiglie e sulle imprese. Tra le proposte più discusse c’è quella dell’accisa mobile (o accisa anticiclica), uno strumento che consente di sterilizzare automaticamente gli aumenti dell’IVA legati al rialzo dei prezzi dei carburanti.

Il meccanismo funziona così: l’accisa è un’imposta che colpisce la quantità del prodotto, non il suo valore. Quando il prezzo del carburante sale, l’IVA — che è proporzionale al valore — genera automaticamente maggiori entrate per lo Stato. Con l’accisa mobile, questo gettito extra verrebbe utilizzato per ridurre le accise stesse, ottenendo una riduzione del prezzo finale alla pompa senza costi aggiuntivi per le casse pubbliche.

Come funziona l’accisa mobile in pratica

  • Il prezzo del carburante sale sui mercati internazionali;
  • L’IVA applicata genera un gettito extra per lo Stato;
  • Le accise vengono ridotte di un importo equivalente al maggior gettito IVA;
  • Il prezzo finale alla pompa rimane stabile o aumenta meno rispetto allo scenario senza intervento.

Il ministro della Transizione ecologica aveva sottolineato come il caro-carburante dipenda dall’impennata del prezzo del petrolio Brent sui mercati internazionali, aggravata dal maggiore costo del gas e dell’energia necessaria nelle raffinerie per la lavorazione del greggio. A ciò si aggiunge una diminuzione della disponibilità del diesel, fenomeno che in parte spiega il sorpasso del prezzo del gasolio rispetto a quello della benzina. I rincari attuali, secondo il Governo, restano in larga parte “ingiustificati” rispetto ai fondamentali di mercato.

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Il quadro complessivo: cosa succede ai prezzi dei carburanti

Il caro-benzina è il risultato di una combinazione di fattori che si sovrappongono lungo tutta la filiera:

  • Prezzo del petrolio Brent: le quotazioni internazionali influenzano direttamente il costo della materia prima;
  • Costo dell’energia nelle raffinerie: il gas e l’elettricità necessari alla lavorazione incidono sul prezzo finale;
  • Tensioni geopolitiche: le instabilità internazionali creano incertezza sull’offerta e spingono al rialzo i prezzi;
  • Carico fiscale: in Italia, accise e IVA rappresentano una quota rilevante del prezzo finale alla pompa, spesso superiore al 50% del totale;
  • Dinamiche di filiera: i margini applicati nei vari passaggi — dalla raffineria al distributore — sono sotto la lente dell’Antitrust.

È proprio su quest’ultimo punto che si concentra l’indagine dell’Agcm: verificare se, a parità di condizioni internazionali, i prezzi praticati in Italia siano stati gonfiati da comportamenti anticoncorrenziali tra le compagnie petrolifere.

FAQ: le domande più frequenti sul caro-benzina e l’indagine Antitrust

Cosa può fare concretamente l’Antitrust sui prezzi della benzina?

L’Agcm non ha il potere di fissare i prezzi dei carburanti, ma può sanzionare le compagnie petrolifere che abbiano violato le norme sulla concorrenza — ad esempio attraverso accordi di cartello o abuso di posizione dominante. Le richieste di informazioni inviate alle compagnie sono il primo passo formale di un’indagine che potrebbe portare a sanzioni significative.

Cosa si intende per abuso di posizione dominante nel settore dei carburanti?

Si parla di abuso di posizione dominante quando un’azienda — o un gruppo di aziende — che detiene una quota rilevante del mercato applica prezzi eccessivi o condizioni commerciali inique, sfruttando la propria posizione per limitare la concorrenza e danneggiare i consumatori.

L’accisa mobile è già in vigore in Italia?

L’accisa mobile è uno strumento già previsto dall’ordinamento italiano ma applicato in modo limitato. Il dibattito attuale riguarda la possibilità di renderla sistematica e automatica, in modo da agganciare la riduzione delle accise all’andamento dei prezzi internazionali del petrolio.

Come posso segnalare prezzi anomali alla pompa?

I consumatori possono segnalare prezzi ritenuti anomali direttamente all’Agcm tramite il portale ufficiale dell’Autorità, oppure rivolgersi alle associazioni dei consumatori come Assoutenti, Codacons o Altroconsumo, che raccolgono le segnalazioni e le trasmettono alle autorità competenti.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.