Nuova tassa sui prelievi di contanti: la nuova accisa su tutti i prelievi include Bancomat, ATM, sportello e pagamenti
Il panorama della gestione della liquidità si avvia verso una ridefinizione dei costi strutturali che potrebbe cambiare il modo in cui il cittadino percepisce il possesso fisico della moneta.
Al centro del dibattito tecnico-politico degli ultimi giorni c’è la proposta di introdurre un’accisa dello 0,25% su ogni operazione di prelievo di contanti effettuata all’interno del perimetro finanziario. La misura, attualmente oggetto di una complessa revisione da parte del Ministero delle Finanze, non si limiterebbe a colpire i comuni prelievi presso gli sportelli automatici (ATM/Bancomat), ma si estenderebbe con rigore anche alle transazioni allo sportello bancario e ai servizi gestiti tramite agenti finanziari.
Le comunicazioni ufficiali arrivate il 29 marzo 2026 hanno cercato di circoscrivere il campo delle indiscrezioni. Ramadhan Ggoobi, Segretario permanente e Segretario del Tesoro, è intervenuto per precisare che, sebbene il dossier sia sul tavolo degli esperti, la tassazione non troverà spazio nel pacchetto di entrate previsto per l’imminente anno finanziario.
In cosa consiste la nuova tassazione
Si tratta, dunque, di una manovra a lungo raggio, studiata per disincentivare quello che le autorità definiscono un “uso eccessivo” del contante a favore di canali digitali, considerati più trasparenti e facili da monitorare.

Esiste una disparità di trattamento che il governo intende colmare. Oggi, chi utilizza il denaro tramite circuiti di telefonia mobile (mobile money) deve già farsi carico di una tassa dello 0,5% sui prelievi. L’estensione di un’accisa ai canali bancari tradizionali, seppur con un’aliquota dimezzata allo 0,25%, viene presentata come una mossa per riequilibrare il sistema, eliminando il vantaggio competitivo del contante “fisico” rispetto a quello digitale. In questo scenario, il fisco non cerca solo gettito, ma una simmetria operativa che spinga l’utenza verso una tracciabilità totale.
In un filone parallelo di controllo fiscale, emerge un dettaglio che descrive bene l’attuale clima di vigilanza sulle transazioni: l’URA (l’autorità fiscale competente) ha recentemente acceso i riflettori sui sistemi segreti di pagamento degli stipendi in ambito scolastico. Molti istituti avrebbero operato al di fuori dei radar istituzionali, una frammentazione che il governo intende ricomporre proprio attraverso la digitalizzazione forzata dei flussi. Questa “pulizia” dei canali di pagamento scolastici rappresenta un segnale laterale di quanto la lotta all’economia sommersa sia diventata granulare.
L’intuizione meno ortodossa che accompagna questa riforma riguarda la natura stessa del contante. Se implementata, la tassa trasformerebbe la banconota da “titolo al portatore” a “servizio a pagamento”. Lo Stato non tasserebbe più solo il reddito o il consumo, ma la velocità di uscita del denaro dal circuito digitale. In pratica, il contante diventerebbe un’anomalia del sistema, un’eccezione che richiede un pedaggio per essere tollerata, quasi come se la moneta fisica fosse un bene inquinante da sottoporre a una green tax finanziaria.
Mentre il Segretario Ggoobi ribadisce che la proposta è ancora in fase di studio e necessita di ulteriori analisi per valutarne l’impatto sociale, la strategia di fondo rimane immutata: ampliare la base imponibile riducendo gli angoli ciechi del sistema. La conformità fiscale, in questo nuovo paradigma, passa inevitabilmente per lo schermo di uno smartphone o per il chip di una carta, rendendo il ritiro di banconote un’operazione sempre meno neutrale e sempre più onerosa per il risparmiatore.
Nonostante l’eco di questa riforma possa apparire lontana, essa solleva interrogativi sulla tenuta del “modello contante” in Europa e, per riflesso, in Italia. Al momento, non esistono indicazioni che la Commissione Europea o il governo italiano intendano seguire la strada di una tassa diretta sul prelievo; tuttavia, la divergenza è più tattica che strategica. Mentre l’Uganda sperimenta un “pedaggio di uscita” per frenare la liquidità, l’Italia sta consolidando una barriera di trasparenza algoritmica, puntando sull’obbligo di trasmissione in tempo reale dei dati POS per i pagamenti digitali. L’Europa sembra voler evitare la frizione diretta al bancomat — che scatenerebbe tensioni sociali in un elettorato anagraficamente più anziano — preferendo un’eutanasia indolore del contante tramite limiti di spesa e l’introduzione dell’Euro Digitale.