Finanza Indici e quotazioni Oro sotto pressione, Bank of America vede possibile una discesa fino a 3.700 dollari

Oro sotto pressione, Bank of America vede possibile una discesa fino a 3.700 dollari

28 Marzo 2026 10:44

L’oro continua a muoversi in un’area delicata e il recente rimbalzo non basta, da solo, a cancellare i dubbi che stanno crescendo tra analisti e investitori. Dopo una corsa molto forte negli ultimi mesi, il metallo giallo si trova ora davanti a un passaggio che potrebbe cambiare il tono del mercato nel breve periodo.

Secondo gli strategist di Bank of America, la fase attuale non somiglia tanto all’inizio di un nuovo slancio rialzista quanto a un periodo di consolidamento prolungato, con la concreta possibilità che i prezzi scendano ancora prima di trovare una base più solida.

Il punto centrale è che un mercato reduce da un rally così esteso raramente continua a salire in linea retta. Quando aumentano le tensioni sui tassi, il dollaro USA si rafforza e parte degli investitori comincia a prendere profitto, anche un asset percepito come rifugio può entrare in una fase più complicata.

Perché l’oro sta perdendo forza

Alla base della debolezza recente ci sono diversi fattori che si stanno sommando. Il primo è il quadro macroeconomico. Un dollaro più forte e aspettative di tassi di interesse più alti tendono storicamente a penalizzare l’oro, perché rendono più appetibili altri strumenti e aumentano il costo opportunità di detenere un asset che non produce rendimento.

Questo meccanismo diventa ancora più visibile quando il mercato arriva da una fase di forte entusiasmo. Nei mesi scorsi l’oro, e in parte anche l’argento, hanno mostrato condizioni di ipercomprato. In situazioni simili basta un aumento dell’avversione al rischio o una riduzione delle posizioni speculative per innescare correzioni anche marcate, soprattutto quando a muoversi sono investitori con leva o orizzonti molto brevi.

Non è un dettaglio da poco, perché quando il mercato appare affollato sullo stesso trade, l’uscita può diventare rapida e disordinata. È un copione già visto in altri momenti di forte stress finanziario, quando l’oro ha corretto anche in contesti in cui ci si sarebbe aspettato il contrario.

Il ruolo delle banche centrali inizia a cambiare

Un altro elemento osservato con attenzione riguarda la domanda delle banche centrali, che negli ultimi anni ha avuto un peso importante nel sostenere i prezzi. Ora però alcuni segnali indicano un possibile rallentamento. In certi Paesi si parla di acquisti meno aggressivi, mentre in altri emergono ipotesi di vendita delle riserve per finanziare esigenze interne o stabilizzare la valuta.

Se questa dinamica dovesse consolidarsi, il mercato perderebbe uno dei sostegni più rilevanti dell’ultimo periodo. Per chi investe in oro questo aspetto conta molto, perché la presenza costante del settore ufficiale ha contribuito a dare stabilità al trend rialzista anche quando altri fattori di mercato apparivano meno favorevoli.

Il livello dei 4.000 dollari non mette al sicuro

Dal punto di vista tecnico, Bank of America ritiene che l’oro stia attraversando una fase correttiva assimilabile a una onda quattro, uno schema che spesso arriva dopo un rialzo molto forte e che può durare anche diversi mesi. In pratica, il mercato starebbe assorbendo gli eccessi accumulati, senza mostrare ancora segnali convincenti di una ripartenza immediata.

Secondo questa lettura, l’area dei 4.000 dollari rappresenta un primo riferimento importante, con la media mobile a 50 settimane indicata come soglia tecnica da monitorare con attenzione. Ma il dato che colpisce di più è un altro: per gli analisti, una discesa verso 3.700 dollari non sarebbe affatto anomala.

Detto così può sembrare un crollo, ma va inserito nel contesto corretto. L’oro è reduce da una salita molto ampia, passata da area 1.810 dollari alla fine del 2023 fino a sfiorare livelli molto più elevati all’inizio del 2026. Dopo un movimento di questa portata, una correzione più profonda rientra nella fisiologia dei mercati e non equivale automaticamente a un’inversione strutturale di lungo periodo.

Cosa significa per chi guarda all’oro oggi

Per gli investitori il messaggio è abbastanza chiaro. Nel breve termine l’oro potrebbe restare intrappolato in un range con bias ribassista, faticando a tornare rapidamente sui massimi precedenti. Questo non significa che il metallo giallo abbia perso il suo ruolo strategico, ma suggerisce che la fase più semplice del rialzo potrebbe essere alle spalle.

Chi osserva il mercato in queste settimane deve quindi fare i conti con uno scenario meno lineare, in cui pesano macroeconomia, flussi speculativi e mosse delle banche centrali. L’oro resta un termometro della tensione globale, ma proprio per questo può attraversare periodi di debolezza anche quando il quadro generale continua a restare incerto.