Vaccini, tra calo dell’efficacia e richiami: uno snodo importante per il futuro dell’economia

Vaccini, calo dell'efficacia e richiami: uno snodo importante per il futuro dell'economia. Dati, analisi Goldman Sachs e impatto sui mercati globali.

Pubblicato 1 Settembre 2021 Aggiornato 18 Ottobre 2026 13:25

I vaccini contro il Covid-19 proteggono davvero? Per quanto tempo? E cosa succede all’economia globale se l’efficacia cala? Sono domande che restano centrali anche oggi, mentre governi e istituzioni sanitarie continuano a monitorare i dati sui richiami e sulle nuove varianti. I contagi riscontrati in Paesi come Israele e Usa — che hanno anticipato tutti sulla campagna vaccinale — hanno fatto crescere i dubbi sulla durata della protezione dei vaccini e riportato in auge l’importanza di una strategia ben definita sui richiami. Il tema è centrale per l’andamento dell’economia globale nel prossimo futuro ed è stato analizzato nel dettaglio da un report a cura di Goldman Sachs.

Vaccini e calo dell’efficacia: i tre fattori chiave

Secondo quanto evidenzia l’analisi, sono tre i fattori che spiegano principalmente il calo dell’efficacia dei vaccini contro le infezioni.

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  1. Declino degli anticorpi nel tempo. Il livello degli anticorpi raggiunge il picco a un mese dalla vaccinazione, per poi calare significativamente. Le cellule T e B, decisive nel prevenire l’ospedalizzazione, restano invece robuste almeno fino a sei mesi dall’inoculazione.
  2. Resistenza delle varianti. Varianti più aggressive si sono dimostrate più resistenti agli anticorpi generati dai vaccini, riducendo la protezione contro l’infezione pur mantenendo una buona copertura contro i casi gravi.
  3. Distorsioni metodologiche negli studi. La maggior parte delle ricerche globali sull’efficacia non controllano adeguatamente la potenziale maggior propensione dei vaccinati a sottoporsi ai test, né il loro maggior numero di contatti sociali, né i crescenti livelli di immunità naturale raggiunti dai non vaccinati. Tutti fattori che tendono a far scivolare verso il basso le misurazioni sul tasso di efficacia dei vaccini.

Quanto dura la protezione: i dati disponibili

In base agli studi sinora pubblicati, emerge che l’efficacia dei vaccini cali nel tempo. Questo avviene più lentamente per chi è stato vaccinato con Pfizer, rispetto ai vaccinati con AstraZeneca. Inoltre l’efficacia cala in modo ancor meno rapido in chi ha contratto precedentemente il Covid. Al contrario, l’efficacia contro le ospedalizzazioni e la sintomaticità della malattia tende a mantenersi alta nel tempo.

Stando alle evidenze sinora rese disponibili, l’efficacia tende a diminuire dall’80% a circa un mese dalla vaccinazione sino al 55% a distanza di 5 mesi, mentre quella contro le ospedalizzazioni rimane stabile al 90% anche dopo sei mesi. Guardando alle case produttrici, Moderna sembra avere il tasso di protezione più alto, seguita da Pfizer e poi da AstraZeneca.

I richiami: uno snodo cruciale per la salute e l’economia

I primi dati giunti da Israele indicano che i richiami possono far rialzare il livello di immunità e ridurre ulteriormente le possibilità di complicazioni serie. L’efficacia contro i casi gravi negli over 60 è salita dall’80% all’95% dopo il richiamo, dimostrando come le dosi aggiuntive rappresentino uno strumento fondamentale per mantenere alta la copertura vaccinale nel tempo.

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Questo aspetto non è secondario dal punto di vista economico: senza richiami efficaci e tempestivi, il rischio di nuove ondate di ospedalizzazioni — anche parziali — può tradursi in restrizioni, cali della produttività e volatilità sui mercati finanziari. La strategia sui richiami è quindi uno snodo importante per il futuro dell’economia, non solo una questione sanitaria.

L’impatto sull’economia globale: scenario moderato ma condizionato

Tirando le somme, l’impatto del Covid sulle economie nel breve termine dovrebbe essere moderato, specialmente per i Paesi che hanno un tasso di vaccinazione molto alto. Questo grazie all’ottima capacità dei vaccini di contrastare i sintomi più gravi della malattia, evitando le ospedalizzazioni, ma anche con l’uso dei richiami per frenare tempestivamente i nuovi picchi di contagio.

Tuttavia, lo scenario rimane condizionato da alcune variabili: la velocità con cui vengono somministrati i richiami, la capacità delle autorità sanitarie di adattare i vaccini alle nuove varianti e la fiducia della popolazione nei confronti della campagna vaccinale. Paesi che gestiscono bene questi tre elementi hanno maggiori probabilità di mantenere la stabilità economica e di evitare misure restrittive costose.

FAQ: Vaccini, calo dell’efficacia e richiami

Dopo quanti mesi cala l’efficacia dei vaccini?
Gli studi indicano un calo significativo intorno ai 4-5 mesi dalla vaccinazione, con l’efficacia contro l’infezione che scende dall’80% al 55%. La protezione contro le forme gravi rimane invece più stabile, attestandosi intorno al 90% anche dopo sei mesi.
I richiami ripristinano la protezione?
Sì. I dati disponibili mostrano che i richiami fanno risalire il livello di immunità in modo significativo. Nel caso degli over 60, l’efficacia contro i casi gravi è passata dall’80% al 95% dopo la dose booster.
Quale vaccino garantisce la protezione più duratura?
Secondo le analisi disponibili, Moderna mostra il tasso di protezione più alto nel tempo, seguita da Pfizer e poi da AstraZeneca.
Perché il calo dell’efficacia dei vaccini è rilevante per l’economia?
Un calo dell’efficacia non gestito con richiami tempestivi può portare a nuove ondate di ospedalizzazioni, con conseguenti restrizioni, cali della produttività e incertezza sui mercati. La gestione dei richiami è quindi uno snodo importante per il futuro dell’economia globale.
I vaccinati che hanno già avuto il Covid hanno una protezione migliore?
Sì. Chi ha contratto il Covid prima della vaccinazione mostra un calo dell’efficacia più lento rispetto a chi non ha mai avuto la malattia, grazie alla cosiddetta immunità ibrida.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.