Criptovalute: Portogallo ultimo paradiso per tassazione 0% su Bitcoin. In Italia in arrivo alcuni cambiamenti
Il Portogallo è l'ultimo paradiso fiscale in Europa per le criptovalute con tassazione 0% su Bitcoin. Scopri perché famiglie come i Taihuttus si trasferiscono e cosa cambia invece in Italia con i nuovi obblighi OAM e la tassazione sulle crypto.
Il Portogallo è ormai riconosciuto come l’ultimo grande paradiso fiscale per le criptovalute in Europa: tassazione allo 0% su Bitcoin e sulle principali crypto per i privati, nessuna imposta sulle plusvalenze per chi non esercita l’attività in modo professionale. Una destinazione così allettante da spingere intere famiglie a trasferirsi. Nel frattempo, in Italia il quadro normativo sulle criptovalute è in continua evoluzione, con cambiamenti significativi che riguardano sia la tassazione sia gli obblighi di registrazione per gli operatori del settore.
La “Bitcoin Family” e il sogno del Portogallo a tasse zero
È stata ribattezzata “Bitcoin Family” la famiglia olandese di cinque persone, i Taihuttus, che ha trascorso anni viaggiando in 40 paesi diversi prima di decidere di mettere radici in Portogallo. A raccontare la loro storia è stata la CNBC, sottolineando che il patriarca della famiglia, Didi Taihuttu, ha scelto il Portogallo proprio perché è uno degli ultimi paesi in Europa con una tassa dello 0% sul Bitcoin — una destinazione troppo allettante da ignorare per chi detiene un patrimonio significativo in criptovalute.
Nel 2017, Taihuttu, sua moglie e i suoi tre figli hanno liquidato tutto ciò che possedevano, vendendo una casa molto ampia e praticamente tutti i loro beni per convertirli in Bitcoin e abbracciare una vita da nomadi digitali. All’epoca il prezzo del Bitcoin si aggirava intorno ai 900 dollari. Taihuttu, padre di tre figli, dichiara di custodire la cripto-fortuna della famiglia in caveau segreti distribuiti su quattro continenti diversi — una misura che dà l’idea di quanto il loro patrimonio in criptovalute sia sostanziale.
Portogallo: perché è ancora il paradiso fiscale per le criptovalute in Europa
Il Portogallo ha costruito negli anni una reputazione solida come destinazione privilegiata per i detentori di Bitcoin e criptovalute. Ecco i punti chiave che lo rendono unico nel panorama europeo:
- Tassazione 0% sulle plusvalenze crypto per i privati: i guadagni derivanti dalla vendita di criptovalute non sono soggetti a imposta sul reddito per i privati che non svolgono attività professionale nel settore.
- Nessuna imposta patrimoniale sulle crypto: detenere Bitcoin o altre valute digitali non comporta oneri fiscali aggiuntivi.
- Regime NHR (Non-Habitual Resident): i nuovi residenti possono beneficiare di agevolazioni fiscali ulteriori per i primi anni di residenza.
- Ecosistema crypto-friendly: Lisbona e Porto sono diventate hub per startup blockchain e investitori internazionali.
Non sorprende, quindi, che il Portogallo attragga sempre più crypto nomadi, investitori e famiglie come i Taihuttus che cercano di ottimizzare la propria posizione fiscale in modo legale.
Italia: i cambiamenti in arrivo sulla tassazione delle criptovalute
Mentre il Portogallo consolida il suo ruolo di paradiso fiscale per le crypto, l’Italia si muove nella direzione opposta, introducendo regole più stringenti sia sul fronte fiscale sia su quello della vigilanza. Ecco cosa cambia concretamente per chi opera o investe in criptovalute nel nostro Paese.
👉 Leggi anche: Espatrio fiscale 2026: i regimi a tassazione zero e territoriale per gli italiani
Il registro OAM: obblighi per gli exchange e i prestatori di servizi crypto
In Italia è entrato in vigore il decreto che applica norme più restrittive rispetto alle direttive UE, assimilando gli exchange di valute virtuali e i prestatori di servizi di custodia ai money transfer e alle società di mediazione creditizia. Questi soggetti devono obbligatoriamente iscriversi all’OAM (Organismo degli Agenti e Mediatori).
Le principali conseguenze operative sono:
- Nasce una sorta di anagrafe delle criptovalute, sia per le operazioni sia per i gestori.
- I dati delle operazioni, compresi i saldi delle transazioni, saranno trasmessi trimestralmente al Ministero dell’Economia.
- Per chi opera in Italia è obbligatoria l’iscrizione nel registro della valuta virtuale gestito dall’OAM.
- Chi non adempie all’obbligo non potrà operare in Italia e rischia fino all’oscuramento del sito.
Il censimento degli operatori — persone fisiche, società italiane e soprattutto straniere (che rappresentano circa il 90% del mercato) — è partito 90 giorni dopo l’entrata in vigore del decreto del Ministero dell’Economia che ha istituito il registro, firmato dall’allora ministro Daniele Franco e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Tassazione crypto in Italia: cosa prevede la normativa attuale
Sul fronte fiscale, l’Italia ha introdotto un regime specifico per le criptovalute che si discosta nettamente dal modello portoghese. I punti principali da conoscere:
- Imposta sostitutiva sulle plusvalenze: i guadagni derivanti dalla cessione di criptovalute sono soggetti a tassazione. L’aliquota applicabile è oggetto di discussione normativa, con proposte di innalzamento che rendono il quadro in continua evoluzione.
- Soglia di esenzione: esistono soglie minime al di sotto delle quali le plusvalenze non sono imponibili, ma è fondamentale monitorare gli aggiornamenti normativi.
- Obbligo di dichiarazione: i detentori di criptovalute devono indicare i propri asset nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, al pari degli investimenti finanziari esteri.
- Imposta sul valore delle cripto-attività: è prevista un’imposta patrimoniale annuale sulle criptovalute detenute, calcolata sul valore al 1° gennaio di ogni anno.
Il boom delle richieste di consulenza fiscale sulle crypto
In conseguenza dell’annuncio del decreto e dei cambiamenti normativi in atto, la divisione Crypto Consulting di Soluzione Tasse — tra le pochissime realtà in Europa capaci di assistere con consulenza contabile, fiscale e normativa sia aziende sia privati che hanno deciso di investire o utilizzare le criptovalute — ha registrato un aumento del +250% nelle richieste di consulenza. Un segnale chiaro di quanto il tema sia sentito da investitori e operatori del settore.
Portogallo vs Italia: il confronto fiscale sulle criptovalute
Per capire perché sempre più investitori crypto guardano al Portogallo, basta mettere a confronto i due sistemi:
👉 Leggi anche: Pressione fiscale al 43,5% nel secondo trimestre 2026: cala il potere d'acquisto delle famiglie
- Portogallo: tassazione 0% sulle plusvalenze crypto per i privati, nessun obbligo di dichiarazione patrimoniale specifica, regime NHR vantaggioso per i nuovi residenti.
- Italia: imposta sostitutiva sulle plusvalenze, obbligo di dichiarazione nel quadro RW, imposta patrimoniale annuale sulle cripto-attività, obblighi di registrazione per gli operatori.
La differenza è sostanziale e spiega perché il Portogallo continui ad attrarre investitori e famiglie come i Taihuttus che detengono patrimoni significativi in Bitcoin e altre criptovalute.
FAQ: Criptovalute, Portogallo e tassazione in Italia
Il Portogallo tassa davvero le criptovalute allo 0%?
Sì, per i privati che non esercitano attività professionale nel settore crypto, il Portogallo non applica imposte sulle plusvalenze derivanti dalla vendita di Bitcoin e altre criptovalute. È uno dei pochi paesi in Europa a mantenere questa politica fiscale vantaggiosa.
In Italia le criptovalute devono essere dichiarate?
Sì. I detentori di criptovalute in Italia sono tenuti a dichiararle nel quadro RW della dichiarazione dei redditi e a pagare l’eventuale imposta sulle plusvalenze realizzate, oltre all’imposta patrimoniale annuale sulle cripto-attività detenute.
Cosa rischia chi opera come exchange crypto in Italia senza iscriversi all’OAM?
Chi non si iscrive al registro OAM non può operare legalmente in Italia e rischia sanzioni amministrative, fino all’oscuramento del proprio sito web.
Trasferirsi in Portogallo è sufficiente per non pagare tasse sulle crypto?
Trasferire la residenza fiscale in Portogallo può consentire di beneficiare della tassazione 0% sulle plusvalenze crypto, ma è fondamentale che il trasferimento sia effettivo e documentato. È sempre consigliabile affidarsi a un consulente fiscale specializzato per valutare la propria situazione specifica.
Quali altri paesi europei hanno una fiscalità favorevole sulle criptovalute?
Oltre al Portogallo, altri paesi come Malta, Slovenia e alcuni cantoni svizzeri offrono regimi fiscali relativamente favorevoli per le criptovalute, anche se le normative sono in continua evoluzione a livello europeo con il recepimento del framework MiCA.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.