Lavoro: negli Usa è allarme “Workplace Bullying”, oltre 7 dipendenti su 10 coinvolti. E in Europa?
Workplace bullying negli Usa: oltre 7 dipendenti su 10 coinvolti, 79 milioni di lavoratori a rischio. Come si diffonde il fenomeno in Europa e in Italia e cosa possono fare le aziende per contrastarlo.
Il workplace bullying — ovvero il bullismo sul posto di lavoro — è diventato uno dei fenomeni più discussi nel mondo del lavoro contemporaneo. In occasione della Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo, i dati che emergono dagli Stati Uniti e dall’Europa sono allarmanti: milioni di lavoratori ogni anno subiscono o assistono a comportamenti violenti, ripetuti e sistematici da parte di colleghi o superiori. Ma di cosa si tratta esattamente, quanto è diffuso e cosa può fare un’azienda per contrastarlo?
Cos’è il workplace bullying: definizione e forme
Il workplace bullying è una forma di comportamento sociale violento e ripetuto nel tempo, attuato nei confronti di colleghi e collaboratori all’interno dell’ambiente di lavoro. Non si tratta di un episodio isolato, ma di una condotta sistematica che può manifestarsi in modi diversi:
- Abusi verbali: insulti, umiliazioni pubbliche, critiche costanti e ingiustificate
- Condotte offensive: esclusione deliberata, sabotaggio del lavoro altrui, diffusione di voci false
- Intimidazioni: minacce velate o esplicite, pressioni indebite
- Aggressioni psicologiche: manipolazione, gaslighting, sminuimento sistematico delle competenze
Le conseguenze non sono solo personali: il bullismo sul lavoro causa danni fisici e psicologici alle vittime, ma produce anche effetti negativi sull’intera organizzazione, tra cui alto assenteismo, elevata rotazione del personale, bassa produttività e danni alla reputazione aziendale.
Negli Usa è allarme: oltre 7 dipendenti su 10 coinvolti
I numeri provenienti dagli Stati Uniti sono inequivocabili. Secondo i dati del Workplace Bullying Institute, ripresi dai principali portali di informazione americani, oltre 7 dipendenti su 10 — pari al 75% della forza lavoro — dichiarano di essere stati bersagli o testimoni di atti di bullismo sul posto di lavoro. In termini assoluti, si parla di oltre 79 milioni di dipendenti coinvolti solo negli Stati Uniti.
Si tratta di un fenomeno che non risparmia nessun settore: dalla tecnologia alla sanità, dalla logistica alla grande distribuzione. L’allarme è concreto e le aziende americane sono sempre più sotto pressione per adottare politiche di prevenzione efficaci.
E in Europa? Il fenomeno è altrettanto diffuso
Il workplace bullying non è un problema esclusivamente americano. Anche in Europa i dati mostrano una diffusione preoccupante del fenomeno:
- Secondo il portale britannico People Management, più di un quarto dei lavoratori coinvolti in un recente sondaggio afferma di essere stato vittima di vessazioni all’interno del proprio ambiente di lavoro.
- In Irlanda, secondo l’Irish Times, il 9% dei lavoratori ha subito atti di bullismo sul posto di lavoro.
- Sul fronte social, il fenomeno è ampiamente documentato: l’hashtag #workplacebullying conta oltre 19.000 contenuti pubblicati su Instagram, a testimonianza di quanto il tema sia sentito e condiviso a livello globale.
In Italia, il fenomeno è spesso ricondotto alla nozione giuridica di mobbing, che tuttavia presenta caratteristiche specifiche rispetto al workplace bullying anglosassone. Entrambi i concetti descrivono comportamenti persecutori e ripetuti, ma il mobbing è più orientato all’esclusione sistematica del lavoratore con l’obiettivo di indurlo alle dimissioni.
Il ruolo del responsabile aziendale: come contrastare il bullismo sul lavoro
All’interno di questo scenario, emerge con forza la figura del responsabile d’azienda, chiamato ad ascoltare il proprio team operativo e a trovare soluzioni mirate per mantenere ottimale il benessere organizzativo dell’ambiente di lavoro.
«La pandemia ha ulteriormente rafforzato una problematica già esistente» afferma Beniamino Bedusa, presidente di Great Place to Work Italia. «All’interno di ogni workplace è fondamentale avere, anzi percepire un clima aziendale e organizzativo produttivo e stimolante. Per questo motivo, i capi d’azienda sono e saranno sempre più importanti».
Le buone pratiche che le organizzazioni possono adottare includono:
- Definire politiche aziendali chiare contro ogni forma di bullismo e renderle accessibili a tutti i dipendenti
- Formare i manager al riconoscimento precoce dei segnali di disagio
- Creare canali di segnalazione anonimi per permettere alle vittime di denunciare senza timore di ritorsioni
- Promuovere una cultura del rispetto attraverso attività di team building e comunicazione interna
- Intervenire tempestivamente quando emergono situazioni di conflitto, senza minimizzare
FAQ sul workplace bullying
Qual è la differenza tra workplace bullying e mobbing?
Il workplace bullying indica qualsiasi forma di comportamento ostile e ripetuto sul lavoro, indipendentemente dall’obiettivo finale. Il mobbing, invece, è una forma specifica di persecuzione sistematica finalizzata all’emarginazione o alle dimissioni del lavoratore. In Italia il mobbing è riconosciuto dalla giurisprudenza e può dare luogo a risarcimento del danno.
Quanti lavoratori sono coinvolti dal workplace bullying negli Usa?
Secondo il Workplace Bullying Institute, oltre il 75% dei lavoratori statunitensi — più di 79 milioni di persone — ha vissuto o testimoniato episodi di bullismo sul posto di lavoro.
Il workplace bullying è un reato in Italia?
In Italia non esiste una norma specifica che punisca il workplace bullying come reato autonomo, ma i comportamenti che lo compongono possono integrare fattispecie già previste dal codice penale (come minacce, diffamazione o violenza privata) o dare origine a responsabilità civile per danno alla salute psicofisica del lavoratore.
Come può un lavoratore difendersi dal bullismo sul posto di lavoro?
Il primo passo è documentare ogni episodio con date, orari e testimoni. È poi consigliabile rivolgersi al responsabile delle risorse umane o, se presente, al rappresentante dei lavoratori. In caso di mancata risposta aziendale, si può valutare un ricorso all’Ispettorato del Lavoro o un’azione legale con il supporto di un avvocato specializzato in diritto del lavoro.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.