Conti Bancomat, arriva la truffa del filo: ti svuotano il conto in un secondo mentre prelevi all’ATM

Bancomat, arriva la truffa del filo: ti svuotano il conto in un secondo mentre prelevi all’ATM

22 Marzo 2026 10:00

Cos’è la truffa del filo che cooinvolge il nacomat? Quel che è siucro, è che ha la capacità di svuotare velocemente il conto.

La dinamica è sempre simile. Carta inserita, codice digitato, operazione apparentemente regolare. Poi la carta non viene restituita. Il blocco è il punto centrale della truffa. 

Si tratta della cosiddetta “truffa del filo”, un metodo semplice che sfrutta una modifica fisica dello sportello. I truffatori inseriscono un filo molto sottile, spesso in nylon, all’interno dello slot della carta. Il dispositivo continua a leggere correttamente i dati, quindi l’utente non percepisce anomalie durante l’operazione. Il problema emerge solo alla fine, quando la carta resta incastrata. 

Cos’è davvero la truffa del filo

L’utente tende a interpretare la situazione come un malfunzionamento. In molti casi prova a ripetere l’operazione o a interagire nuovamente con il terminale. È in questa fase che può intervenire una seconda persona, che si presenta come un altro cliente o un passante e suggerisce di inserire nuovamente il PIN o di seguire alcune operazioni. 

nuova truffa bancomat
Come funziona (www.finanza.com)

Il passaggio decisivo è l’acquisizione del codice. Una volta osservato o intuito il PIN, il resto diventa una questione di accesso fisico alla carta. Quando l’utente si allontana, convinto che la carta sia bloccata e che la gestione passi alla banca, il truffatore può recuperarla facilmente dal dispositivo alterato e utilizzarla immediatamente. 

Non richiede strumenti complessi. Non altera il funzionamento elettronico del bancomat. Si basa su una manipolazione minima e su un comportamento prevedibile da parte dell’utente. Il prelievo è un’operazione ripetitiva, spesso eseguita senza verifiche approfondite sull’integrità dello sportello. 

Il fattore umano resta centrale. La presenza di un presunto “aiuto” riduce il livello di attenzione e facilita la comunicazione del codice. Anche senza interazione diretta, il PIN può essere osservato se digitato senza copertura. 

L’impatto reale di questa truffa e a cosa fare attenzione

La conseguenza è immediata. Una volta in possesso di carta e PIN, il prelievo può avvenire in pochi minuti, spesso nello stesso sportello o in uno vicino. Il margine di intervento si riduce drasticamente. Il tempo necessario per bloccare la carta può non essere sufficiente a evitare il prelievo. 

Per l’utente questo si traduce in una gestione più complessa del problema: contattare la banca, avviare la contestazione, verificare le operazioni. Procedure note, ma che richiedono tempo e non sempre garantiscono un recupero rapido delle somme. 

Alcuni segnali possono indicare una possibile manomissione. Una resistenza anomala durante l’inserimento della carta, un movimento non fluido o una sensazione diversa dal solito non sono elementi da ignorare. Anche la presenza di persone troppo vicine allo sportello senza una motivazione chiara rientra tra le situazioni da valutare. 

Se la carta non viene restituita, restare sul posto cambia l’esito della situazione. Allontanarsi equivale a lasciare il controllo del dispositivo. In questi casi è più efficace contattare immediatamente la banca o richiedere assistenza senza abbandonare l’area. 

Un sistema semplice, ma purtroppo facilmente replicabile 

Non si tratta di una tecnica nuova, ma la sua diffusione resta legata alla facilità di esecuzione. Non richiede competenze elevate né attrezzature specifiche. Si inserisce in una categoria di frodi basate più sul comportamento che sulla tecnologia. 

L’evoluzione degli ATM verso sistemi contactless riduce parzialmente il rischio, ma non elimina la possibilità di utilizzo degli slot tradizionali. Di conseguenza, il problema resta attuale. 

La percezione di normalità durante il prelievo è uno degli elementi che rende questo metodo ancora efficace. Tutto sembra funzionare fino all’ultimo passaggio. Ed è proprio lì che si concentra l’intera operazione.