Nuovo bonus a libero accesso, niente limiti ISEE ma devi inserire questo codice nel 730
Il calendario delle agevolazioni fiscali per il 2026 riserva una sorpresa significativa per chi possiede immobili da risanare: il Bonus Amianto.
A differenza di molte misure recenti, condizionate da stringenti parametri reddituali, questa detrazione si muove su un binario differente. Non è l’ISEE a dettare legge, ma la natura dell’intervento e la corretta compilazione della dichiarazione dei redditi. L’obiettivo è chiaro: accelerare lo smaltimento di un materiale che, nonostante i divieti risalenti agli anni ’90, continua a soffocare migliaia di coperture e canne fumarie in tutto il Paese.
La meccanica del rimborso: come avere i soldi
Il beneficio si traduce in una detrazione IRPEF del 50% sulle spese sostenute per la bonifica. Il tetto massimo di spesa è fissato a 96.000 euro per unità immobiliare, una cifra che permette interventi strutturali di ampio respiro, non limitandosi alla semplice rimozione. La norma include infatti il trasporto in discarica autorizzata, gli oneri professionali per le perizie e lo smaltimento definitivo.

Per accedere al credito, il contribuente deve assicurarsi che i pagamenti siano tracciabili tramite il cosiddetto “bonifico parlante”. Ma il vero snodo cruciale avviene nel modello 730 o Redditi PF. È qui che molti rischiano l’errore: l’agevolazione va inserita nella sezione dedicata alle ristrutturazioni edilizie, utilizzando i codici specifici che identificano gli interventi di bonifica dall’amianto. Senza la corretta indicazione del codice tributo nel quadro E, il diritto al rimborso decade, trasformando un investimento virtuoso in un costo a fondo perduto.
Una prospettiva fuori dal coro
Mentre l’opinione pubblica si concentra quasi esclusivamente sul risparmio energetico dei cappotti termici, il Bonus Amianto rappresenta un’intuizione diversa: la manutenzione dell’invisibile. Spesso ci si dimentica che una casa efficiente dal punto di vista termico, ma con una cisterna in fibrocemento in soffitta, rimane un asset svalutato e potenzialmente pericoloso. In un certo senso, questa detrazione agisce come un’assicurazione sulla rivendibilità futura dell’immobile, più che come un semplice sconto fiscale. Chi sceglie di ignorare questa finestra temporale, scommettendo su proroghe eterne, potrebbe trovarsi a gestire un “immobile tossico” in un mercato sempre più attento alla certificazione dei materiali.
Dettagli tecnici e curiosità di cantiere
Un aspetto spesso trascurato riguarda le modalità operative. Non basta “staccare” le lastre. Per legge, le ditte specializzate devono trattare l’eternit con prodotti incapsulanti di colore solitamente blu o rosso prima di muoverlo, per evitare la dispersione di fibre nell’aria. È curioso notare come, in alcune aree industriali del Nord Italia, i droni stiano diventando lo strumento principale per le mappature preventive dei tetti, riducendo i costi delle perizie preliminari.
Il rimborso non arriva in un’unica soluzione, ma viene spalmato in dieci quote annuali di pari importo. Questo significa che per un lavoro da 20.000 euro, il contribuente riceverà uno sconto sulle tasse di 1.000 euro ogni anno per un decennio. L’assenza di limiti ISEE rende questa misura democratica, nel senso che premia chiunque decida di investire nella sicurezza ambientale, indipendentemente dalla propria fascia di reddito. La scadenza del 2026 impone però una riflessione rapida: la burocrazia legata ai piani di lavoro dell’ASL può richiedere settimane, e ridursi all’ultimo mese dell’anno potrebbe significare perdere il treno degli incentivi.