La Francia vende oro e lo riporta in patria, un’operazione da miliardi che cambia gli equilibri
La Francia ha venduto parte delle sue riserve auree custodite negli Stati Uniti, generando una plusvalenza miliardaria e riaprendo il tema del controllo fisico dell’oro in un contesto internazionale sempre più delicato.
L’operazione, definita eccezionale dalla stessa Banca di Francia, ha coinvolto una quota limitata ma significativa delle riserve, con effetti concreti sui conti pubblici e implicazioni che vanno oltre il semplice aspetto finanziario.
Non si tratta solo di numeri, ma di una scelta che si inserisce in un contesto più ampio fatto di tensioni geopolitiche, gestione della liquidità e controllo diretto degli asset strategici come l’oro.
La vendita dell’oro e la plusvalenza da miliardi
Tra luglio dello scorso anno e gennaio, la Banca di Francia ha venduto 129 tonnellate di oro, pari a circa il 5% delle sue riserve totali, che ammontano a oltre 2.400 tonnellate. L’oro ceduto era custodito a New York, presso la Federal Reserve.
L’operazione ha generato una plusvalenza di 12,8 miliardi, distribuita tra 11 miliardi nel 2025 e 1,8 miliardi nel 2026, permettendo alla banca centrale di chiudere l’esercizio con un utile di 8,1 miliardi dopo la perdita registrata l’anno precedente.
Un risultato che ha rafforzato i conti pubblici senza modificare in modo strutturale la quantità complessiva di oro detenuto.
Non solo cassa, ma rimpatrio delle riserve
La particolarità dell’operazione sta nel fatto che la Francia ha successivamente riacquistato lo stesso quantitativo di oro, trasferendolo però fisicamente sul proprio territorio.
In questo modo, la vendita non ha avuto come obiettivo principale quello di fare cassa in senso stretto, ma di rimpatriare le riserve auree, riducendo la dipendenza dalla custodia estera. Una strategia già adottata in passato anche dalla Germania.
Il risultato è duplice: da un lato un beneficio economico immediato, dall’altro un maggiore controllo diretto su un asset considerato tra i più sicuri a livello globale.
Italia tra le principali detentrici di oro
Anche l’Italia si trova in una posizione rilevante, con 2.452 tonnellate di oro, il terzo dato al mondo dopo Stati Uniti e Germania. Una parte significativa, pari a circa il 43%, è custodita ancora oggi all’estero, in particolare negli Stati Uniti.
Il valore complessivo delle riserve ha superato i 300 miliardi di euro, sostenuto dalle quotazioni elevate del metallo giallo, che negli ultimi mesi ha registrato movimenti importanti sui mercati internazionali.
Un’eventuale operazione simile a quella francese comporterebbe effetti rilevanti anche per Bankitalia, con possibili plusvalenze legate alla differenza tra prezzi di vendita e valori iscritti a bilancio.
Il fattore geopolitico dietro l’oro
Il tema del rimpatrio dell’oro non riguarda solo aspetti tecnici o contabili, ma si intreccia con una crescente attenzione verso la sicurezza degli asset strategici. In un contesto internazionale caratterizzato da tensioni commerciali e rapporti meno prevedibili tra alleati, il controllo diretto delle riserve diventa una priorità.
Negli anni, non sono mancate ipotesi e dubbi sulla gestione delle riserve custodite all’estero, in particolare presso la Federal Reserve, anche se mai confermati ufficialmente. Questo ha contribuito a rafforzare la volontà di diversi Paesi europei di riportare l’oro entro i propri confini.
La scelta della Francia si inserisce proprio in questo scenario, dove la gestione dell’oro fisico assume un valore che va oltre il mercato e si lega direttamente alla sovranità economica.
Un segnale che apre nuovi scenari
L’operazione francese rappresenta un passaggio che rompe una consuetudine consolidata tra le grandi economie, dove la vendita di oro è sempre stata evitata salvo casi particolari. Anche se motivata da ragioni tecniche, la decisione introduce un precedente osservato con attenzione dagli altri Paesi.
In un momento in cui governi e banche centrali sono chiamati a sostenere famiglie e imprese tra rincari energetici e instabilità globale, la gestione delle riserve può diventare uno strumento sempre più rilevante.