Conto corrente pignorato: non possono bloccarti più di questa cifra
Quando scatta il pignoramento del conto corrente, la sensazione è sempre la stessa: il conto viene bloccato e non si capisce più quanto denaro sia davvero utilizzabile. Non tutto quello che si trova sul conto può essere preso, esiste un limite preciso e riguarda soprattutto chi vive di stipendio o pensione. Il pignoramento non funziona come molti immaginano, cioè con lo Stato o il creditore che svuotano il conto senza guardare in faccia nessuno. La legge italiana mette dei paletti abbastanza chiari, anche se nella pratica le cose possono diventare meno lineari.
Il limite che protegge una parte dei soldi
Se il conto contiene somme provenienti da stipendio o pensione già accreditati, il prelievo forzato non può superare una certa soglia. La regola gira attorno all’assegno sociale, che oggi vale poco più di 530 euro al mese. La legge stabilisce che sul conto deve restare una cifra pari a tre volte l’assegno sociale: in pratica circa 1.600 euro restano intoccabili. Solo la parte che supera questa soglia può essere pignorata.
Facciamo un esempio semplice: se sul conto ci sono 2.000 euro provenienti da stipendio o pensione, il creditore non può prendere tutto, può intervenire solo sui circa 400 euro che eccedono la soglia protetta. Il meccanismo cambia se lo stipendio o la pensione non sono ancora arrivati sul conto ma vengono pignorati direttamente alla fonte. In quel caso scatta la regola del quinto: al massimo il 20% della retribuzione può essere trattenuto.
Perché tanti conti finiscono comunque bloccati
Il problema è che il pignoramento del conto avviene tramite la banca. Quando arriva l’ordine del tribunale, l’istituto congela l’intera somma presente fino a quando la situazione non viene chiarita. Anche se esiste una parte impignorabile, nei primi giorni il conto può risultare comunque inutilizzabile. Chi si trova in questa situazione spesso se ne accorge all’improvviso: bancomat che non funziona, bonifici respinti, app bancaria che mostra il saldo ma non permette movimenti. Poi entra in gioco il giudice dell’esecuzione, che stabilisce quanto può essere effettivamente trasferito al creditore e quanto invece deve restare al titolare del conto.
Una regola che non tutti conoscono
Molte persone non sanno nemmeno che esista questo limite. Quando si parla di debiti con l’Agenzia delle Entrate o con altri creditori, l’idea diffusa è che il conto possa essere completamente svuotato da un giorno all’altro. Non è così, almeno sulla carta. Il problema è che tra norme, procedure bancarie e tempi del tribunale, quella protezione non sempre si percepisce subito. Ed è proprio lì che nasce la confusione. Il denaro teoricamente protetto resta sul conto, ma per qualche tempo può sembrare sparito. Per chi vive di stipendio o pensione, anche pochi giorni di blocco possono cambiare parecchio le cose.