“Quanto mi spetta di Naspi?”: come si calcola l’importo mensile dell’indennità di disoccupazione
Nel panorama del welfare italiano, la NASpI rappresenta una delle principali forme di sostegno economico per chi perde il posto di lavoro.
La sua attuazione è regolata da specifici criteri che variano ogni anno, tenendo conto delle modifiche normative e dei mutamenti economici. Se nel 2026, il contesto lavorativo si presenta sotto un nuovo orizzonte, le modalità di calcolo e le caratteristiche dell’indennità NASpI sono state oggetto di alcune modifiche e aggiornamenti, con impatti diretti su milioni di lavoratori.
La NASpI è una prestazione economica che viene erogata ai lavoratori dipendenti che hanno perso il lavoro involontariamente, a condizione che abbiano almeno 13 settimane di contributi versati negli ultimi quattro anni. L’indennità è erogata dall’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) per un periodo che varia a seconda della durata dei contributi versati dal lavoratore.
In particolare, la durata dell’indennità è pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, fino a un massimo di 24 mesi. Tuttavia, in alcuni casi specifici (come per i lavoratori over 55), la durata e gli importi possono subire delle variazioni.
Calcolo dell’importo della NASpI
Il calcolo dell’importo della NASpI 2026 si basa sulla retribuzione media percepita dal lavoratore nei quattro anni precedenti alla cessazione del rapporto di lavoro. Più precisamente, l’importo viene determinato prendendo in considerazione le buste paga degli ultimi quattro anni, e l’importo verrà suddiviso in due quote:
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75% della retribuzione media per i primi 1.456,72 euro di reddito.
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25% della retribuzione media per la parte restante, fino a un massimo di 1.584,69 euro.
In pratica, questo significa che se un lavoratore aveva un reddito relativamente alto negli ultimi anni di lavoro, l’importo della NASpI si baserà su una ripartizione che tiene conto dei valori di retribuzione media e dei limiti stabiliti. Grazie a un’inflazione certificata dell’1,4%, questi importi sono stati rivalutati, portando i massimali a un nuovo livello rispetto agli anni precedenti.
Un esempio pratico potrebbe essere il seguente: se un lavoratore aveva un reddito medio mensile di 2.000 euro, il calcolo della NASpI avverrà considerando il 75% sui primi 1.456,72 euro e il 25% sui restanti 543,28 euro. Questo meccanismo assicura che l’indennità si avvicini, ma non raggiunga mai, l’intero reddito precedente, lasciando comunque un margine di sostegno economico.

Una delle principali caratteristiche della NASpI 2026 è la riduzione progressiva dell’importo dell’indennità. A partire dal sesto mese di fruizione, l’indennità subisce una riduzione del 3% mensile. La decurtazione è pensata per incentivare la ricerca di un nuovo lavoro, mentre il lavoratore beneficia comunque di un supporto durante la fase di disoccupazione.
Per i lavoratori over 55 che, al momento della domanda di NASpI, abbiano già compiuto questa età, la riduzione scatta dall’ottavo mese di fruizione dell’indennità. La misura è stata introdotta per incentivare l’inserimento lavorativo anche in età avanzata, in un contesto di mercato del lavoro che richiede nuove competenze e capacità di adattamento.
Diritti accessori: contribuzione figurativa e indennità per malattia
Durante il periodo di fruizione della NASpI, il lavoratore ha diritto al versamento della contribuzione figurativa, che contribuisce al calcolo della pensione. Questo aspetto è particolarmente importante per chi, nel periodo di disoccupazione, non ha accesso ad altri tipi di versamenti previdenziali.
Inoltre, la NASpI copre anche situazioni particolari, come la maternità per le lavoratrici in gravidanza, che possono continuare a percepire l’indennità anche in caso di congedo di maternità. In caso di malattia, inoltre, l’indennità NASpI viene sostituita dalla relativa indennità di malattia.
La domanda di NASpI può essere presentata tramite il portale INPS, direttamente online, oppure tramite i servizi di patronato. La procedura prevede l’inserimento di tutti i dati necessari, inclusi quelli relativi alla cessazione del rapporto di lavoro e ai contributi versati. È fondamentale che il lavoratore verifichi attentamente il proprio stato contributivo e le settimane di versamento, per evitare ritardi nell’erogazione dell’indennità.