Settimana corta a parità di stipendio, Intesa Sanpaolo ci prova. Ecco le condizioni

Settimana corta a parità di stipendio: Intesa Sanpaolo propone 4 giorni lavorativi con 9 ore al giorno. Ecco le condizioni, chi ne beneficia e cosa chiedono i sindacati.

Pubblicato 11 Ottobre 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:25

Quattro giorni di lavoro a settimana, con una giornata libera in più, mantenendo lo stipendio invariato. È questa la proposta che Intesa Sanpaolo ha presentato ai sindacati nell’ambito di una più ampia rimodulazione dell’attività lavorativa e dello smart working. La settimana corta a parità di stipendio è al centro del confronto tra la banca guidata da Carlo Messina e le sigle Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin. Ma come funzionerebbe concretamente? Chi ne beneficerebbe? E quali sono le condizioni sul tavolo?

Settimana corta a parità di stipendio: la proposta di Intesa Sanpaolo

Il modello proposto da Intesa Sanpaolo prevede una redistribuzione delle ore lavorative settimanali su quattro giorni anziché cinque, con un aumento delle ore giornaliere da 8 a 9. In sintesi:

  • 4 giorni lavorativi a settimana invece di 5
  • 9 ore giornaliere di lavoro (un’ora e mezza in più al giorno)
  • Stipendio invariato: nessuna riduzione della retribuzione
  • Giorno libero a scelta del lavoratore

La proposta, tuttavia, non riguarderebbe tutti i dipendenti: nella versione iniziale presentata ai sindacati, sarebbe rivolta esclusivamente al personale degli uffici, escludendo i lavoratori delle filiali. Questo punto è uno dei principali nodi ancora aperti nel negoziato.

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Quanti dipendenti coinvolge Intesa Sanpaolo

Il gruppo Intesa Sanpaolo conta complessivamente 96.723 dipendenti, di cui 74.265 in Italia. Nelle trattative, la banca è rappresentata dal responsabile della direzione affari sindacali e politiche del lavoro, Alfio Filosomi. La platea potenzialmente interessata dalla settimana corta è quindi molto ampia, anche se la proposta attuale ne esclude una parte significativa — quella delle filiali — su cui i sindacati chiedono un ripensamento.

Cosa dicono i sindacati sulla settimana corta

Le sigle sindacali guardano con favore all’idea dei quattro giorni lavorativi, ma pongono condizioni precise. Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, ha chiarito la posizione del sindacato in un’intervista a Radio Capital:

«Intesa Sanpaolo non ha studiato proprio niente: perché è previsto dal contratto nazionale di lavoro dei bancari sia l’utilizzo della settimana corta sia lo smart working regolamentato in sede aziendale. Quindi, Intesa Sanpaolo sta applicando una norma del contratto nazionale già definita da tempo.»

Sileoni ha poi aggiunto che un eventuale accordo dovrà rispettare alcuni principi fondamentali:

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  • Nessuna discrezionalità totale dell’azienda nella concessione del beneficio
  • Nessun trasferimento dei costi energetici sul lavoratore che lavora da casa quattro giorni su cinque
  • Scelta volontaria: ogni lavoratore deve poter aderire liberamente, senza obblighi
  • Accordo sul giorno libero: deve essere concordato tra azienda e lavoratore, non imposto unilateralmente

Il segretario ha anche sollevato un dubbio concreto sul modello proposto: «Bisogna comunque valutare tutto fino in fondo, anche tenendo conto che lavorare un’ora e mezza in più al giorno può rappresentare un appesantimento non compensato dal giorno libero in più.»

La settimana corta è già prevista dal contratto nazionale dei bancari

Un elemento spesso trascurato nel dibattito pubblico è che la settimana corta non è una novità assoluta per il settore bancario. Come ricorda Sileoni, il contratto nazionale di lavoro dei bancari prevede già sia la settimana corta sia lo smart working, da regolamentare poi a livello aziendale. Intesa Sanpaolo, in questo senso, sta applicando una norma contrattuale esistente, non introducendo un istituto del tutto inedito.

Sileoni ha colto l’occasione per lanciare un invito più ampio: «Invito le altre aziende bancarie a un confronto col sindacato. È un importante passo in avanti se si raggiunge l’obiettivo di assicurare più benessere alle lavoratrici e ai lavoratori per poterli far rendere meglio durante la giornata lavorativa.»

I punti ancora aperti nella trattativa

Il negoziato tra Intesa Sanpaolo e i sindacati ruota attorno ad alcuni nodi critici che devono ancora trovare soluzione:

  1. Estensione ai lavoratori delle filiali: i sindacati chiedono che la proposta non si limiti agli uffici
  2. Volontarietà dell’adesione: la scelta deve essere libera, non imposta dall’azienda
  3. Gestione del giorno libero: deve essere concordato, non deciso unilateralmente dal datore di lavoro
  4. Compensazione dell’ora e mezza aggiuntiva: il carico giornaliero maggiore deve essere bilanciato da reali benefici per il lavoratore
  5. Costi energetici: chi lavora da casa non deve sobbarcarsi spese che prima erano dell’azienda

FAQ sulla settimana corta a parità di stipendio in Intesa Sanpaolo

La settimana corta di Intesa Sanpaolo prevede una riduzione dello stipendio?
No. La proposta mantiene la retribuzione invariata: si lavora lo stesso numero di ore settimanali, distribuite su quattro giorni anziché cinque, con 9 ore giornaliere.
Chi può accedere alla settimana corta in Intesa Sanpaolo?
Nella proposta iniziale, solo i dipendenti degli uffici. I sindacati chiedono che venga estesa anche al personale delle filiali.
La settimana corta è obbligatoria o volontaria?
I sindacati insistono affinché sia volontaria: ogni lavoratore deve poter scegliere liberamente se aderire o meno.
Il giorno libero è fisso o scelto dal lavoratore?
Secondo la proposta, il giorno libero sarebbe a scelta del lavoratore, ma dovrà essere concordato con l’azienda nell’ambito dell’accordo sindacale.
La settimana corta è già prevista dal contratto dei bancari?
Sì. Il contratto nazionale di lavoro dei bancari prevede già la possibilità della settimana corta e dello smart working, da regolamentare poi a livello aziendale tramite accordo sindacale.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.