NASpI a rischio con l’uscita incentivata, la Cassazione cambia le regole e spiazza i lavoratori
Per anni è stata una strada quasi automatica: accordo con l’azienda, incentivo all’uscita e accesso alla NASpI. Ora qualcosa si è incrinato e per molti lavoratori il finale potrebbe essere molto diverso da quello atteso.
Una recente decisione della Cassazione rimette in discussione un equilibrio che sembrava consolidato, proprio mentre le grandi aziende continuano a utilizzare gli esodi incentivati come leva per riorganizzare il personale.
La decisione della Cassazione cambia lo scenario
L’ordinanza n. 6988 del 2026 della Corte di Cassazione introduce un passaggio che pesa più di quanto possa sembrare a prima vista. Secondo i giudici, il punto centrale non è l’accordo tra le parti né la presenza di un incentivo economico, ma la natura della cessazione del rapporto di lavoro.
Per accedere alla NASpI, infatti, la perdita del lavoro deve essere involontaria. Ed è proprio qui che si apre il problema, perché la risoluzione consensuale, anche se costruita all’interno di accordi sindacali e accompagnata da premi economici, resta comunque una scelta condivisa tra azienda e dipendente.
Questo significa che, anche quando nel verbale si fa riferimento esplicito alla possibilità di accedere alla disoccupazione, l’INPS può negare la prestazione. Un passaggio che rompe una prassi diffusa e considerata, fino a oggi, quasi scontata.
Perché la NASpI pesa davvero nelle trattative
Chi ha vissuto o sta vivendo una trattativa di uscita lo sa bene: la NASpI non è solo un aiuto economico, ma una componente decisiva nella scelta di accettare o meno l’incentivo.
In molti casi rappresenta una sorta di continuità di reddito, utile per gestire il periodo tra la fine del lavoro e una nuova opportunità oppure per avvicinarsi alla pensione senza vuoti economici difficili da sostenere.
Il tema diventa ancora più delicato per lavoratori con età avanzata o con minori possibilità di ricollocazione, per i quali l’assenza della NASpI può trasformare un’uscita concordata in una situazione di forte incertezza personale e familiare.
Senza questo ammortizzatore, anche un incentivo economico rilevante rischia di perdere gran parte del suo valore reale.
Come funzionano davvero gli esodi incentivati nelle grandi aziende
In contesti come quello di Stellantis e di altre grandi realtà industriali, gli esodi vengono spesso gestiti attraverso conciliazioni sindacali. In questi accordi vengono definiti tutti gli elementi principali: l’importo dell’incentivo, le motivazioni dell’uscita e le condizioni complessive.
Non è raro che venga inserita anche un’indicazione sulla possibilità di accedere alla NASpI, elemento che negli anni ha contribuito a rendere più accettabile la scelta di lasciare il lavoro.
La Cassazione però chiarisce che questa indicazione non ha valore vincolante. In altre parole, ciò che viene scritto nell’accordo non obbliga l’INPS a riconoscere la prestazione, creando una distanza evidente tra prassi operativa e interpretazione giuridica.
Un equilibrio che oggi non è più così scontato
L’unico scenario che resta al riparo da questo rischio è quello del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, dove la perdita del lavoro è chiaramente involontaria e quindi compatibile con i requisiti della NASpI. Tutti gli altri casi, invece, entrano in una zona meno definita, dove ogni situazione potrebbe essere valutata singolarmente. Ed è proprio questa incertezza a cambiare il modo in cui lavoratori e aziende dovranno affrontare le prossime trattative.