Lavoro, Confcommercio: mancano 260mila professionisti nel terziario

Secondo Confcommercio mancano 260mila professionisti nel terziario: commercio, ristorazione e turismo in difficoltà. Ecco cause, settori più colpiti e le proposte per invertire la rotta.

Pubblicato 11 Giugno 2025 Aggiornato 18 Ottobre 2026 10:38

C’è un dato che suona come un vero e proprio campanello d’allarme per il futuro del mercato del lavoro italiano: secondo l’ultima analisi di Confcommercio, il nostro Paese rischia di trovarsi di fronte a una vera e propria carenza di manodopera specializzata, una questione che – se non affrontata con decisione – potrebbe avere ripercussioni serie sulla crescita economica e sulla competitività delle imprese italiane.

Le cifre parlano chiaro: mancano 260.000 professionisti nel terziario, con un aumento del 4% rispetto all’anno precedente. Una prospettiva che mette in evidenza quanto sia urgente intervenire per non lasciare indietro comparti strategici come il commercio, la ristorazione e le strutture ricettive.

Lavoro nel terziario: perché mancano 260mila professionisti secondo Confcommercio

Il dato elaborato da Confcommercio fotografa una crisi strutturale, non congiunturale. Il settore terziario — commercio, turismo, ristorazione, servizi — è il cuore pulsante dell’economia italiana, eppure fatica sempre di più a trovare le figure professionali di cui ha bisogno. Secondo l’associazione di categoria, il gap di 260.000 lavoratori qualificati non è destinato a ridursi spontaneamente: senza interventi mirati, il divario potrebbe allargarsi ulteriormente nei prossimi anni.

Riguarda migliaia di imprese su tutto il territorio nazionale: dalla piccola boutique al grande albergo, dal ristorante di quartiere alla catena della grande distribuzione. Il problema non è solo trovare personale, ma trovare personale con le competenze giuste.

Quali figure professionali mancano di più?

Se si guarda nel dettaglio, la situazione si fa ancora più delicata. I settori più colpiti dalla carenza di professionisti sono:

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  • Commercio: difficoltà a reperire commessi specializzati nell’abbigliamento e personale qualificato nel settore alimentare.
  • Ristorazione: la ricerca di camerieri, barman e cuochi è diventata una vera e propria impresa per molti titolari.
  • Strutture ricettive: mancano addetti al ricevimento, personale di sala e figure dedicate ai servizi di pulizia e accoglienza.

Si tratta di ruoli apparentemente di base, ma che richiedono competenze relazionali, tecniche e organizzative specifiche, sempre più difficili da trovare sul mercato.

Le cause della carenza di manodopera nel settore terziario

Le ragioni di questa emergenza sono molteplici e affondano le radici in cambiamenti demografici e sociali profondi:

  • Calo demografico: la fascia d’età 15-39 anni ha perso quasi 5 milioni di persone rispetto agli anni Ottanta. Meno giovani significa meno lavoratori potenziali.
  • Disallineamento tra competenze e domanda: il sistema formativo non sempre prepara i giovani per i ruoli richiesti dalle imprese del terziario.
  • Cambiamento nelle preferenze lavorative: molti giovani sono sempre meno attratti da mestieri tradizionali del commercio e della ristorazione, percepiti come poco valorizzanti o scarsamente remunerati.
  • Scarsa mobilità territoriale: la difficoltà a spostarsi per lavoro rende ancora più complicato coprire i posti vacanti nelle aree dove la domanda è più alta.

Il piano d’azione di Confcommercio: formazione e politiche attive del lavoro

In questo scenario, Confcommercio non si limita a lanciare l’allarme, ma mette sul tavolo un vero e proprio piano d’azione per invertire la rotta. Le proposte chiave riguardano:

  • Potenziamento delle politiche attive del lavoro, con strumenti più efficaci per favorire l’incontro tra domanda e offerta.
  • Incentivi alle imprese che investono nella formazione continua dei propri dipendenti.
  • Rafforzamento del legame scuola-impresa attraverso stage strutturati, apprendistati mirati e percorsi di alternanza di qualità.
  • Valorizzazione delle professioni del terziario, anche sul piano dell’immagine e della remunerazione, per renderle più attrattive per le nuove generazioni.

L’obiettivo è garantire che le aziende possano contare su risorse qualificate e motivate, pronte a raccogliere le sfide di un mercato sempre più competitivo.

Le conseguenze se non si agisce

Il rischio, se non si interviene con decisione, è concreto: rallentamento della crescita, perdita di competitività sui mercati internazionali e un settore terziario che non riesce a esprimere il proprio pieno potenziale. Il terziario vale oltre il 70% del PIL italiano — una sua sofferenza strutturale si ripercuote sull’intera economia del Paese.

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È il momento di guardare avanti e investire con decisione sulle competenze, sulla formazione e sull’incontro tra domanda e offerta di lavoro, per assicurare al nostro Paese un futuro di sviluppo e benessere diffuso.

FAQ — Domande frequenti

Quanti professionisti mancano nel terziario secondo Confcommercio?

Secondo l’analisi di Confcommercio, nel settore terziario mancano 260.000 lavoratori qualificati, con un incremento del 4% rispetto all’anno precedente.

Quali settori sono più colpiti dalla carenza di personale?

I comparti più in difficoltà sono il commercio (abbigliamento e alimentare), la ristorazione (camerieri, cuochi, barman) e le strutture ricettive (reception, sala, pulizie).

Quali sono le cause principali della mancanza di professionisti nel terziario?

Le cause principali sono il calo demografico nella fascia 15-39 anni, il disallineamento tra formazione e mercato del lavoro, il cambiamento nelle preferenze dei giovani e la scarsa mobilità territoriale.

Cosa propone Confcommercio per risolvere il problema?

Confcommercio propone di potenziare le politiche attive del lavoro, incentivare la formazione in azienda e rafforzare i percorsi di alternanza scuola-lavoro per avvicinare i giovani alle professioni del terziario.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.