Tesla, Elon Musk contro lo smart working: ‘Chi vuole lavorare da remoto sia in ufficio almeno 40 ore la settimana o lasci’

Elon Musk contro lo smart working: il CEO di Tesla ha imposto ai dipendenti almeno 40 ore settimanali in ufficio o il licenziamento. Ecco cosa ha detto e perché.

Pubblicato 2 Giugno 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:44

Elon Musk, patron di Tesla e uomo più ricco del mondo, ha dichiarato guerra allo smart working. Con una nota interna indirizzata a tutti i dipendenti dell’azienda — poi trapelata online — il CEO ha posto un ultimatum netto: chi vuole lavorare da remoto deve essere presente in ufficio almeno 40 ore la settimana, oppure lasciare Tesla. Una posizione che ha fatto discutere in tutto il mondo e che rilancia il dibattito sul futuro del lavoro agile nelle grandi aziende tecnologiche.

L’ultimatum di Musk: 40 ore in ufficio o si lascia

“Chi vuole lavorare da remoto deve essere in ufficio almeno 40 ore alla settimana o lasciare Tesla”: queste le parole esatte scritte da Elon Musk nella lettera inviata allo staff. Un messaggio diretto, senza margini di ambiguità, che stabilisce un requisito minimo di presenza fisica pari a quello di una settimana lavorativa standard a tempo pieno.

Musk ha aggiunto: “Questo è meno di quanto chiediamo agli operai”, sottolineando come la richiesta non sia straordinaria rispetto a chi lavora in produzione. Ha poi precisato che eventuali eccezioni saranno valutate e approvate personalmente da lui, ma solo per “contributori particolarmente eccezionali” per i quali la presenza fisica risulti oggettivamente impossibile.

L’attacco alle risorse umane remote

Nella stessa comunicazione, Musk sembra rivolgersi direttamente a un caso specifico: quello di una persona “responsabile delle risorse umane della fabbrica di Fremont, ma con ufficio in un altro stato”. Un esempio utilizzato per illustrare ciò che, secondo il CEO, non funziona nell’organizzazione del lavoro distribuito: manager che gestiscono realtà produttive fisiche senza mai essere presenti sul posto.

Il commento di Musk è lapidario: i dipendenti che lavorano da remoto rischiano di “fingere di lavorare da qualche altra parte”. Una critica che va oltre la semplice questione della produttività e tocca il tema della credibilità e della coerenza organizzativa.

Tesla e lo smart working: una storia di tensioni

L’atteggiamento di Tesla nei confronti del lavoro a distanza non è mai stato particolarmente aperto. L’azienda ha sempre privilegiato la presenza fisica, soprattutto nelle fasi critiche della produzione. Un esempio emblematico: durante il periodo di lockdown a Shanghai, il personale dipendente di Tesla ha dormito direttamente in fabbrica per garantire la continuità produttiva, in un momento in cui il pendolarismo era vietato dalle autorità locali.

La posizione di Musk contro lo smart working si inserisce quindi in una cultura aziendale che ha sempre messo al centro l’intensità del lavoro in presenza, considerata un valore fondante dell’identità di Tesla.

Le reazioni e il contesto più ampio

La presa di posizione di Elon Musk contro il lavoro da remoto arriva in un momento in cui molte grandi aziende — soprattutto nel settore tech — stanno rivalutando le proprie politiche di smart working, dopo anni di adozione massiccia accelerata dalla pandemia. La scelta di Tesla si distingue per la durezza del messaggio: non una raccomandazione, ma un vero e proprio ultimatum.

Il dibattito è aperto: da un lato chi sostiene che la presenza fisica favorisca collaborazione, innovazione e cultura aziendale; dall’altro chi difende il lavoro agile come strumento di produttività, benessere e attrazione dei talenti. Musk si schiera senza esitazioni dalla prima parte.

Elon Musk contro lo smart working Tesla

Tesla in Borsa: il titolo e le mosse di Musk

La notizia dell’ultimatum sullo smart working si inserisce in un periodo di grande attività per Musk. Il titolo Tesla ha mostrato una crescita significativa nelle settimane successive alla comunicazione interna. Parallelamente, Musk è stato protagonista di altre operazioni di rilievo, tra cui un’offerta da 44 miliardi di dollari sulla piattaforma social Twitter e la gestione di finanziamenti complessi legati alle sue partecipazioni azionarie, che hanno influenzato l’andamento del titolo in Borsa.

FAQ: Elon Musk e lo smart working in Tesla

Cosa ha detto esattamente Musk sullo smart working?

Musk ha scritto in una nota interna che chiunque voglia lavorare da remoto deve essere presente in ufficio almeno 40 ore a settimana, altrimenti deve lasciare l’azienda. Ha precisato che valuterà personalmente eventuali eccezioni per figure di eccezionale valore.

Perché Musk è contrario al lavoro da remoto?

Secondo Musk, il lavoro da remoto rischia di diventare una forma di “finzione” lavorativa. Ritiene che la presenza fisica sia essenziale per la produttività, la coerenza organizzativa e la cultura aziendale, soprattutto in un’azienda manifatturiera come Tesla.

Tutti i dipendenti Tesla devono tornare in ufficio?

Sì, la direttiva si applica a tutto il personale che lavora da remoto. Le uniche eccezioni sono quelle approvate direttamente da Musk per casi ritenuti straordinari.

Tesla è sempre stata contraria allo smart working?

Tesla ha sempre privilegiato la presenza fisica. Anche durante i periodi di lockdown, i dipendenti degli stabilimenti produttivi hanno continuato a lavorare in presenza, in alcuni casi dormendo direttamente in fabbrica per garantire la produzione.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.