Più soldi nei buoni pasto? Ecco chi ci guadagna davvero (e chi no)

Più soldi nei buoni pasto: chi ci guadagna davvero? Scopri l'impatto dell'esenzione fiscale a 10 euro, il tetto al 5% sulle commissioni e cosa cambia per lavoratori, esercenti e società emettitrici.

Pubblicato 20 Ottobre 2025 Aggiornato 18 Ottobre 2026 07:22

Più soldi nei buoni pasto? La risposta non è scontata. Il recente innalzamento della soglia di esenzione fiscale da 8 a 10 euro al giorno per i buoni pasto elettronici ha fatto parlare di sé, coinvolgendo oltre 3,5 milioni di lavoratori — di cui 700mila nel pubblico impiego. Ma tra chi esulta e chi storce il naso, vale la pena capire con precisione chi ci guadagna davvero e chi, invece, ottiene meno di quanto sperava.

L’intero sistema ruota attorno a un equilibrio fragile, in bilico tra i vantaggi per i lavoratori, i margini delle società emettitrici e le commissioni a carico degli esercenti.

Più soldi nei buoni pasto: cosa è cambiato davvero

Il governo ha portato a 10 euro il valore giornaliero esente da imposte per i buoni pasto elettronici, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il welfare aziendale e sostenere il potere d’acquisto dei dipendenti. In linea teorica, le imprese dispongono ora di uno strumento più potente per incentivare i propri collaboratori. Ma nei fatti, i numeri raccontano una storia più articolata.

Secondo uno studio condotto da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Edenred, la misura costerà allo Stato tra i 75 e i 90 milioni di euro, ma genererà consumi aggiuntivi per circa 1,8 miliardi di euro. A beneficiarne sarebbe anche l’erario, con un maggiore gettito IVA stimato tra 170 e 200 milioni, per un saldo positivo compreso tra 95 e 110 milioni.

Il tetto al 5% sulle commissioni: la vera novità che fa discutere

Parallelamente all’aumento della soglia di esenzione, è stato introdotto un tetto del 5% sulle commissioni che le società di emissione possono applicare agli esercizi commerciali. Prima di questa regolamentazione, le commissioni potevano raggiungere cifre molto più elevate — fino al 21% nel settore pubblico.

Le associazioni di categoria come Fipe Confcommercio hanno accolto con favore questo limite, vedendolo come una salvaguardia concreta per la ristorazione e la distribuzione di piccole dimensioni. Per le società emettitrici, invece, il minor margine sulle commissioni deve essere compensato altrove: ed è qui che l’aumento della soglia di esenzione torna utile, incentivando la diffusione dei buoni elettronici a scapito di quelli cartacei.

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Chi ci guadagna davvero (e chi no)

È la domanda centrale. Ecco un quadro chiaro dei soggetti coinvolti:

I lavoratori: un vantaggio reale ma limitato

In termini concreti, i dipendenti ottengono 2 euro in più al giorno esenti da tassazione. Non è una rivoluzione, ma per chi utilizza i buoni pasto ogni giorno lavorativo si tratta comunque di un risparmio fiscale apprezzabile nel corso dell’anno. Il beneficio è reale, ma inferiore alle aspettative di chi sperava in un incremento più sostanzioso del potere d’acquisto.

Le società emettitrici: le vere vincitrici della doppia manovra

Le società emettitrici escono dalla doppia manovra in una posizione strategicamente favorevole. Da un lato, il tetto al 5% riduce le commissioni ma elimina anche le distorsioni competitive più aggressive. Dall’altro, l’innalzamento della soglia di esenzione rilancia i buoni elettronici come strumento di welfare, ampliando il mercato potenziale e accelerando l’uscita di scena dei buoni cartacei, ormai destinati a un ruolo marginale.

Gli esercenti: meno pressione sulle commissioni

Per bar, ristoranti e negozi convenzionati, il tetto al 5% rappresenta un sollievo concreto rispetto alle commissioni spesso insostenibili del passato. Tuttavia, l’effettivo vantaggio dipende dalla capacità di attrarre un volume maggiore di clienti che utilizzano i buoni pasto elettronici.

Lo Stato: un saldo positivo atteso

Nonostante il costo iniziale in termini di minore gettito IRPEF, le stime indicano un saldo positivo per le casse pubbliche grazie al maggiore gettito IVA generato dai consumi aggiuntivi. Un investimento che, almeno sulla carta, si ripaga.

Buoni pasto elettronici vs cartacei: perché la digitalizzazione accelera

La combinazione delle due misure — più esenzione fiscale e commissioni calmierata — spinge in modo deciso verso la digitalizzazione dei buoni pasto. I buoni cartacei, più costosi da gestire e meno tracciabili, perdono terreno in modo strutturale. Per le società emettitrici, la transizione al digitale significa costi operativi più bassi e margini più prevedibili, nonostante il tetto sulle commissioni.

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Cosa aspettarsi: le incognite ancora aperte

Il punto cruciale rimane trovare un equilibrio in cui tutti i soggetti traggano un vantaggio sostenibile. Alcune domande restano aperte:

  • Le aziende trasferiranno effettivamente ai dipendenti il beneficio fiscale aumentando il valore nominale dei buoni?
  • Il tetto al 5% sarà rispettato in modo uniforme o si apriranno spazi per aggiramento della norma?
  • La crescita dei consumi stimata si materializzerà davvero, o resterà una proiezione ottimistica?

L’obiettivo finale — valorizzare il potere d’acquisto e la qualità del lavoro nel contesto di un welfare aziendale più dinamico e inclusivo — è condivisibile. Ma la strada per arrivarci richiede monitoraggio costante e, se necessario, ulteriori aggiustamenti normativi.

FAQ: buoni pasto e nuove regole

Quanto vale oggi l’esenzione fiscale sui buoni pasto elettronici?

Il limite di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici è attualmente fissato a 10 euro al giorno. Importi superiori concorrono alla formazione del reddito imponibile del lavoratore.

Cosa cambia per i buoni pasto cartacei?

Per i buoni pasto cartacei la soglia di esenzione rimane più bassa rispetto a quella elettronica. Questo differenziale, unito al tetto sulle commissioni, accelera la transizione verso il formato digitale.

Il tetto al 5% sulle commissioni vale per tutti gli esercenti?

Sì, il limite del 5% si applica alle commissioni che le società emettitrici possono addebitare agli esercizi commerciali convenzionati, sia nel settore privato che pubblico.

I lavoratori devono fare qualcosa per beneficiare dell’aumento?

No. L’adeguamento riguarda le aziende e le società emettitrici. Il lavoratore beneficia automaticamente dell’esenzione fiscale sul valore del buono pasto ricevuto, nei limiti previsti dalla normativa vigente.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.