Nuova tassa su spedizioni extra-UE: cosa cambia per e-commerce e consumatori
Dal 2026, contributo di 2 euro in Italia e dazio UE di 3 euro per ogni spedizione extra-UE sotto i 150 euro. Ecco cosa cambia per acquisti online.
La recente ondata di misure fiscali dedicate alle spedizioni extra UE sta già creando fermento tra appassionati di acquisti online e analisti del mercato. Da un lato, la prospettiva di contributi fissi e balzelli aggiuntivi viene presentata come un modo per garantire maggiore concorrenza tra produttori nazionali e stranieri. Dall’altro, il timore è che simili oneri si traducano in una pressione costante sui prezzi, soprattutto per chi effettua ordini frequenti o di valore contenuto. Questa nuova impostazione potrebbe generare un effetto a catena, spingendo i commercianti a rivedere le politiche di consegna e aumentando la percezione di rincaro per il consumatore finale. Il clima di incertezza è palpabile, e i prossimi mesi saranno decisivi per stabilire quanto queste novità influenzeranno l’accessibilità dei prodotti d’oltreconfine.
Contributi fissi e incidenza sul commercio digitale
L’introduzione di un contributo di 2 euro per ogni ordine sotto i 150 euro rappresenta un primo test per comprendere gli equilibri del e commerce. Questa tassa piccoli pacchi risulta particolarmente impattante per piattaforme e marketplace di ampia portata, che dovranno gestire un flusso elevatissimo di ordini e valutare come assorbire o trasferire tali costi ai clienti. In parallelo, i piccoli rivenditori rischiano di trovarsi a fronteggiare una sfida ancora più complessa, poiché la diluizione delle spese non sempre appare semplice. Ogni cambiamento delle strutture tariffarie incide in modo diretto sulla fiducia dei consumatori, che potrebbero orientarsi verso canali alternativi se percepissero un appesantimento eccessivo dei costi di consegna.
A partire da luglio, la situazione si complicherà ulteriormente con l’introduzione di un dazio UE di 3 euro, applicato per singolo codice tariffario presente nel pacco. Questa misura, pensata per arginare il divario concorrenziale e coprire i costi doganali, potrebbe generare un forte effetto moltiplicatore qualora il collo contenesse più articoli uguali. Le associazioni dei consumatori osservano con una certa preoccupazione lo sviluppo della normativa, temendo che l’intero peso dell’operazione possa ricadere sulle spalle dei clienti finali. A fare da sfondo, lo spettro di una crescita costante dei prezzi, in grado di frenare la voglia di acquistare prodotti da destinazioni lontane.
Prospettive sul mercato e possibili soluzioni
Gli operatori del settore auspicano che le strategie di importazioni mantengano una certa fluidità, evitando di penalizzare gli scambi internazionali. Il rischio principale è che questi interventi producano un calo della domanda da parte di chi si affida abitualmente a piattaforme online per varietà di scelta e convenienza. Nel frattempo, si moltiplicano i dibattiti sulle possibili esenzioni parziali o sui metodi di calcolo più equi, con l’obiettivo di ripartire i costi in modo sostenibile. Di certo, nei prossimi mesi, chiunque operi nel commercio digitale dovrà valutare con attenzione le proprie strategie di vendita, per non perdere terreno in un mercato sempre più dinamico e sensibile ai cambiamenti di prezzo.
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