Mosca chiude rubinetti gas a Polonia e Bulgaria per mancato pagamento in rubli

Mosca chiude i rubinetti del gas a Polonia e Bulgaria per mancato pagamento in rubli: Gazprom sospende le forniture. Prezzi del gas +17%, cosa succede ora in Europa.

Pubblicato 27 Aprile 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:51

La Russia alza il livello della guerra nella guerra, ossia quella del gas. Il gigante russo del gas Gazprom ha comunicato alla Polonia e alla Bulgaria che taglierà i flussi di gas verso i due paesi. Mosca chiude i rubinetti del gas a Polonia e Bulgaria per mancato pagamento in rubli: è la prima mossa concreta dopo settimane di minacce del Cremlino, che aveva imposto agli acquirenti europei di saldare le forniture nella valuta russa.

La notifica di Gazprom: cosa è successo

“Bulgargaz ha ricevuto una notifica che le forniture di gas naturale da Gazprom Export saranno sospese a partire dal 27 aprile”, ha dichiarato il ministero dell’economia bulgaro, spiegando che il paese ha pienamente adempiuto ai suoi obblighi e ha effettuato tutti i pagamenti richiesti dal contratto vigente “in modo tempestivo, rigoroso e in conformità con i suoi termini”. Stessa comunicazione da parte della società polacca PGNiG: “Gazprom ha informato PGNiG della sua intenzione di sospendere completamente le consegne nell’ambito del contratto Yamal … il 27 aprile”, recita una nota ufficiale.

Perché Mosca ha chiuso i rubinetti: il nodo del pagamento in rubli

Si tratta della prima mossa concreta dopo che per settimane il Cremlino ha minacciato di chiudere i gasdotti se l’Europa non avesse pagato il gas in rubli. I paesi occidentali si sono rifiutati di farlo, dichiarando di poter continuare a pagare in euro o dollari in base ai contratti in vigore. Già nelle settimane precedenti, i flussi attraverso il gasdotto Yamal e quelli che attraversano l’Ucraina erano stati largamente inferiori ai livelli dell’anno precedente.

Un decreto ministeriale russo aveva introdotto l’obbligo per gli acquirenti di detenere due conti presso GazpromBank: uno in euro e uno in rubli. Anche se il pagamento può avvenire sul conto in euro, la transazione si considera completata soltanto dopo la conversione valutaria in rubli gestita da GazpromBank. Tale meccanismo potrebbe implicare una violazione dei regolamenti comunitari sulle sanzioni, rendendo di fatto impossibile per molti acquiratori europei aderire alla richiesta russa senza incorrere in sanzioni.

L’impatto sui mercati: prezzi del gas in rialzo del 17%

I prezzi del gas sono aumentati del 17% in quanto la mossa di Mosca ha alimentato le preoccupazioni che altri paesi europei potrebbero subire la stessa sorte. L’UE nel suo complesso riceveva circa il 40% delle sue forniture di gas dalla Russia, una dipendenza che la crisi ha reso urgente ridurre. Il taglio a Polonia e Bulgaria rappresenta un segnale chiaro: Mosca è disposta a usare l’energia come leva geopolitica.

Polonia: preparata a fare a meno del gasdotto Yamal

La Polonia afferma di essere completamente preparata per un taglio di tutte le forniture energetiche e aveva già delineato piani per ridurre la dipendenza dal gas russo prima dello scoppio del conflitto. Il primo ministro Mateusz Morawiecki ha dichiarato che gli impianti di stoccaggio del gas della Polonia sono pieni al 76% e che il paese è pronto a ottenere le forniture necessarie da fonti alternative rispetto al gasdotto Yamal.

La Polonia importa gas naturale liquefatto (GNL) attraverso un terminale sulla costa baltica e punta a ricevere gas dalla Norvegia attraverso il progetto Baltic Pipe, che dovrebbe coprire circa il 50% del consumo nazionale una volta completato.

Bulgaria: quasi totalmente dipendente dalla Russia

La Bulgaria ha affermato che al momento non sono previste misure restrittive ai consumi di gas per i cittadini. Tuttavia, il paese è quasi completamente dipendente dalla Russia per il suo consumo annuo di circa 3 miliardi di metri cubi di gas. Le autorità bulgare hanno pertanto avviato trattative per accordi alternativi di fornitura di gas naturale, al fine di far fronte alla situazione nel più breve tempo possibile.

Quali altri paesi rischiano il taglio del gas russo?

Il caso di Polonia e Bulgaria — primi paesi a subire la chiusura dei rubinetti da parte di Mosca per mancato pagamento in rubli — ha innescato l’allarme in tutta Europa. Diversi governi stanno accelerando i piani di diversificazione energetica, puntando su GNL, energie rinnovabili e nuove infrastrutture di importazione. La Commissione Europea ha ribadito che il pagamento in rubli non è compatibile con il regime di sanzioni in vigore e ha invitato gli Stati membri a non cedere alle condizioni imposte da Mosca.

FAQ: domande frequenti sul taglio del gas russo a Polonia e Bulgaria

Perché Mosca ha chiuso i rubinetti del gas a Polonia e Bulgaria?
Gazprom ha sospeso le forniture perché i due paesi hanno rifiutato di pagare il gas in rubli, come richiesto da un decreto del governo russo. Polonia e Bulgaria sostengono di aver rispettato i contratti vigenti pagando in euro.
Il taglio del gas russo riguarda anche altri paesi europei?
Al momento il taglio diretto ha colpito Polonia e Bulgaria, ma l’intera Europa è in allerta. Diversi paesi stanno valutando piani di emergenza per ridurre la dipendenza dal gas russo.
Come si stanno organizzando Polonia e Bulgaria per sostituire il gas russo?
La Polonia punta su GNL importato via mare e sul futuro gasdotto Baltic Pipe dalla Norvegia. La Bulgaria sta cercando accordi alternativi di fornitura con altri fornitori internazionali.
Il pagamento in rubli è legale per le aziende europee?
Secondo la Commissione Europea, aderire al meccanismo di pagamento in rubli imposto da Mosca potrebbe violare le sanzioni comunitarie in vigore contro la Russia.
Quanto è aumentato il prezzo del gas dopo la chiusura dei rubinetti?
I prezzi del gas hanno registrato un rialzo del 17% immediatamente dopo l’annuncio di Gazprom, alimentati dai timori che il taglio possa estendersi ad altri paesi europei.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.