Crisi alimentare sempre più concreta: dal WFP all’Ue appello a Mosca per sbloccare i porti

Dal WFP all'Ue, l'appello a Mosca per sbloccare i porti ucraini si fa urgente: la crisi alimentare è sempre più concreta, con 44 milioni di persone a rischio fame e i mercati globali sotto pressione.

Pubblicato 25 Maggio 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:46

Una crisi alimentare sempre più concreta è quella che si prospetta per la comunità internazionale: i porti ucraini sul Mar Nero sono bloccati a causa del conflitto in corso, e milioni di tonnellate di grano restano ferme nei silos di Odessa e degli altri scali marittimi. Navi cariche di cereali non riescono a muoversi, mentre il mondo guarda con crescente preoccupazione a una catastrofe umanitaria che potrebbe colpire decine di paesi già in difficoltà. Dal WFP all’Ue, l’appello a Mosca per sbloccare i porti si fa sempre più urgente.

Perché la crisi alimentare è sempre più concreta

L’Ucraina è uno dei principali esportatori mondiali di grano, mais e olio di girasole. Con i porti bloccati, le forniture globali si sono drasticamente ridotte, facendo impennare i prezzi dei prodotti alimentari di base in tutto il mondo. Le conseguenze si fanno sentire in modo particolare nei paesi a basso reddito dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia meridionale, dove la dipendenza dalle importazioni di cereali ucraini è strutturale.

A rendere ancora più critica la situazione è il calendario agricolo: senza la riapertura dei porti, gli agricoltori ucraini non avranno spazio fisico dove immagazzinare il raccolto previsto per luglio-agosto. Il risultato sarebbe un doppio danno: il grano già prodotto andrebbe sprecato e quello nuovo non potrebbe essere stoccato né esportato.

L’appello del WFP: «Aprire i porti subito»

A lanciare l’allarme con forza è il WFP, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, l’agenzia ONU che coordina l’assistenza alimentare globale. Secondo le stime del WFP, ben 44 milioni di persone nel mondo si trovano a un passo dalla fame, una soglia che potrebbe aggravarsi rapidamente se i corridoi marittimi non venissero riaperti.

«Dobbiamo aprire questi porti in modo che il cibo possa entrare e uscire dall’Ucraina. Lo chiede il mondo, perché centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta dipendono da queste forniture», ha dichiarato il Direttore Esecutivo del WFP David Beasley.

Beasley ha parlato apertamente di «crisi senza precedenti», descrivendo una «tempesta perfetta» che sta colpendo i mercati alimentari globali:

  • Nel breve periodo: i prezzi dei prodotti alimentari sono già il problema numero uno, con una volatilità di mercato senza precedenti.
  • Nel medio periodo: il rischio non è solo di prezzi alti, ma di vera e propria scarsità di cibo disponibile.
  • Sul piano strutturale: un paese come l’Ucraina, capace di produrre cibo per 400 milioni di persone, è di fatto fuori dal mercato globale.

«È fondamentale che le aziende agricole tornino a funzionare, che i camion, i treni e le navi si muovano di nuovo», ha aggiunto Beasley, rivolgendosi direttamente ai leader mondiali: «È ora di fare tutto il possibile per portare i mercati alla stabilità, perché le cose peggioreranno. Ma ho speranza».

L’Ue e l’appello a Mosca: «Sbloccare i porti nell’interesse di tutti»

Sulla stessa linea si è espressa la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha ribadito come «i segnali di una crescente crisi globale del cibo siano evidenti» e ha rinnovato con forza l’appello a Mosca per sbloccare i porti ucraini sul Mar Nero.

«Non può essere nell’interesse russo che per colpa dei russi la gente muoia di fame nel mondo», ha dichiarato von der Leyen, chiedendo l’apertura immediata di corridoi marittimi sicuri per consentire il transito del grano via mare. La posizione dell’Ue è netta: il blocco dei porti non è solo un atto di guerra, ma una scelta con conseguenze umanitarie globali che non può essere ignorata dalla comunità internazionale.

Le conseguenze economiche della crisi alimentare

Dal punto di vista finanziario, la crisi alimentare si traduce in una serie di effetti a catena che riguardano direttamente i mercati:

  • Prezzi del grano e del mais ai massimi storici sulle principali borse merci mondiali.
  • Inflazione alimentare in accelerazione in Europa e nei paesi emergenti.
  • Pressione sui bilanci pubblici dei paesi importatori, costretti a sussidiare i beni di prima necessità.
  • Rischio di instabilità politica e sociale nelle aree più vulnerabili, con potenziali ripercussioni sui flussi migratori e sulla sicurezza regionale.

Gli analisti avvertono che, senza una soluzione diplomatica rapida per la riapertura dei corridoi marittimi, la pressione sui prezzi alimentari globali è destinata a intensificarsi nei prossimi mesi.

FAQ sulla crisi alimentare e il blocco dei porti ucraini

Quante tonnellate di grano sono bloccate in Ucraina?

Secondo le stime delle organizzazioni internazionali, decine di milioni di tonnellate di cereali sono ferme nei silos e sulle navi nei porti ucraini sul Mar Nero, in particolare a Odessa. La quantità esatta varia in base alle fonti, ma il volume è sufficiente a coprire il fabbisogno alimentare di centinaia di milioni di persone.

Quali paesi rischiano di più a causa della crisi alimentare?

I paesi più esposti sono quelli che dipendono in misura maggiore dalle importazioni di grano e mais ucraini: diversi stati dell’Africa subsahariana, del Medio Oriente e dell’Asia meridionale. Egitto, Libano, Tunisia e Yemen figurano tra i più vulnerabili.

Cosa chiede il WFP concretamente?

Il Programma Alimentare Mondiale chiede l’apertura immediata dei porti ucraini sul Mar Nero per consentire l’esportazione dei cereali già prodotti e immagazzinati, evitare sprechi del prossimo raccolto e garantire la continuità delle forniture alimentari globali.

Qual è la posizione dell’Unione Europea?

L’Ue sostiene con forza la riapertura dei corridoi marittimi e ha rivolto un appello diretto a Mosca, sottolineando che il blocco dei porti ha conseguenze umanitarie inaccettabili per l’intera comunità internazionale. La presidente von der Leyen ha definito la situazione una crisi globale del cibo che richiede una risposta immediata.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.