Notiziario Notizie Italia Minibot bocciati anche da premier Conte. FT: ‘Ecco come Salvini potrebbe far saltare l’Eurozona’

Minibot bocciati anche da premier Conte. FT: ‘Ecco come Salvini potrebbe far saltare l’Eurozona’

10 Giugno 2019 11:18

Oltre a una schiera piuttosto nutrita di fan nell’elettorato italiano, a volere i minibot di Borghi Claudio, a livello politico e governativo, sono sicuramente i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, con il loro seguito di leghisti e grillini. Tra questi ultimi, spicca l’ex deputato ed esponente del M5S Alessandro Di Battista che, con un post pubblicato su Facebook, arriva ad attaccare il ministro Giovanni Tria, reo, durante il G20 che si è tenuto il fine settimana, a Fukuoka, in Giappone, di aver snobbato l’idea di Borghi.

Tria ha ricordato infatti che sui mini-titoli il Mef “ha già dato un parere negativo” e ha  richiamato anche quanto detto dal presidente della Bce, Mario Draghi, laddove ha affermato, stando a quanto riportato dal Sole 24 Ore, che “se sono debito, non servono, e che se invece vogliono diventare una valuta alternativa, “ovviamente non possono essere fatti, perchè ci sono i trattati”.

Prende posizione anche il premier Giuseppe Conte che, in un colloquio con il Corriere della Sera, dice no a questi strumenti finanziari, dandone una ragione tecnica.

Nelle ultime ore, il dibattito si infiamma anche per la pubblicazione di un articolo scritto da Wolgang Munchau sul Financial Times, dal titolo “How Matteo Salvini could blow up the Eurozone”: ovvero, “Come Matteo Salvini potrebbe far saltare in aria l’Eurozona”.

Riprendendo quanto detto da Mario Draghi –  in occasione della conferenza stampa successiva all’annuncio della Bce sui tassi – ovvero che i minibot sono o moneta, e in quanto tale illegali, o debiti, Munchau ammette in realtà di non essere d’accordo con il presidente della banca centrale.

Non sono sicuro di essere d’accordo con Draghi su questo punto. I minibot potrebbero essere entrambe le cose allo stesso tempo, ovvero debito con caratteristiche simili a quelle delle monete”.

Munchau parla anche del rischio che l’Italia venga colpita da una procedura di infrazione Ue per debito eccessivo, e dei timori che il paese, alla fine, esca dall’euro.

Il punto sta però tutto in questo interrogativo: Ma “(Salvini) vuole davvero che l’Italia esca dall’Eurozona? Se così fosse, i minibot sono uno strumento fin troppo efficace per essere veri. I fondi (che da essi deriverebbero) permetterebbero infatti (al ministro dell’interno) di tagliare le tasse. E si confermerebbero un passo intermedio indispensabile per una eventuale uscita” dell’Italia dall’area euro.

Se invece Salvini non vuole lasciare l’euro, sottolinea Munchau, allora è meglio che non li tocchi.

“Non c’è molto che l’Unione europea possa fare per impedire l’emissione dei minibot. La politica fiscale è decisa dalla sovranità nazionale”. Detto questo, “la Commissione europea includerebbe questi strumenti nel conteggio del deficit e del debito ufficiali italiani. L’Ue potrebbe sostenere inoltre che, se la gente decidesse di utilizzare i minibot per pagare le tasse, allora sicuramente le entrate fiscali del governo italiano diminuirebbero. E così diminuirebbe anche la capacità dello Stato di pagare i costi sul debito, che è denominato in euro”.

I risultati? “I minibot non permetterebbero all’Italia di uscire dalla procedura di deficit eccessivo”. Anzi, “il loro annuncio potrebbe scatenare perfino una crisi finanziaria immediata”.

Dal punto di vista dell’Ue, i mini-Bot sono più che un semplice strumento di irresponsabilità fiscale. Si tratta di (strumenti) che porterebbero il confronto tra Roma e Bruxelles su un nuovo livello. L’Eurozona perderebbe la sua coesione se i suoi stati membri iniziassero a emettere una loro moneta, per quanto falsa potesse essere. D’altronde, i minibot sono stati concepiti in origine dagli euroscettici italiani proprio per questa ragione.

L’INTERVISTA DI CONTE: NO AI MINIBOT

“Ci sono veline che diffondono questa tesi in senso deteriore, raffigurandomi come una sorta di novello Mario Monti: un tecnocrate che vuole uccidere il contratto perché non vuole approvare i mini-Bot”. Così il premier Giuseppe Conte, in un colloquio con il Corriere della Sera.

Conte precisa, negli stessi giorni in cui infuria il dibattito sui minibot, che si tratta di “una proposta mai portata a Palazzo Chigi. E siccome ha implicazioni di sistema, mi aspettavo che correttamente mi fosse portata per esaminarne insieme aspetti e contenuti”. Il premier è certo d’accordo sulla necessità che si accelerino i pagamenti di cui la PA è debitrice. “E’ un obiettivo pienamente condivisibile“, sottolinea, ma non con lo strumento dei minibot dell’economista leghista Claudio Borghi.

“Abbiamo già introdotto uno strumento per raggiungere l’ obiettivo con la triangolazione tra Comuni, Cassa depositi e prestiti e creditori”, dice. Tra l’altro, “se i crediti della PA non sono certificati non sono neppure pagabili. Siccome non possono costituire una moneta parallela non c’è l’obbligo di accettarli come mezzo per estinguere un’obbligazione. E chi li accetta, ragionevolmente vorrebbe scontare il fatto di prendere in carico un’attività parzialmente liquida che non frutta interesse. Il risultato è che finirebbero per essere negoziati sotto la parità. E lo sconto rispetto all’ euro sarebbe una misura del rischio di uscita del Paese dalla moneta unica”.

Già nel fine settimana, immediate erano state le reazioni dei due vicepremier Salvini e Di Maio al no del ministro delle Finanze Giovanni Tria.

Così su Facebook Di Maio:

“Questa storia dei minibot sta diventando paradossale. Se c’è una proposta per accelerare il pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione si discuta. Ci sono migliaia di aziende che aspettano ancora di essere pagate dallo Stato e non è accettabile. Anche perché, quando è un privato a non onorare i pagamenti, poi ne fa le spese, quindi non vedo perché lo Stato se ne debba approfittare”.

Ancora, il leader del M5S:

“Il Mef dice che sono inutili e che è sufficiente pagare le imprese, allora lo faccia. O che studi un piano per iniziarlo a fare! Perché qui stanno sempre tutti zitti, fermi, immobili, poi appena qualcuno propone qualcosa si svegliano e dicono ‘ah, no, non si può fare’. Se lo strumento per pagare le imprese non è il minibot, il Mef ne trovi un altro. Ma lo trovi, perché il punto sono le soluzioni, non le polemiche, né le presunte ragioni dei singoli. Ripeto, una parola: soluzioni!”.

Più cauti, a sorpresa, i toni di Salvini:

“Sullo strumento” dei minibot “si può discutere, è una proposta, ma sul fatto che sia urgente pagare le decine di miliardi di euro di arretrati e di debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti di imprese e famiglie (debiti risalenti a governi e anni precedenti) deve essere chiaro a tutti, in primis al ministro dell’Economia. È una questione di giustizia”.

Nelle ultime ore Tria è finito anche nel mirino  di Alessandro Di Battista. Così l’esponente del M5S:

“A chi risponde il ministro quando dice: ‘Non tratteremo il tema dei minibot a livello di governo?” Me lo sto domandando. Non risponde certo ai suoi elettori dato che Tria non ha mai preso un voto. Non risponde neppure al Parlamento e dovrebbe farlo dato che, fino a prova contraria, viviamo in una Repubblica parlamentare e non risponde neppure alle due forze politiche che hanno fatto nascere questo governo sulla base di un contratto”.

“Se poi Tria preferisce rispondere a Moscovici più che al Popolo italiano beh ce ne faremo una ragione. “Un’Italia non più suddita di regole obsolete, dei diktat di Francia e Germania o del capitalismo finanziario evidentemente fa paura a molti e provocherebbe reazioni da chi ci tiene da decenni al guinzaglio. Francamente lo si sapeva. D’altro canto il cambiamento non è mai indolore, se è indolore non è vero cambiamento”.

Insomma, la saga minibot sembra destinata a continuare ancora per tanto tempo.