Finanza Notizie Italia Manovra, Di Maio in crisi su reddito di cittadinanza e sospetto condoni. Borghi: da pace fiscale con maglie strette 5 miliardi a Stato

Manovra, Di Maio in crisi su reddito di cittadinanza e sospetto condoni. Borghi: da pace fiscale con maglie strette 5 miliardi a Stato

C’è il sospetto del “condono” e la rabbia per la riluttanza a promuovere il reddito di cittadinanza nelle forme e nei modi desiderati dal M5S. Questi gli argomenti che starebbero rovinando la luna di miele (in realtà messa spesso in discussione) tra il M5S e la Lega e, soprattutto, tra il M5S e il ministro dell’economia Giovanni Tria.

Tanto che la stampa estera riporta che il vicepremier Luigi Di Maio avrebbe detto che, “se le cose continueranno in questo modo, allora Tria potrà andarsene anche a casa”.

Il riferimento è a quanto riportato dal quotidiano La Repubblica che oggi, all’indomani del vertice sulla legge di bilancio, scrive che Di Maio avrebbe lasciato Palazzo Chigi “infuriato, mandando due sms diretti alla chat dei ministri e dei big del Movimento”. Con tanto di “convocazione immediata in un ristorante nel centro di Roma”, per “processare il ministro dell’economia Giovanni Tria. C’è “da lanciare una sfida che appare come un preavviso di sfratto”.

Scrive ancora il quotidiano:

Non vogliono farci fare il reddito di cittadinanza, questa è la verità – avrebbe detto Di Maio, stando a quanto riportato da La Repubblica- Tria deve capirlo, altrimenti facciamo da soli”.

Ma un altro pomo della discordia è rappresentato anche da Atlantia, società che fa capo alla famiglia Benetton e che controlla Autostrade, il gruppo responsabile della gestione del tratto in cui lo scorso 14 agosto si è consumata la tragedia di Genova.

Per i grillini, “Atlantia o sue società satellite non possono insomma – scrive La Repubblica – rientrare nella partita della ricostruzione dalla finestra. A maggior ragione considerando il fatto che Autostrade non ha neanche resettato i vertici dopo la tragedia”.

Riguardo al capitolo condoni, ne parla oggi il presidente della Commissione di bilancio della Camera, il leghista Claudio Borghi, che difende a spada tratta la misura:

Nel corso della trasmissione televisiva Agorà di Rai Tre, Borghi afferma che lo Stato potrebbe incassare circa 5 miliardi dall’introduzione della cosiddetta pace fiscale tra cittadini e fisco se venisse effettuata “con maglie relativamente strette”. Si tratta di “una entrata una tantum”.

Ma il Movimento 5 Stelle è stato chiaro nel sottolineare di essere contrario a eventuali condoni fiscali mascherati da parte del governo.

In particolare il vicepremier Luigi Di Maio ha detto che le tasse le devono pagare anche coloro che versano in una condizione economica difficile: “Qui stiamo dicendo semplicemente che dobbiamo trovare un momento in cui quella persona si siede con l’Agenzia delle entrate, si dicono che questo è quello da pagare, questo è quello con cui ci accordiamo. E d’ora in poi pace, amici come prima. Questo mi sembra un principio ragionevole soprattutto se stiamo riformando il fisco”.

Borghi ha aggiunto anche che il governo “non ha nessuna intenzione di tagliare gli 80 euro” del bonus Renzi e che “io personalmente voto per fare più deficit. Stando entro il 3%, ma voto per fare più deficit”.

Sulla flat tax, l’economista si è così espresso: “Di base l’intento è un’aliquota unica. Io ancora penso che debba essere fatta un’aliquota unica. L’ho detto da tempo. Il sistema deve puntare alla massima semplificazione. A quel punto tutte le deduzioni e detrazioni dovrebbero sparire, a meno di voler salvare qualcosa di assolutamente necessario. Se si mette il 15% dovrebbero sparire tutte le deduzioni sostituite da una deduzione fissa per persona per nucleo familiare”.

Inoltre, un messaggio più o meno diretto è stato diretto da Borghi al ministro dell’economia Giovanni Tria:

“Secondo Tria, alzando l’Iva e abbassando altre tasse alla fine il risultato è che si stia meglio. Sono teorie rispettabili. Magari ha ragione: non lo so! Però noi nel contratto di governo abbiamo scritto chiaramente che l’Iva non aumenta. Io penso che i cittadini non gradirebbero affatto vedere come prima misura alzare l’Iva, che impatta in maniera abbastanza pesante sulla vita di tutti i cittadini e anche sui consumi di base. Per cui l’Iva non si tocca. Questo spero che sia chiaro”.