Finanza Indici e quotazioni Crash prezzi petrolio di oltre -30% dopo schiaffo Russia a Opec. Bagno di sangue sui mercati non solo per coronavirus, esplode il panico

Crash prezzi petrolio di oltre -30% dopo schiaffo Russia a Opec. Bagno di sangue sui mercati non solo per coronavirus, esplode il panico

Il mix coronavirus + mancato accordo tra paesi Opec e non Opec scatena il panico sui mercati. Crollo record per i prezzi del petrolio, che precipitano di oltre -30% dopo lo strappo, che si è consumato venerdì scorso a Vienna, tra i paesi Opec guidati dall’Arabia Saudita da un lato e quelli non Opec guidati dalla Russia dall’altro.

La proposta dell’Opec di tagliare l’offerta di ulteriori 1,5 milioni di barili al giorno, a partire da aprile fino alla fine dell’anno, è stata rifiutata dalla Russia.

Il meeting di Vienna non è riuscito neanche a sfornare direttive sul futuro dei tagli all’offerta di petrolio che erano stati concordati in precedenza dalle controparti e che scadranno alla fine del mese.

Come se non bastasse, il ministro dell’Energia russo Alexander Novak ha detto ai giornalisti che, “a partire dal prossimo 1° aprile, inizieremo a lavorare senza preoccuparci più di quelle quote o di quelle riduzioni che erano operative in precedenza”. Novak ha cercato di smorzare poi i toni, aggiungendo che “ciò non significa che ogni paese non monitorerà e analizzerà gli sviluppi del mercato“.

Ma il quadro è peggiorato con l’annuncio dell’Arabia Saudita che, visto il mancato accordo con la Russia e altri paesi non Opec, ha deciso di varare sconti massicci ai prezzi di vendita ufficiali del proprio petrolio, al fine di rendere le proprie esportazioni più competitive.

Non solo: secondo alcune fonti riportate da Reuters, la nazione sarebbe pronta ad aumentare la propria offerta oltre la soglia dei 10 milioni di barili. Al momento, il regno saudita produce 9,7 milioni di barili al giorno, ma ha la capacità di aumentare l’offerta fino a 12,5 milioni di barili al giorno.

Il mercato paventa una guerra dei prezzi. E così i prezzi del petrolio WTI scambiati a New York sono crollati fino a -33,16% a $27,59 al barile, mentre il Brent è capitolato di oltre il 30% a $31,54 al barile.

Panico conclamato sui mercati azionari, con i futures sul Dow Jones che crollano di 1.198 punti, anticipando un’apertura in rosso di 1.246,78 punti in avvio di seduta. La massima avversione al rischio porta gli investitori a fare incetta di Treasuries Usa. Il risultato è chei tassi decennali dei titoli di stato Usa, che già avevano inanellato nelle ultime sessioni continui minimi record, precipitano al valore più basso della loro storia, bucando anche la soglia dello 0,5%.

L’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo precipita di oltre -5%, l’Hang Seng di Hong Kong crolla del 3,5%, lo Shanghai Composite cede il 2,4% circa, il Kospi coreano fa -3,72%. Tonfo per la borsa di Sidney, con l’indice S&P/ASX che brucia il 6,23%. La borsa di Singapore (indice Straits Times Index) capitola di oltre il 4%.

Sul forex, la valuta rifugio per eccellenza, lo yen, riporta rialzi tra il 5% e l’8%, a fronte dei violenti sell off che colpiscono le commodity currencies. Il dollaro australiano, per esempio, cede il 5% nei confronti della moneta giapponese.

In tutto questo rimane il caos COVID-19 coronavirus nel mondo: nella giornata di domenica 8 marzo, i casi di persone infettate a livello globale hanno superato la soglia di 109.000, con 3.801 decessi. La situazione sta peggiorando negli Stati Uniti, dove gli stati di New York, California, Oregon hanno dichiarato tutti lo stato di emergenza.