Famiglie: fiducia ancora in calo sui minimi da novembre 2020, l’85% è preoccupato per la propria situazione economica

La fiducia delle famiglie italiane è ai minimi da novembre 2020 e l'85% degli italiani è preoccupato per la propria situazione economica. Ecco cosa dicono i dati Istat e le analisi degli esperti.

Pubblicato 28 Aprile 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:50

La fiducia delle famiglie italiane continua a scendere, toccando i minimi da novembre 2020: un segnale d’allarme che pesa sulla ripresa economica e sui consumi. Caro bollette, rincaro dei carburanti e incertezze geopolitiche si sommano in un cocktail esplosivo che erode il sentiment delle famiglie. Il risultato? Oggi ben l’85% degli italiani è preoccupato per la propria situazione economica, e la fiducia dei consumatori è calata per il quarto mese consecutivo.

Fiducia dei consumatori ai minimi da novembre 2020: cosa dicono i dati

Secondo i dati diffusi dall’Istat, si evidenzia una nuova diminuzione dell’indice del clima di fiducia dei consumatori, che passa da 100,8 a 100 punti: il livello più basso registrato da novembre 2020. Il calo è trasversale e coinvolge quasi tutte le componenti dell’indice:

  • Clima economico: scende da 98,2 a 97,3
  • Clima personale: cala da 101,7 a 100,9
  • Clima corrente: registra la flessione più marcata, passando da 105,7 a 100,8
  • Clima futuro: unica componente in lieve miglioramento

Il contenimento dell’emergenza pandemica aveva alimentato speranze di ripresa, ma queste vengono oggi in parte vanificate dall’incertezza geopolitica legata al conflitto Russia-Ucraina e dalla forte spinta inflazionistica.

La fiducia delle imprese: segnali discordanti

Una nota meno negativa arriva dal mondo delle imprese, la cui fiducia è leggermente migliorata, recuperando parzialmente il calo del mese precedente. L’indice composito del clima di fiducia delle imprese aumenta lievemente, passando da 105,3 a 105,5 punti. Tra i settori, però, i segnali sono discordanti:

  • Industria manifatturiera: indice sostanzialmente stabile
  • Costruzioni: lieve aumento
  • Commercio al dettaglio: lieve miglioramento
  • Servizi: si registra un peggioramento

«I consumatori sono più sensibili alle notizie esterne e reagiscono con maggiore intensità», sottolinea Lucio Poma, capoeconomista di Nomisma, commentando i dati Istat.

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Perché la sfiducia delle famiglie è un segnale preoccupante per l’economia

Il calo della fiducia non è solo un dato statistico: si traduce in comportamenti concreti che frenano i consumi e, di conseguenza, la ripresa economica.

«La sfiducia degli italiani pesa oramai come un macigno sulle possibilità di ripresa economica del paese e sui consumi dei prossimi mesi – commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori –. All’effetto caro bollette, caro carburanti e carovita, si è aggiunto quello dell’Ucraina e la paura di possibili razionamenti e di ulteriori speculazioni».

Anche il Codacons lancia l’allarme su un possibile rallentamento dei consumi. «Il vero pericolo ora è rappresentato dai consumi, perché in un contesto di scarsa fiducia e di prezzi e tariffe in costante crescita le famiglie saranno portate inevitabilmente a ridurre la spesa e rimandare gli acquisti, con enormi danni per l’economia nazionale», avverte il presidente del Codacons, Carlo Rienzi.

L’85% degli italiani è preoccupato per la propria situazione economica

I timori delle famiglie trovano conferma nell’ultimo EY Future Consumer Index: l’85% degli intervistati in Italia dichiara di essere preoccupato per la propria condizione economica, in parte a causa della spinta inflazionistica, del rincaro dei prezzi dell’energia e delle incertezze macroeconomiche.

L’aumento dei costi ha riacceso l’attenzione verso la propria situazione economico-finanziaria. Tra i dati più significativi emersi dalla ricerca:

  • Il 51% degli italiani fatica a causa dell’aumento del costo di beni e servizi
  • Il 39% acquista solo prodotti essenziali
  • Nei prossimi mesi, il 41% dichiara di voler ridurre gli acquisti in abbigliamento
  • Il 32% taglierà la spesa in elettronica
  • Il 31% ridurrà gli acquisti di cosmetici e prodotti di bellezza

L’inflazione sta dunque trasformando in modo strutturale le scelte dei consumatori italiani, con effetti che si proiettano ben oltre il breve periodo.

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Cosa si aspettano le famiglie nei prossimi mesi

Il quadro che emerge è quello di famiglie sempre più caute, che adottano strategie di risparmio e rinviano gli acquisti non essenziali. Le voci di spesa più colpite dai tagli previsti riguardano beni discrezionali — abbigliamento, tecnologia, bellezza — mentre la spesa per beni di prima necessità rimane obbligata, ma sempre più gravosa.

In questo scenario, il rischio concreto è un circolo vizioso: meno fiducia porta a meno consumi, che a loro volta rallentano la crescita economica, alimentando ulteriore incertezza. Un meccanismo che le istituzioni e i policy maker sono chiamati ad affrontare con misure strutturali di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie.

FAQ: fiducia dei consumatori e preoccupazioni economiche delle famiglie

Perché la fiducia dei consumatori è ai minimi da novembre 2020?

Il calo è determinato da una combinazione di fattori: l’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti, la spinta inflazionistica generalizzata e le incertezze legate allo scenario geopolitico internazionale. Questi elementi erodono il potere d’acquisto delle famiglie e aumentano la percezione di instabilità economica.

Cosa significa che l’85% degli italiani è preoccupato per la propria situazione economica?

Significa che la stragrande maggioranza delle famiglie italiane percepisce un peggioramento della propria condizione finanziaria, principalmente a causa dell’inflazione e del caro energia. Questa preoccupazione si traduce in comportamenti concreti: riduzione degli acquisti non essenziali, maggiore attenzione al budget familiare e rinvio di spese importanti.

Quali categorie di spesa vengono tagliate per prime?

Le famiglie tendono a tagliare prima le spese discrezionali: abbigliamento, elettronica di consumo e cosmetici sono le categorie più colpite. La spesa alimentare e per i servizi essenziali rimane obbligata, ma pesa sempre di più sul bilancio familiare.

Qual è il rischio per l’economia italiana?

Il principale rischio è un rallentamento dei consumi privati, che rappresentano una componente fondamentale del PIL. Se le famiglie riducono la spesa in modo significativo, l’effetto si propaga a tutta la filiera economica, frenando la crescita e potenzialmente innescando un circolo vizioso di sfiducia e contrazione economica.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.