Inflazione incalza, Bce pronta a uscita più rapida dagli stimoli

Inflazione incalza e la Bce accelera l'uscita dagli stimoli: fine del QE nel terzo trimestre, tassi fermi ma rialzo in arrivo. Cosa cambia per mutui, bond e risparmiatori.

Pubblicato 14 Aprile 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:53

L’inflazione incalza e la Bce si prepara a un’uscita più rapida dagli stimoli monetari. È questo il messaggio centrale emerso dall’ultima riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, che ha confermato l’accelerazione del percorso di normalizzazione della politica monetaria di fronte a pressioni sui prezzi sempre più diffuse e persistenti. Nessuna sorpresa, dunque, ma un segnale chiaro ai mercati: la stagione del denaro facile si avvia verso la conclusione.

Inflazione elevata: la diagnosi della Bce

“L’inflazione è aumentata in misura significativa e rimarrà elevata nei prossimi mesi, soprattutto a causa del forte incremento dei costi dell’energia. Le pressioni inflazionistiche si sono intensificate in molti settori”, spiega la Bce nel suo comunicato ufficiale.

Il quadro è chiaro: non si tratta di un fenomeno temporaneo e circoscritto. L’inflazione ha smesso di essere un problema legato esclusivamente all’energia per diventare una dinamica trasversale, che tocca beni, servizi e catene di approvvigionamento. È proprio questa diffusione a spingere Francoforte verso una risposta più decisa e più rapida del previsto.

Normalizzazione della politica monetaria: cosa cambia

Si conferma quindi l’accelerazione del percorso di normalizzazione della politica monetaria. Tassi e QE rimangono invariati per ora, ma nello statement si fa esplicito riferimento al fatto che gli sviluppi inflazionistici “rafforzino la sua aspettativa che gli acquisti netti nell’ambito del Programma di acquisto di attività dovrebbero concludersi nel terzo trimestre”.

In futuro, la politica monetaria della BCE dipenderà dai nuovi dati e dall’evolversi della valutazione delle prospettive da parte del Consiglio direttivo. “Nelle attuali condizioni caratterizzate da elevata incertezza, il Consiglio direttivo manterrà gradualità, flessibilità e apertura alle opzioni nella conduzione della politica monetaria. Esso intraprenderà qualsiasi azione necessaria per adempiere il mandato della BCE di perseguire la stabilità dei prezzi e per contribuire a preservare la stabilità finanziaria”, rimarca lo statement dell’istituto guidato da Christine Lagarde.

QE: il calendario di riduzione degli acquisti

Nella riunione il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha mantenuto fermo il costo del denaro, come da attese. I tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimangono invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,50%.

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Sul fronte del quantitative easing, il piano di riduzione degli acquisti netti mensili nel quadro del PAA (Programma di Acquisto di Attività) è il seguente:

  • 40 miliardi di euro ad aprile
  • 30 miliardi di euro a maggio
  • 20 miliardi di euro a giugno

Il Consiglio direttivo ha ritenuto che i dati pervenuti dopo l’ultima riunione rafforzino la sua aspettativa che gli acquisti netti nell’ambito del PAA dovrebbero concludersi nel terzo trimestre. La calibrazione degli acquisti netti per il terzo trimestre sarà guidata dai dati e rifletterà l’evolversi della valutazione delle prospettive da parte del Consiglio direttivo.

Quando saliranno i tassi? La forward guidance della Bce

La Bce è esplicita sul sequencing: qualsiasi modifica dei tassi di interesse di riferimento avverrà qualche tempo dopo la conclusione degli acquisti netti di attività nel quadro del PAA e sarà graduale. “Il profilo dei tassi di interesse di riferimento della BCE continuerà a essere determinato dalle indicazioni prospettiche del Consiglio direttivo (forward guidance) e dal suo impegno strategico a stabilizzare l’inflazione al 2% nel medio periodo”.

Il Consiglio direttivo si attende pertanto che i tassi di interesse di riferimento della BCE si mantengano su livelli pari a quelli attuali finché non vedrà l’inflazione raggiungere il 2% ben prima della fine del suo orizzonte di proiezione e in maniera durevole per il resto dell’orizzonte di proiezione, e finché non riterrà che i progressi conseguiti dall’inflazione di fondo siano sufficientemente avanzati da essere coerenti con lo stabilizzarsi dell’inflazione sul 2% nel medio periodo.

PEPP e risposta flessibile alla frammentazione del mercato

La Bce intende reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del PEPP almeno sino alla fine del 2024. In ogni caso, la futura riduzione del portafoglio del PEPP sarà gestita in modo da evitare interferenze con l’adeguato orientamento di politica monetaria.

In caso di ulteriore frammentazione del mercato connessa alla pandemia, i reinvestimenti del PEPP potranno essere adeguati in maniera flessibile nel corso del tempo, fra le varie classi di attività e i vari paesi in qualsiasi momento. Ciò potrebbe implicare fra l’altro l’acquisto di obbligazioni emesse dalla Repubblica ellenica in aggiunta ai reinvestimenti, al fine di scongiurare che un’interruzione degli acquisti nel paese possa compromettere la trasmissione della politica monetaria all’economia greca. Gli acquisti netti del PEPP potrebbero anche essere ripresi, se necessario, per contrastare gli shock negativi connessi alla pandemia.

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Cosa significa per risparmiatori e mercati

L’uscita più rapida dagli stimoli da parte della Bce ha conseguenze concrete per famiglie, imprese e investitori:

  • Mutui a tasso variabile: con l’aumento atteso dei tassi, le rate sono destinate a salire. Chi ha un mutuo variabile dovrebbe valutare la convenienza di passare al tasso fisso.
  • Obbligazioni: il rialzo dei tassi comprime i prezzi dei bond già in circolazione. I portafogli obbligazionari con duration elevata sono i più esposti.
  • Conti deposito e liquidità: tassi più alti migliorano progressivamente la remunerazione della liquidità parcheggiata, dopo anni di rendimenti nulli o negativi.
  • Mercati azionari: la stretta monetaria aumenta il costo del capitale e può pesare sulle valutazioni, in particolare dei titoli growth ad alta duration.

FAQ: le domande più frequenti sulla Bce e l’inflazione

Perché la Bce vuole uscire più rapidamente dagli stimoli?

Perché l’inflazione ha superato di gran lunga l’obiettivo del 2% e le pressioni sui prezzi si sono diffuse ben oltre il settore energetico. Continuare a immettere liquidità in un contesto simile rischierebbe di alimentare ulteriormente l’inflazione, contraddicendo il mandato principale della Bce.

Quando finirà il QE della Bce?

Secondo le indicazioni attuali, gli acquisti netti nell’ambito del PAA dovrebbero concludersi nel terzo trimestre, dopo la progressiva riduzione prevista nei mesi precedenti. La data esatta dipenderà dall’andamento dei dati macroeconomici.

I tassi Bce saliranno subito dopo la fine del QE?

No. La Bce ha chiarito che qualsiasi rialzo dei tassi avverrà qualche tempo dopo la fine degli acquisti netti, e in modo graduale. Non è previsto un aumento immediato o brusco.

Cosa succede ai Paesi più indebitati, come l’Italia?

La fine degli acquisti e il successivo rialzo dei tassi tendono ad allargare gli spread tra i titoli di Stato dei Paesi periferici e il Bund tedesco. La Bce ha però ribadito la disponibilità a usare flessibilità nei reinvestimenti del PEPP per evitare frammentazioni indesiderate del mercato.

L’inflazione è davvero un problema strutturale o passeggero?

La Bce riconosce che l’inflazione rimarrà elevata nei prossimi mesi. Sebbene parte delle pressioni derivi da fattori temporanei come i prezzi dell’energia, l’intensificarsi delle spinte inflative in molti settori suggerisce che il fenomeno abbia acquisito una componente più persistente, che richiede una risposta di politica monetaria più decisa.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.