Climate change: imprese quotate più consapevoli ma rimangono ostacoli da superare

Climate change: le imprese quotate italiane sono sempre più consapevoli, ma governance, analisi di scenario e remunerazione restano ostacoli da superare. I dati del Rapporto Deloitte-TCFD.

Pubblicato 26 Settembre 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 12:27

Il cambiamento climatico è ormai al centro dell’agenda di governi, cittadini e mercati finanziari. Ma quanto sono davvero preparate le imprese quotate italiane ad affrontarlo? La risposta emerge con chiarezza dal rapporto di Deloitte Italia: “La disclosure climatica nelle società quotate italiane. Rapporto sullo stato d’attuazione delle Raccomandazioni della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD)”, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Pavia. Il quadro che emerge è quello di imprese sempre più consapevoli, ma ancora frenate da ostacoli concreti da superare.

Climate change: imprese quotate più consapevoli, ma rimangono ostacoli da superare

Il dato più significativo del Rapporto è l’accelerazione nella consapevolezza delle imprese quotate rispetto alla materialità del cambiamento climatico. Si registra un forte aumento dell’interesse a riorientare i modelli di business verso la transizione climatica ed energetica, accompagnato da una maggiore disponibilità a rendicontare in modo trasparente sia gli impegni assunti che i risultati conseguiti.

Tuttavia, il Rapporto evidenzia anche una serie di aree critiche su cui è necessario agire con maggiore velocità:

  • Le competenze dei consiglieri di amministrazione in materia di cambiamento climatico restano limitate.
  • Le misure di adattamento e gli impegni per la carbon neutrality sono ancora poco diffusi.
  • L’incidenza del climate change nelle politiche di remunerazione rimane ridotta.

I numeri chiave: cosa dicono i dati sulle quotate italiane

Analizzando i risultati nel dettaglio, emergono dati che fotografano uno scenario in evoluzione ma ancora incompleto:

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  • Il 94% delle società del campione riconosce il cambiamento climatico come tema materiale per il proprio business.
  • Il 70% integra i rischi e le opportunità derivanti dal climate change nei propri processi di gestione del rischio.
  • Il 67% adotta processi per migliorare la prestazione della propria catena di fornitura in chiave climatica, pur con diversi livelli di maturità.
  • Il 57% delle società quotate dichiara di svolgere campagne di sensibilizzazione sul tema del cambiamento climatico e della sostenibilità.
  • Più della metà ha costituito un comitato endoconsiliare sulla sostenibilità, ma solo il 32% dichiara che tale comitato ha compiti specifici in materia di cambiamento climatico.
  • Solo il 29% delle società possiede una politica di remunerazione con obiettivi legati al cambiamento climatico.

Le lacune da colmare: governance, competenze e analisi di scenario

Nonostante i progressi, il Rapporto mette in luce tre aree in cui le imprese quotate italiane devono ancora fare un salto di qualità significativo.

1. Competenze climatiche nei CdA ancora insufficienti

Solo nel 18% delle aziende quotate è presente almeno un consigliere di amministrazione con competenze in materia di sostenibilità in senso lato. Un dato che segnala come la governance climatica fatichi ancora a trovare spazio ai vertici aziendali, proprio dove le decisioni strategiche vengono prese.

2. Analisi di scenario: uno strumento ancora poco utilizzato

A livello strategico, il 76% delle quotate non sviluppa analisi di scenario legate al cambiamento climatico. Tra le società che lo fanno, meno della metà (43%) pubblica informazioni metodologiche e quantitative dettagliate. Questo limite riduce la capacità delle imprese di pianificare con efficacia la propria transizione e di comunicarla in modo credibile agli investitori.

3. Remunerazione e clima: il legame è ancora debole

Collegare la remunerazione dei manager agli obiettivi climatici è considerato uno dei meccanismi più efficaci per incentivare comportamenti virtuosi. Eppure, solo il 29% delle quotate lo ha fatto. Un ostacolo culturale e strutturale che rallenta l’integrazione del climate change nelle strategie aziendali di lungo periodo.

Perché la disclosure climatica è sempre più strategica per le imprese quotate

La rendicontazione climatica non è più solo un esercizio di trasparenza volontaria. Con l’entrata in vigore della normativa europea sulla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e l’evoluzione degli standard internazionali, le imprese quotate sono chiamate a fornire informazioni sempre più dettagliate, verificabili e comparabili sui rischi e le opportunità legati al cambiamento climatico.

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Per gli investitori istituzionali e i mercati finanziari, questi dati sono diventati un elemento fondamentale nella valutazione del profilo di rischio di un’azienda. Le imprese che non si adeguano rischiano non solo sanzioni regolamentari, ma anche una perdita di attrattività sul mercato dei capitali.

FAQ: domande frequenti sul climate change e le imprese quotate

Che cos’è la TCFD e perché è importante per le imprese quotate?

La Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD) è un organismo internazionale che ha definito un framework di raccomandazioni per la rendicontazione dei rischi e delle opportunità legati al clima. Le sue indicazioni sono diventate un riferimento globale per investitori, regolatori e aziende quotate che vogliono comunicare in modo strutturato la propria esposizione al cambiamento climatico.

Cosa si intende per analisi di scenario climatico?

L’analisi di scenario climatico consente alle imprese di valutare come diversi percorsi di riscaldamento globale (ad esempio +1,5°C o +4°C) potrebbero influenzare il loro business nel medio e lungo periodo. È uno strumento chiave per la pianificazione strategica e per dimostrare agli investitori la solidità del modello di business in un contesto di transizione energetica.

Perché collegare la remunerazione degli executive agli obiettivi climatici?

Integrare il climate change nelle politiche di remunerazione crea un incentivo diretto per i manager a perseguire obiettivi di sostenibilità. È considerato uno dei meccanismi di governance più efficaci per garantire che gli impegni climatici dichiarati si traducano in azioni concrete e misurabili.

Quali sono i prossimi passi per le imprese quotate italiane?

Le priorità identificate dal Rapporto Deloitte-Università di Pavia riguardano: rafforzare le competenze climatiche nei consigli di amministrazione, estendere l’uso delle analisi di scenario, aumentare la quota di società con politiche di remunerazione legate al clima e migliorare la qualità e la comparabilità della disclosure verso il mercato.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.