Finanza Personale Mercati Crisi energetica: l’Italia spinge per sospendere l’Ets e rafforza il rapporto con la Germania prima del Consiglio Ue

Crisi energetica: l’Italia spinge per sospendere l’Ets e rafforza il rapporto con la Germania prima del Consiglio Ue

11 Marzo 2026 18:23

L’Europa torna a discutere di energia mentre bollette e carburanti tornano a salire. La guerra in Medio Oriente e le tensioni sul mercato globale del petrolio stanno riaprendo un tema che sembrava in parte archiviato dopo la crisi del 2022: come proteggere imprese e famiglie dall’aumento dei costi energetici senza rallentare la transizione ecologica.

In vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni ha avanzato una proposta che sta già dividendo le capitali europee: sospendere temporaneamente l’Ets, il sistema europeo di scambio delle emissioni. L’idea è semplice nella formulazione ma molto delicata negli effetti. Secondo Roma, il meccanismo che impone un costo alle emissioni di CO₂ rischia di aggravare ulteriormente i prezzi dell’energia in una fase già segnata da forte instabilità geopolitica.

La proposta è emersa durante una videocall preparatoria tra diversi capi di governo europei, organizzata su iniziativa del cancelliere tedesco Friedrich Merz, della premier italiana e del primo ministro belga Bart De Wever. Un incontro informale ma politicamente significativo, perché rappresenta un tentativo di coordinamento tra Paesi che vogliono rimettere al centro il tema della competitività industriale europea.

Il sistema Ets al centro dello scontro politico

Il European Emissions Trading System è uno dei pilastri della politica climatica dell’Unione europea. Introdotto nel 2005 e progressivamente rafforzato negli anni, funziona secondo il principio del “cap and trade”: l’Unione stabilisce un tetto massimo alle emissioni complessive e le aziende devono acquistare quote per ogni tonnellata di CO₂ emessa.

Secondo i dati della Commissione europea, questo meccanismo ha contribuito a ridurre le emissioni nei settori coperti di circa il 37% rispetto ai livelli del 2005. Allo stesso tempo però il prezzo delle quote di carbonio è aumentato molto negli ultimi anni, arrivando in alcuni momenti a superare i 90 euro per tonnellata. Un livello che per molte industrie energivore rappresenta un costo rilevante.

Proprio su questo punto si inserisce la proposta italiana. Palazzo Chigi ritiene che, in una fase di emergenza energetica e con i prezzi del gas e del petrolio sotto pressione a causa dei conflitti internazionali, una sospensione temporanea dell’Ets potrebbe aiutare a contenere i costi dell’energia per imprese e consumatori.

Durante la videocall tra leader europei la premier italiana ha sottolineato la necessità di valutare misure immediate per calmierare i prezzi, sostenendo che la revisione del sistema dovrebbe affrontare anche altri elementi come la volatilità delle quote di carbonio, le quote gratuite e il rapporto tra Ets e mercato elettrico europeo.

Il ritorno dell’asse Italia-Germania

Dietro la proposta italiana si intravede anche un movimento politico più ampio. Roma sta cercando di rafforzare un asse con Berlino su alcuni dossier chiave della politica industriale europea. Non è la prima volta che i due Paesi si muovono insieme su questi temi.

Negli ultimi mesi Italia e Germania avevano già cooperato per ottenere una revisione del regolamento europeo che prevede lo stop alla vendita di auto con motori benzina e diesel dal 2035, introducendo l’apertura ai carburanti sintetici. Ora l’alleanza sembra estendersi anche al terreno della politica energetica e climatica.

Secondo fonti diplomatiche europee, l’obiettivo condiviso sarebbe quello di ridurre la pressione normativa sulle imprese europee in un momento in cui la competizione globale con Stati Uniti e Cina è diventata sempre più intensa. La competitività industriale è infatti uno dei temi centrali dell’agenda europea degli ultimi mesi.

Le divisioni tra i Paesi europei

La proposta italiana però incontra molte resistenze. Tra i più critici c’è il governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez, che da anni punta con decisione sulle energie rinnovabili e considera il mercato del carbonio uno strumento fondamentale per accelerare la transizione energetica.

Anche diversi Paesi del Nord Europa guardano con diffidenza all’idea di sospendere l’Ets. Il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha ribadito che l’Unione deve certamente affrontare il problema dei prezzi dell’energia ma senza indebolire gli obiettivi climatici. In altre parole, ridurre il costo dell’elettricità e dei carburanti non può significare abbandonare la strategia di decarbonizzazione.

La stessa Commissione europea mantiene una posizione prudente. La vicepresidente Teresa Ribera ha ricordato che una revisione del sistema Ets è già prevista nel quadro delle politiche europee ma ha avvertito che eliminarlo o sospenderlo rappresenterebbe un errore strategico.

Secondo numerosi economisti e analisti energetici, il mercato del carbonio resta infatti uno degli strumenti più efficaci per indirizzare gli investimenti verso tecnologie più pulite. In una lettera aperta inviata ai leader europei, oltre 100 grandi aziende europee hanno invitato l’Unione a mantenere un sistema Ets stabile e prevedibile, sostenendo che indebolirlo rischierebbe di rallentare la transizione energetica e creare incertezza per gli investimenti.

Il nodo della sicurezza energetica europea

La discussione sull’Ets si inserisce in un contesto più ampio. La guerra in Medio Oriente e le tensioni geopolitiche stanno riportando al centro il tema della sicurezza energetica europea. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, l’Europa resta fortemente dipendente dalle importazioni di combustibili fossili, una vulnerabilità che negli ultimi anni ha mostrato tutti i suoi limiti.

Per questo molti governi e istituzioni europee insistono sul fatto che la transizione verso le energie rinnovabili non sia solo una scelta ambientale ma anche una questione strategica. Più energia prodotta da fonti rinnovabili significa infatti meno dipendenza da petrolio e gas importati e quindi minore esposizione alle crisi geopolitiche.