Venti di guerra destabilizzano i mercati, Milano a quasi -4%. In corsa oro e altri asset rifugio

Venti di guerra destabilizzano i mercati: Milano crolla a quasi -4% con Unicredit e Intesa in forte ribasso. Oro, franco svizzero e yen in corsa come asset rifugio. Brent sopra 96 dollari.

Pubblicato 14 Febbraio 2022 Aggiornato 18 Ottobre 2026 13:04

I venti di guerra destabilizzano i mercati con forza crescente: l’escalation della crisi tra Russia e Ucraina scuote le Borse europee, spinge l’oro e gli altri asset rifugio ai massimi e fa salire il petrolio a livelli record da anni. Milano chiude la seduta a quasi -4%, trascinata al ribasso dalle banche e dai titoli più esposti al rischio geopolitico.

Crisi Russia-Ucraina: perché i mercati temono un’invasione

Il rischio di un’invasione dell’Ucraina da parte della Russia è cresciuto di ora in ora nel corso del weekend, portando diverse nazioni — inclusi Stati Uniti e Regno Unito — a consigliare ai propri cittadini di lasciare immediatamente il Paese. Il presidente americano Joe Biden ha comunicato al presidente ucraino Volodymyr Zelensky che gli Stati Uniti, insieme agli alleati, «risponderanno in modo rapido e deciso» a qualsiasi aggressione russa. Una lunga telefonata tra Biden e il presidente russo Vladimir Putin non ha prodotto alcun risultato nella direzione di una de-escalation, alimentando ulteriormente l’incertezza sui mercati finanziari globali.

Milano a quasi -4%: il crollo di Piazza Affari

L’indice Ftse Mib segna -3,76% a quota 25.955 punti, con vendite diffuse su tutti i principali settori. Tra le big di Piazza Affari si segnalano i cali più marcati:

  • Unicredit: -5,8% a 14,77 euro
  • Intesa Sanpaolo: -5,5% circa, in area 2,69 euro
  • Stellantis: -4,9%, sotto i 16 euro

Il settore bancario è tra i più colpiti: le banche italiane sono considerate particolarmente esposte a uno scenario di instabilità geopolitica prolungata, che frena la crescita economica e comprime i margini di redditività.

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Petrolio alle stelle: Brent sopra i 96 dollari

Le tensioni geopolitiche si riflettono immediatamente sui prezzi dell’energia. Il Brent raggiunge l’area dei 96 dollari al barile, un livello che non si vedeva da oltre sette anni, alimentato dai timori di uno shock sul fronte dell’offerta. La Russia è uno dei principali esportatori mondiali di petrolio e gas naturale: qualsiasi interruzione delle forniture avrebbe conseguenze dirette sull’inflazione globale già elevata.

Il caro energia fornisce un ulteriore impulso alle pressioni inflazionistiche, complicando le scelte delle banche centrali. Sul fronte Fed, tuttavia, si è attenuata la speculazione su un possibile rialzo di 50 punti base a marzo: Mary Daly della Fed di San Francisco ha dichiarato nel fine settimana che un approccio troppo aggressivo alla politica monetaria potrebbe essere di per sé destabilizzante per l’economia.

Oro e asset rifugio in corsa: dove si spostano i capitali

Quando i venti di guerra destabilizzano i mercati, gli investitori cercano protezione negli asset tradizionalmente considerati «porti sicuri». In questa fase di forte incertezza geopolitica, i movimenti sono chiari e decisi:

  • Oro: +0,88% a 1.858 dollari l’oncia, ai massimi da mesi
  • Argento: +1,4%
  • Franco svizzero (CHF): in netto rafforzamento
  • Yen giapponese (JPY): acquisti consistenti come valuta rifugio
  • Dollaro USA (USD): sostenuto sia dalla domanda di sicurezza sia dalle aspettative sui tassi Fed

Gli esperti di ING spiegano: «Gli sviluppi in Russia/Ucraina sono la chiave delle mosse di mercato di questa settimana, con la mancanza di una riduzione dell’escalation che supporta ulteriormente JPY, CHF e USD. Quest’ultimo dovrebbe essere aiutato anche dalle persistenti speculazioni su un aumento di 50 punti base della Fed». ING precisa tuttavia che «nonostante alcuni flussi più elevati verso il rifugio sicuro, i mercati rimangono piuttosto riluttanti a prezzare un premio per il rischio geopolitico considerevole».

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Cosa osservare nelle prossime ore

Lo scenario rimane in rapida evoluzione. I mercati continueranno a monitorare con attenzione:

  • Eventuali sviluppi diplomatici tra Russia, Ucraina e NATO
  • Le mosse delle banche centrali, in particolare della Fed, in risposta all’inflazione aggravata dal caro energia
  • L’andamento del petrolio e del gas naturale, veri termometri della crisi
  • I flussi verso oro, franco svizzero e yen come indicatori del livello di paura percepito dagli investitori istituzionali

FAQ: venti di guerra e mercati finanziari

Perché i conflitti geopolitici fanno scendere le Borse?

L’incertezza è il principale nemico dei mercati finanziari. Un conflitto armato o anche solo il rischio concreto di uno sconvolge le catene di approvvigionamento, fa salire i prezzi delle materie prime e riduce la propensione al rischio degli investitori, che preferiscono liquidare le posizioni azionarie in attesa di maggiore chiarezza.

Perché l’oro sale quando i mercati scendono?

L’oro è storicamente considerato un bene rifugio: mantiene il suo valore anche in periodi di crisi, non è legato alle sorti di nessun governo o banca centrale e viene acquistato massicciamente quando cresce la paura. In scenari di guerra o recessione, la domanda di oro tende ad aumentare, spingendone il prezzo verso l’alto.

Il franco svizzero e lo yen sono sempre asset rifugio?

Sì, storicamente queste due valute tendono ad apprezzarsi nei momenti di crisi globale. La Svizzera è percepita come un Paese neutrale e finanziariamente stabile; il Giappone, pur essendo un’economia esportatrice, ha una posizione creditoria netta con l’estero che rende lo yen attraente in fasi di avversione al rischio.

Cosa succede al petrolio in caso di conflitto Russia-Ucraina?

La Russia è uno dei maggiori produttori ed esportatori mondiali di petrolio e gas. Un conflitto o sanzioni internazionali potrebbero ridurre significativamente l’offerta disponibile sui mercati globali, facendo salire ulteriormente i prezzi dell’energia e aggravando le pressioni inflazionistiche già in atto.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.