Manovra 2027, il Consiglio dei ministri rinviato al 28 ottobre: lo stallo su ceto medio e contributi blocca l’approvazione

La manovra 2027 slitta dal 23 al 28 ottobre. Restano aperti i nodi su contributi di banche e assicurazioni, flessibilità europea e taglio IRPEF per il ceto medio.

27 Ottobre 2026 13:43

Il Consiglio dei ministri che doveva dare il via libera alla manovra 2027 il 23 ottobre ha saltato la data. Il nuovo appuntamento è fissato per il 28 ottobre 2026, ma il rinvio non è solo una questione di agenda: sul tavolo restano nodi politici e tecnici che il governo Meloni non ha ancora sciolto. Dalle risorse da ottenere in sede europea ai contributi che banche e assicurazioni potrebbero dover versare, fino al taglio dell’IRPEF per il ceto medio, la legge di bilancio si presenta ancora incompleta a pochi giorni dal voto in Consiglio dei ministri.

Perché il Cdm è slittato al 28 ottobre

La data del 23 ottobre era quella originariamente indicata per l’approvazione della manovra. Il rinvio al 28 ottobre 2026 è stato confermato da più fonti istituzionali e riflette la difficoltà di chiudere un testo coerente in presenza di divergenze ancora aperte all’interno della maggioranza. Non si tratta di un ritardo tecnico-redazionale: le settimane precedenti hanno visto un confronto acceso tra forze politiche che compongono il governo su come reperire le risorse necessarie e su chi debba contribuire a finanziarle.

Il ministro dell’Economia Giorgetti punta a contenere il deficit al 3,5% del PIL, una soglia che impone scelte precise e lascia margini ridotti per misure espansive. In questo quadro, ogni proposta di spesa deve trovare una copertura credibile, e la trattativa con Bruxelles sulla flessibilità fiscale europea rimane uno degli elementi più incerti dell’intera operazione.

Il nodo banche e assicurazioni: Salvini contro Tajani

Uno degli scontri più visibili all’interno della maggioranza riguarda il contributo straordinario che potrebbe essere richiesto al settore finanziario. Salvini ha avanzato la proposta di ottenere 5 miliardi di euro dalle banche; Tajani si è opposto con forza. La distanza tra le due posizioni è sostanziale, non solo nel merito ma anche nella filosofia: da un lato chi vede negli istituti di credito un soggetto su cui scaricare parte del peso fiscale, dall’altro chi teme l’effetto di una misura percepita come punitiva nei confronti di un settore già sotto pressione.

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La questione assicurazioni è altrettanto aperta. Le compagnie potrebbero essere chiamate a contribuire, ma i dettagli di un eventuale prelievo non sono ancora definiti. Questo stallo ha contribuito direttamente al rinvio del Consiglio dei ministri: approvare la manovra senza aver risolto il capitolo delle coperture significherebbe presentare un testo con buchi evidenti.

La flessibilità europea: un’incognita che pesa sui conti

Parallelamente al dibattito interno, il governo sta trattando con le istituzioni europee per ottenere margini di flessibilità sul percorso di rientro del deficit. L’accordo con Bruxelles è cruciale perché determina quante risorse aggiuntive il governo potrà effettivamente utilizzare senza violare i vincoli del Patto di Stabilità e Crescita dell’Unione Europea. L’ammontare preciso della flessibilità che l’Italia potrebbe ottenere non è ancora stato reso noto ufficialmente, il che rende difficile costruire un quadro di bilancio definitivo.

Questa incertezza si ripercuote a cascata su tutte le misure in discussione. Senza sapere con certezza di quante risorse si dispone, è impossibile stabilire l’ampiezza degli interventi a favore del ceto medio e dei giovani, che il governo ha dichiarato come priorità esplicite della manovra 2027.

Il taglio IRPEF in due fasi: cosa prevede l’ipotesi sul tavolo

Tra le misure più attese c’è la riforma dell’IRPEF, studiata dal governo secondo un approccio graduale. L’ipotesi in discussione prevede due step distinti:

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  • Dal 2027: aliquota al 33% per i redditi fino a 55.000 euro.
  • Dal 2028: estensione della stessa aliquota fino a 60.000 euro di reddito.

Si tratta di un intervento pensato per alleggerire il carico fiscale sui contribuenti di fascia media, quella che tradizionalmente sopporta un peso sproporzionato rispetto ai redditi più bassi (coperti da detrazioni e bonus) e a quelli più alti (che accedono a regimi sostitutivi e pianificazione fiscale più sofisticata). L’impatto in termini di minori entrate è rilevante, e dipende direttamente da quante risorse il governo riuscirà a recuperare dalle trattative europee e dal contributo del settore finanziario.

Giovani e ceto medio: le priorità dichiarate della manovra 2027

Il governo ha indicato esplicitamente giovani e ceto medio come i destinatari principali delle misure contenute nella legge di bilancio. Questa scelta politica risponde a una pressione reale: la fascia di reddito tra i 30.000 e i 60.000 euro annui è quella che negli ultimi anni ha visto ridursi il potere d’acquisto in modo più netto, schiacciata tra inflazione, costo dei mutui e pressione fiscale sostanzialmente invariata.

Per i giovani, le misure specifiche sono ancora in fase di definizione. L’indirizzo politico è chiaro, ma la traduzione in norme concrete dipende dalle coperture disponibili: un problema ricorrente in questa manovra, dove le intenzioni sono più avanzate delle risorse certe.

Con il Consiglio dei ministri convocato per il 28 ottobre, restano meno di 48 ore per sciogliere i nodi che hanno già causato un rinvio. La partita su banche e assicurazioni, la trattativa con Bruxelles e la definizione del taglio IRPEF si giocheranno in parallelo: il risultato di ciascuna di queste variabili determinerà la forma finale della manovra 2027 che arriverà in Parlamento.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.