Pensioni, scatti di età e lavoro oltre i 67 anni: cosa cambia nella Manovra
Scopri come cambiano gli scatti di età per le pensioni nel 2026: il calendario fino al 2031, gli incentivi per chi lavora oltre i 67 anni e le misure eliminate.
Chi si avvicina alla pensione nel 2026 si trova davanti a un quadro normativo in evoluzione: la Legge 30 dicembre 2025, n. 199 — la Manovra di bilancio 2026 entrata in vigore il 1° gennaio 2026 — ridisegna le regole sugli scatti di età pensionabile e ridefinisce alcune delle strade percorribili per chi vuole smettere di lavorare o, al contrario, scegliere di restare attivo oltre la soglia ordinaria. Le novità non scattano tutte insieme: il meccanismo è graduale, con incrementi dell’età pensionabile distribuiti tra il 2027 e il 2031. Capire la tempistica esatta è fondamentale per pianificare con anticipo.
L’età pensionabile nel 2026: ancora ferma a 67 anni
Per chi compie i requisiti anagrafici nel corso del 2026, la soglia rimane quella già nota: 67 anni. Non cambia nulla rispetto agli anni immediatamente precedenti. Questo vale per la pensione di vecchiaia nel regime generale INPS, a condizione che siano maturati i contributi minimi richiesti.
La stabilità di questa soglia non deve però essere letta come un segnale di immobilismo del sistema. La Manovra 2026 ha già programmato gli scatti successivi, e chi ha ancora qualche anno davanti prima di raggiungere l’età pensionabile deve tenere conto di un calendario preciso. Rimandare la pianificazione significa rischiare di trovarsi impreparati di fronte a un requisito più alto del previsto.
Il calendario degli scatti: pensioni, età e tappe fino al 2031
Il tema delle pensioni scatti di età 2026 non riguarda solo l’anno in corso, ma una traiettoria pluriennale già definita per legge. Ecco come si articola il percorso:
- Fino al 2026: età pensionabile a 67 anni (invariata).
- Dal 2027: l’età sale a 67 anni e 3 mesi. Chi compie 67 anni nel 2027 dovrà attendere tre mesi in più rispetto a oggi.
- Dal 2029: ulteriore incremento a 67 anni e 6 mesi.
- Dal 2031: la soglia raggiungerà 67 anni e 8 mesi.
Questi scatti sono agganciati all’aspettativa di vita, un meccanismo già previsto dalla riforma Fornero ma che la Manovra 2026 consolida con un calendario più esplicito. Per un lavoratore che oggi ha, ad esempio, 63 anni, l’età di accesso alla pensione di vecchiaia sarà probabilmente quella del 2029 o del 2031: non 67 anni esatti, ma 67 anni e 6 mesi o 67 anni e 8 mesi. Una differenza che, in termini pratici, significa mesi aggiuntivi di contribuzione obbligatoria.
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Vale la pena sottolineare che il sistema degli scatti di età nelle pensioni non è una novità assoluta introdotta nel 2026: il principio era già iscritto nell’ordinamento. La Manovra ha però reso il percorso più leggibile, fissando tappe certe invece di affidarsi esclusivamente ai futuri rilevamenti ISTAT sull’aspettativa di vita.
Cosa sparisce: Quota 103 e Opzione Donna
Accanto agli scatti anagrafici, la Legge n. 199/2025 interviene anche sugli strumenti di flessibilità in uscita. Due misure che negli ultimi anni avevano rappresentato alternative — seppur con limitazioni — alla pensione di vecchiaia ordinaria vengono soppresse:
- Quota 103: la combinazione di età anagrafica e contributiva che permetteva l’uscita anticipata con assegno calcolato interamente con il metodo contributivo. Non è più disponibile dal 2026.
- Opzione Donna: la misura che consentiva alle lavoratrici di andare in pensione anticipata accettando un ricalcolo contributivo dell’assegno. Anche questa decade.
La loro eliminazione restringe il ventaglio di opzioni per chi vorrebbe lasciare il lavoro prima dei 67 anni senza i requisiti per la pensione anticipata ordinaria (che richiede lunghi periodi di contribuzione, generalmente oltre 41-42 anni). Per molti lavoratori — soprattutto quelli con carriere discontinue o iniziate tardi — questa chiusura è concretamente penalizzante.
Cosa resta: l’APE Sociale confermata
Non tutto viene smantellato. La Manovra 2026 conferma l’APE Sociale, lo strumento di accompagnamento alla pensione destinato a categorie specifiche di lavoratori in condizioni di fragilità: disoccupati di lunga durata, caregiver, invalidi, e chi svolge lavori gravosi o usuranti. Si tratta di un’indennità a carico dello Stato che copre il periodo tra la cessazione dell’attività e il raggiungimento dell’età pensionabile.
L’APE Sociale non è una pensione in senso stretto, ma un ponte. Riguarda una platea ampia di lavoratori: vigilanza, logistica, edilizia, sanità, assistenza domiciliare. Per chi rientra nelle categorie ammesse, rimane uno strumento prezioso, soprattutto ora che Quota 103 e Opzione Donna non sono più disponibili.
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Lavorare oltre i 67 anni: il quadro degli incentivi
La Manovra 2026 introduce anche un’attenzione esplicita verso chi sceglie — o è costretto — a restare nel mercato del lavoro oltre la soglia pensionabile. Il tema degli incentivi per il lavoro oltre i 67 anni è parte integrante della logica di sistema: se l’età sale, occorre rendere sostenibile la permanenza lavorativa anche per chi ha già maturato i requisiti ma preferisce non uscire subito.
I dettagli operativi di questi meccanismi di incentivazione sono in fase di definizione attraverso la normativa secondaria, ma il principio generale è quello di rendere meno onerosa — fiscalmente e contributivamente — la scelta di posticipare il pensionamento. Chi continua a lavorare dopo i 67 anni potrebbe beneficiare di una riduzione del carico contributivo a proprio carico, con effetti positivi sia sulla busta paga netta sia sull’importo futuro dell’assegno pensionistico.
Per approfondire il testo integrale della legge e i relativi decreti attuativi, il riferimento ufficiale è il portale FLP con la Manovra di bilancio 2026 in vigore dall’1 gennaio.
Chi deve agire subito e chi può aspettare
Non tutti i lavoratori sono nella stessa posizione. Tre categorie meritano attenzione distinta:
- Chi compie 67 anni nel 2026: può andare in pensione con le regole attuali, senza subire alcuno scatto. È l’ultima finestra senza incrementi anagrafici.
- Chi compie 67 anni nel 2027 o nel 2028: dovrà attendere fino a 67 anni e 3 mesi. Tre mesi in più possono sembrare pochi, ma per chi ha già pianificato la data di uscita dal lavoro, cambiano i conti.
- Chi ha meno di 63 anni oggi: ha tempo, ma deve già considerare che l’età di pensionamento sarà quella del 2029 o del 2031, con scatti fino a 67 anni e 8 mesi.
Per chi era prossimo a usufruire di Quota 103 o Opzione Donna, la chiusura di queste misure impone una revisione del piano previdenziale: la pensione anticipata ordinaria resta percorribile, ma richiede contributi che molti non hanno ancora maturato. In questi casi, verificare la propria posizione INPS e valutare eventuali riscatti o ricongiunzioni contributive diventa una priorità concreta, non un esercizio teorico.
Il messaggio della Manovra 2026 è strutturalmente coerente: il sistema pensionistico si orienta verso un’uscita sempre più legata all’aspettativa di vita effettiva, con meno margini di flessibilità anticipata e maggiori incentivi a restare attivi. Per i lavoratori, questo significa che la pianificazione previdenziale non può più essere rimandata agli ultimi anni di carriera.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.