Assistenti sociali, decreto 85 del 3 luglio 2026: 100,3 milioni nel 2025 e 119,9 milioni nel 2026 per assunzioni nei Comuni
Il decreto ministeriale n. 85 del 3 luglio 2026 stanzia 220 milioni per assistenti sociali assunzioni comuni a tempo indeterminato: 100,3 milioni nel 2025 e 119,9 milioni
Con la firma del decreto ministeriale n. 85 del 3 luglio 2026, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha dato il via libera a un piano di finanziamento concreto per le assunzioni di assistenti sociali nei Comuni: oltre 220 milioni di euro nel biennio 2025-2026, destinati agli Ambiti Territoriali Sociali per rafforzare i servizi di welfare locale con contratti a tempo indeterminato. Una misura che risponde a una carenza strutturale nel sistema di protezione sociale italiano e che ora ha una dotazione finanziaria precisa, divisa in due tranche annuali già operative.
Il decreto e le cifre: cosa stanzia esattamente il provvedimento
Il decreto porta la firma del Ministro Marina Calderone e definisce due importi distinti per i due anni di riferimento. Per il 2025, la cifra liquidata agli Ambiti Territoriali Sociali è pari a 100.385.552,35 euro — comunemente indicata come 100,3 milioni — già trasferibile agli enti beneficiari. Per il 2026, l’importo vincolato come somma prenotata ammonta a 119.890.417,67 euro, ovvero 119,9 milioni, destinato a essere erogato nel corso dell’anno in corso.
La distinzione tra “liquidato” e “prenotato” non è formale: i fondi 2025 sono già nella fase di trasferimento effettivo, mentre quelli 2026 sono impegnati contabilmente ma soggetti alle ordinarie procedure di erogazione. In entrambi i casi, la fonte è il Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, lo strumento nazionale da cui il Ministero attinge per finanziare le politiche di inclusione a livello territoriale.
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Come funziona il contributo per ogni assunzione
Il meccanismo di incentivo è diretto: i Comuni e gli Ambiti Territoriali Sociali ricevono un contributo fino a 40.000 euro annui per ogni nuova assunzione a tempo indeterminato di un assistente sociale. Questo importo copre in modo significativo — in molti casi quasi integralmente — il costo del lavoro per una figura professionale di questo tipo, abbattendo l’ostacolo principale che ha storicamente frenato le assunzioni nei servizi sociali comunali: la rigidità dei bilanci locali.
Va chiarito che il contributo non va direttamente al lavoratore, ma all’ente che assume. È il Comune, o più precisamente l’Ambito Territoriale Sociale di riferimento, a ricevere il trasferimento e a procedere con l’assunzione secondo le proprie procedure ordinarie di selezione pubblica. I dettagli operativi sulla distribuzione ai singoli enti dipendono dalle modalità attuative che ciascun Ambito Territoriale definisce in coerenza con il decreto.
Perché le assunzioni di assistenti sociali nei Comuni sono una priorità
L’Italia sconta da anni un rapporto tra assistenti sociali e popolazione tra i più bassi d’Europa. I servizi sociali comunali — che gestiscono tutto, dal supporto alle famiglie in difficoltà alla presa in carico di anziani non autosufficienti, dai minori a rischio alle persone con disabilità — operano spesso in condizioni di organico insufficiente. Il risultato è un sovraccarico professionale che si traduce in liste d’attesa, interventi tardivi e una qualità dei servizi che varia enormemente da territorio a territorio.

Le assunzioni di assistenti sociali nei Comuni, finanziate attraverso il decreto Calderone, puntano ad aggredire questo deficit strutturale. Non si tratta di un incentivo temporaneo o di un progetto pilota: il contratto a tempo indeterminato è la condizione esplicita per accedere al contributo, il che significa che le risorse sono orientate a costruire organici stabili, non a coprire emergenze con contratti precari.
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Gli Ambiti Territoriali Sociali: chi riceve i fondi
I destinatari diretti del decreto non sono i singoli Comuni ma gli Ambiti Territoriali Sociali (ATS), le aggregazioni di Comuni che, in base alla normativa nazionale sul sistema integrato dei servizi sociali, gestiscono in forma associata la programmazione e l’erogazione dei servizi. Questo modello organizzativo consente di superare la frammentazione tipica dei piccoli Comuni, che da soli non avrebbero né la capacità amministrativa né la massa critica per gestire assunzioni e servizi complessi.
La scelta di canalizzare i fondi attraverso gli ATS è coerente con l’impianto del Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociali e con la logica del Fondo per la lotta alla povertà, che privilegia la programmazione territoriale integrata rispetto all’intervento puntuale su singoli enti. In pratica, un piccolo Comune che fa parte di un Ambito Territoriale Sociale può beneficiare delle risorse anche se non avrebbe avuto i mezzi per accedervi autonomamente.
Il quadro finanziario complessivo del biennio
Sommando le due tranche — 100,3 milioni per il 2025 e 119,9 milioni per il 2026 — si arriva a oltre 220 milioni di euro complessivi nel biennio. L’incremento tra un anno e l’altro (circa 19,5 milioni in più) segnala una progressione programmata, non una distribuzione piatta, il che lascia intendere che l’obiettivo è espandere la copertura territoriale nel tempo. Le risorse sono attinte dal Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, confermando che il rafforzamento del servizio sociale professionale è letto come strumento diretto di contrasto alla povertà, non come spesa accessoria.
Per consultare la documentazione ufficiale del decreto e i dettagli di liquidazione, il riferimento è il portale ufficiale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dove è pubblicata la notizia relativa al decreto n. 85. Gli enti interessati — Comuni e Ambiti Territoriali Sociali — faranno bene a monitorare le comunicazioni ministeriali per le istruzioni operative sull’erogazione della quota 2026, ancora in fase di prenotazione contabile.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.