Donazione ai figli, basta questo piccolo errore ed è nulla: l’annuncio della Cassazione
Un gesto che milioni di italiani compiono con apparente semplicità, ma anche qui possono esserci delle insidie: trasferire denaro a un figlio, magari con un bonifico o una delega bancaria — e che oggi, alla luce delle ultime pronunce della Cassazione, cambia completamente significato giuridico, trasformandosi da atto spontaneo a operazione che può rivelarsi nulla e perfino rischiosa.
Il principio ribadito dagli Ermellini è netto e rompe una convinzione diffusa: il passaggio di denaro tramite banca non equivale automaticamente a una donazione valida. Senza il rispetto della forma prevista dalla legge, quella somma può essere richiesta indietro, anche a distanza di anni.
Il caso che cambia la prospettiva
La vicenda esaminata nasce da una disputa ereditaria tutt’altro che rara. Una somma consistente — 100.000 euro — era stata prelevata da un conto cointestato attraverso una delega bancaria. Chi aveva ricevuto il denaro sosteneva si trattasse di una liberalità, una scelta volontaria dei titolari del conto.
Ma la prova non ha retto. Prima la Corte d’Appello e poi la Cassazione hanno chiarito un punto che oggi diventa centrale: non basta dimostrare che il denaro sia stato trasferito con il consenso. Serve dimostrare che la donazione sia stata fatta nel modo corretto. E qui si apre il vero nodo.
Il trasferimento bancario, spiegano i giudici, è solo uno strumento tecnico. Un mezzo, non la causa. È la banca che esegue un ordine, non che certifica un atto giuridico.

Questo significa che un bonifico, un assegno o una delega non sostituiscono l’atto pubblico richiesto dalla legge per le donazioni di un certo valore. Senza quel passaggio formale, manca il fondamento giuridico dell’operazione. Il risultato è concreto: la somma può essere considerata priva di titolo e quindi da restituire.
Quando serve il notaio (e quando no)
Il punto di equilibrio è fissato dall’articolo 782 del codice civile. Le donazioni di valore significativo devono essere formalizzate con atto pubblico davanti a un notaio. In assenza di questa forma, l’atto è nullo.
Esiste una sola eccezione: le donazioni di modico valore. Ma qui non esistono cifre fisse. La valutazione è relativa e dipende dalle condizioni economiche di chi dona.
Ciò che per un patrimonio elevato può sembrare una cifra trascurabile, per un risparmiatore medio può diventare una somma rilevante. Ed è proprio su questo terreno che si giocano molte contestazioni.
Nel caso analizzato, i 100.000 euro sono stati considerati tutt’altro che modici. Da qui l’obbligo di passare dal notaio, che non c’è stato.
I rischi che arrivano dopo
Le conseguenze non si fermano alla restituzione del capitale. Se la donazione viene dichiarata nulla, chi ha ricevuto il denaro può essere chiamato a restituire anche i frutti maturati nel tempo, come interessi o rendimenti.
Ma c’è un altro elemento che pesa ancora di più: l’azione di nullità è imprescrittibile. Non ha scadenza. Può essere avviata anni dopo, da eredi o creditori, riaprendo situazioni che sembravano ormai definite.
È un rischio concreto, che riguarda non solo i rapporti familiari ma anche il patrimonio complessivo del beneficiario.
Il messaggio che emerge è chiaro: affidarsi alla sola operazione bancaria non basta più. La convinzione che un bonifico “sistemi tutto” non regge alla prova del diritto.