Lavoro Dopo lo stop al lavoro, ora non arriva la NASpI: cosa succede per i dipendenti che sciolgono il contratto in anticipo

Dopo lo stop al lavoro, ora non arriva la NASpI: cosa succede per i dipendenti che sciolgono il contratto in anticipo

11 Aprile 2026 14:30

La NASpI potrebbe non essere più garantita a tutti i lavoratori che accettano incentivi per lasciare il lavoro anticipatamente, creando una situazione di incertezza. Cosa succede veramente.

In un contesto sempre più dinamico, le risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro sono diventate una prassi comune, soprattutto in aziende in fase di riorganizzazione come Stellantis. Questa pratica, che prevede un accordo tra datore di lavoro e dipendente per terminare anticipatamente il contratto, è spesso accompagnata da incentivi economici all’esodo. Tuttavia, un recente intervento della Corte di Cassazione ha sollevato delle preoccupazioni riguardo il diritto a ricevere la NASpI, l’indennità di disoccupazione, dopo aver accettato un esodo incentivato.

Chi rischia di perdere la NASpI

Secondo una recente ordinanza della Cassazione (n. 6988 del 2026), il diritto alla NASpI potrebbe essere negato anche in presenza di accordi sindacali che specificano la possibilità di accesso alla disoccupazione. Questo significa che, sebbene il lavoratore abbia accettato l’uscita volontaria con incentivi economici, la perdita del lavoro non è considerata involontaria, un requisito fondamentale per ricevere l’indennità.

La Corte ha stabilito che per ottenere la NASpI, la causa della perdita del lavoro deve essere involontaria. Un accordo consensuale per l’uscita dal lavoro non soddisfa questo criterio, anche se il lavoratore è stato supportato sindacalmente e ha ricevuto un incentivo economico. Di fatto, l’INPS può decidere di non riconoscere l’indennità, creando una condizione di incertezza per il lavoratore.

Fine del lavoro, chi rischia di perdere la NASpI – Finanza.com

Per molti dipendenti, la NASpI rappresenta un elemento essenziale durante il periodo di transizione verso una nuova occupazione. Non si tratta solo di un sussidio economico, ma di un vero e proprio strumento di supporto, soprattutto per chi si trova a fine carriera o ha difficoltà di ricollocazione nel mercato del lavoro.

Per i lavoratori più anziani o coloro che sono vicini alla pensione, il diritto alla NASpI diventa ancora più cruciale, poiché l’uscita volontaria dal lavoro comporterebbe la perdita di una fonte di reddito stabile, rendendo l’esodo incentivato meno vantaggioso.

La risoluzione consensuale 

In molte aziende, gli accordi di esodo vengono formalizzati attraverso conciliazioni sindacali che stabiliscono le condizioni dell’uscita, compreso l’incentivo economico e le motivazioni per la risoluzione del contratto (come riorganizzazioni aziendali o crisi economica). In alcuni casi, i verbali stabiliscono che il lavoratore può richiedere la NASpI. Tuttavia, secondo la sentenza della Cassazione, tale indicazione non è vincolante per l’INPS, che può comunque negare il sussidio.

Un’eccezione si verifica nel caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, dove la perdita del lavoro è chiaramente involontaria e non dipende da un accordo tra le parti.

La sentenza della Cassazione crea una disconnessione tra la prassi consolidata e la legislazione attuale. Mentre nella maggior parte dei casi il lavoratore che accetta un esodo incentivato continua a ricevere la NASpI, la giurisprudenza recente restringe tale accesso, creando incertezze riguardo l’effettivo diritto alla disoccupazione per coloro che sciolgono il contratto di lavoro consensualmente.

Questa situazione mette in evidenza una questione cruciale per la tutela economica dei lavoratori, poiché rischia di privare molti di una rete di sicurezza che, a lungo, è stata un pilastro nel supporto alle persone in transizione verso un nuovo impiego.