Finanza Dati Bilancio Italia Inflazione, l’Italia sorprende a marzo: è la più bassa nell’Eurozona mentre gli altri Paesi corrono

Inflazione, l’Italia sorprende a marzo: è la più bassa nell’Eurozona mentre gli altri Paesi corrono

1 Aprile 2026 10:29

L’Italia resta tra i Paesi con l’inflazione più contenuta nell’Eurozona, anche in un contesto internazionale segnato da tensioni energetiche e rincari diffusi. I dati di marzo confermano una dinamica più stabile rispetto alle principali economie europee.

Il confronto con Germania, Spagna e Francia racconta un quadro che, almeno per ora, appare meno critico per le famiglie italiane, anche se non privo di incognite nelle prossime settimane.

Prezzi in crescita ma sotto la media europea

A marzo l’inflazione in Italia è salita all’1,7% su base annua, in leggero aumento rispetto all’1,5% di febbraio. Su base mensile, l’incremento è stato dello 0,5%, segnale di una pressione sui prezzi che resta presente ma contenuta.

Il dato più rilevante riguarda il confronto europeo. L’indice armonizzato si ferma all’1,5% annuale, ben al di sotto della media dell’Eurozona, che si attesta intorno al 2,5%.

Paesi come la Germania viaggiano al 2,7%, la Spagna supera il 3% e persino la Francia, che negli ultimi mesi aveva mostrato una dinamica più simile alla nostra, si posiziona sopra con un 1,9%.

Energia e alimentari muovono gli equilibri

Secondo l’Istat, il leggero aumento dell’inflazione è legato soprattutto al rallentamento del calo dei prezzi energetici. Le tariffe regolamentate sono passate da -11,6% a -1,3%, mentre quelle non regolamentate da -6,2% a -2,4%.

Allo stesso tempo si osserva una frenata in diversi comparti dei servizi, dai trasporti ai servizi per la persona, mentre gli alimentari non lavorati tornano a crescere, passando dal 3,7% al 4,4%.

Un dato interessante arriva dall’inflazione “core”, scesa al 1,9%, segnale che la pressione di fondo sui prezzi, al netto di energia e alimentari freschi, si sta ridimensionando.

Il ruolo delle accise e l’effetto energia

Nel confronto con febbraio, il divario tra Italia ed Eurozona si è ampliato a favore del nostro Paese. Da un -0,2% si è passati a un -0,8%, una differenza che riflette anche alcune scelte interne.

Tra queste pesa il taglio temporaneo delle accise, che ha contribuito a contenere i prezzi, soprattutto nei carburanti e nei costi indiretti legati alla logistica.

Ma il quadro resta fragile. La situazione internazionale, con le tensioni nello Stretto di Hormuz, continua a mantenere elevate le quotazioni di petrolio e gas.

Se questa condizione dovesse protrarsi, l’effetto sui prezzi potrebbe allargarsi progressivamente, coinvolgendo non solo l’energia ma l’intero paniere di beni e servizi, attraverso l’aumento dei costi di trasporto e produzione.

Inflazione bassa ma tassi in salita

Il fatto che l’Italia registri un’inflazione più bassa rispetto agli altri Paesi non cambia lo scenario delle decisioni monetarie. La BCE guarda alla media dell’Eurozona, e quella resta sopra il target del 2%.

Questo significa che una stretta sui tassi resta probabile già a partire dalle prossime riunioni. Anzi, il numero di Paesi con inflazione sopra il 3% rafforza la posizione di chi spinge per un intervento rapido.

Attualmente solo tre Paesi, tra cui l’Italia, restano sotto il 2%, mentre la maggioranza si colloca ben oltre questa soglia. Un equilibrio che potrebbe spostarsi ulteriormente nei prossimi mesi.